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Lettera aperta/Una "crociata" illegale ma necessaria e vincente perché americana?

Luigi Ferrajoli, Danilo Zolo

 

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Una 'crociata' illegale ma necessaria e vincente perchè americana?

Lettera aperta a Norberto Bobbio

Caro Norberto,

abbiamo letto con l'attenzione e l'affetto di sempre l'intervista che hai rilasciato a Giancarlo Bosetti sul tema della guerra in Serbia e che ieri è apparsa su 'l'Unità' (15 aprile). Ora ti scriviamo questa 'lettera aperta' perché, pur condividendo una parte delle tue affermazioni, siamo molto perplessi sul senso generale della tua intervista e vorremmo che tu ci aiutassi a capire meglio il tuo punto di vista.

Tu riconosci che l'intervento armato della Nato viola il diritto internazionale e non ritieni, a differenza di Antonio Cassese, che l'aggressione umanitaria si sia autolegittimata ed abbia contribuito a fondare un nuovo ordinamento internazionale, aperto all'ipotesi di un uso legittimo della violenza da parte delle grandi potenze anche senza l'autorizzazione e fuori del controllo del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Se così fosse, dichiari, "il principio di legalità andrebbe a farsi benedire".

Per di più tu sostieni che, soprattutto nelle intenzioni dichiarate dei "leaders" degli Stati Uniti e della Gran Bretagna, questa guerra sta assumendo le connotazioni arcaiche di una 'guerra santa', in questo caso in difesa dei diritti umani e delle regole della democrazia liberale. Tu respingi questo spirito di crociata planetario e inoltre rifiuti l'idea che gli Stati Uniti e i loro alleati possano essere autorizzati a bombardare a loro discrezione i paesi nei quali i diritti umani e la democrazia vengano violati: la guerra diverrebbe prassi quotidiana in ogni angolo del pianeta.

A questo punto emergono però nella tua intervista due motivi che ci sembrano in contrasto non solo con le tue dichiarazioni precedenti, ma che fatichiamo a riconoscere come appartenenti al tuo insegnamento di filosofo del diritto e della politica.

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Per un verso tu sostieni che "noi dobbiamo agli Stati Uniti una riconoscenza totale", perché è grazie a loro se oggi non siamo schiavi del fascismo o del comunismo. Questa riconoscenza dovrebbe non solo spingerci alla comprensione nei confronti della loro 'guerra santa' contro quello che tu definisci "il potere demoniaco di Milosevic", ma indurci a pensare che la ragione stia ancora una volta dalla loro parte.

Per un altro verso tu proponi una tesi di filosofia della storia apertamente ispirata alla filosofia hegeliana. Secondo questa tesi sarebbe inevitabile che in ciascun periodo storico una grande potenza eserciti un'egemonia culturale, politica e militare sul mondo: così è stato con i greci, i romani, l'Europa cristiana, le potenze coloniali ed oggi, di nuovo, con i paesi anglosassoni. Oltre a ciò -- e questo è per noi un punto delicatissimo -- tu arrivi a sostenere che a questa egemonia non si può non accordare una "giustificazione etica".Non riusciamo a condividere queste due tesi e tentiamo di esprimerti qui, rapidamente, le ragioni del nostro dissenso.

Comprendiamo e condividiamo i motivi della tua simpatia per la cultura liberale e democratica che in Inghilterra e negli Stati Uniti ha profonde radici storiche e basi politiche molto solide. Riconosciamo che il mondo anglosassone è stato la culla dei diritti individuali e delle libertà. Ma questo non dovrebbe farci dimenticare la tragedia di Hiroshima e Nagasaki, la sconfitta degli Stati Uniti nella dissennata guerra in Vietnam e l'aiuto da essi offerto in questo dopoguerra alle dittature latino-americane. Nè può farci dimenticare l'entusiasmo degli americani per la pena di morte, l'enorme diffusione negli Stati Uniti della criminalità e della violenza privata e la proporzione, la più alta nel mondo, fra la popolazione carceraia -- quasi due milioni di reclusi -- e la popolazione totale.

E non andrebbe trascurato non solo che negli Stati Uniti la violazione dei diritti umani -- stando alle puntuali documentazioni di "Amnesty International" -- è diffusissima, a cominciare dalla disciminazione razziale, ma che essi si sono rifiutati di aderire al trattato che bandisce l'uso delle mine anti-uomo oltre che alla costituzione del Tribunale penale internazionale (a favore del quale tu ti sei più volte pronunciato).

Ma è un altro il punto sul quale vorremmo insistere. L'egemonia degli Stati Uniti assume nelle tue dichiarazioni il valore di un argomento filosofico. Se è vero che gli Stati Uniti sono oggi una potenza egemone che dispone di un "diritto assoluto" rispetto ai diritti degli altri paesi, occorre riconoscere, tu sostieni, la razionalità e l'eticità della loro egemonia. I rapporti di forza, tu dichiari, "non sono solo un fatto compiuto, ma hanno una spiegazione di fatto ed una spiegazione di diritto". Di Hegel tu citi un famoso passo della sua "Filosofia del diritto" (il § 347) in cui egli riconosce al popolo che "è per quest'epoca dominante" un "diritto assoluto di essere guida dell'attuale grado di sviluppo dello spirito universale", non limitato dall'uguale diritto degli "altri popoli", i quali invece "sono senza diritti" e, "come coloro la cui epoca è passata, non contano più nella storia universale". "Il potere senza rivali" degli Stati Uniti li pone dunque al di fuori dell'ordine internazionale e li autorizza ad usare lo strumento della guerra senza più bisogno di alcuna giustificazione legale?

Qui non riusciamo proprio a seguirti, al punto che speriamo in un nostro fraintendimento. L'idea hegeliana del 'diritto assoluto' del più forte è l'esatto contrario della concezione illuministica e contrattualistica che tu hai sempre difeso, secondo la quale il diritto è semmai la legge che protegge il più debole contro le prevaricazioni del più forte. Il 'diritto assoluto' hegeliano è l'esatto contrario di quel progetto di ordine internazionale basato sul diritto che, seguendo l'insegnamento di Kant e di Kelsen, tu hai proposto e lungamente elaborato nei termini del 'pacifismo giuridico'. Al centro del tuo progetto c'è un'autorità giuridica superiore -- un 'Terzo' neutrale ed imparziale -- la cui assenza hai sempre lamentato come la causa principale del disordine e della violenza internazionale. E in questo caso il 'Terzo assente' è stato appunto il Consiglio di Sicurezza che gli Stati Uniti, nonostante il potere di veto di cui dispongono, tendono ormai a considerare com un impaccio di cui liberarsi al più presto.

Il tuo richiamo ad Hegel ci sorprende anche perché tu sei stato in questi decenni un maestro di filosofia analitica ed empiristica, che ha sempre messo in guardia contro le filosofie della storia. Proprio tu hai raccomandato a numerose generazioni di studiosi del diritto e della politica la distinzione fra i dati di fatto e le prescrizioni, fra la rappresentazione della realtà e la sua giustificazione morale, fra la 'rozza materia' e i valori universali, tra essere e dover essere. Il principio hegeliano al quale implicitamente ti richiami -- "ciò che è reale è razionale" -- può servire al più come massima realistica nello studio delle vicende umane, ma non può certo tradursi in una filosofia giustificazionistica della storia che dia comunque ragione ai vincitori, che riconosca loro il monopolio della forza, della ricchezza e della moralità.

Aggiungiamo che il ricorso alla guerra in Serbia, assieme all'abbandono della fiducia nel diritto e negli strumenti pacifici del negoziato e del dialogo, è ben lungi dall'ottenere i fini che sono stati proclamati dalle grandi potenze: la protezione dei diritti fondamentali di un popolo perseguitato e martirizzato da uno spietato dittatore nazionalista. Assieme alle immani distruzioni e all'uccisione di civili innocenti la guerra voluta dal 'potere senza rivali' della massima potenza mondiale ha avuto per ora, come ha scritto l'oppositore serbo Dusan Raljic, il solo effetto di scatenare la vendetta di Slobodan Milosevic contro le inermi popolazioni kosovare, di rafforzarne il potere all'interno della Serbia e di screditare le democrazie occidentali agli occhi del mondo slavo.

Attendiamo su questi punti un tuo chiarimento. Se andiamo con il pensiero a tutto ciò che hai scritto contro la guerra moderna e a favore della pace non possiamo rassegnarci a pensare che tu oggi sia orientato ad accettare come "obbligata", in un senso qualsiasi di questa parola, una guerra "fuori dalle regole". A nostro parere un atteggiamento di questo tipo rischia di rilegittimare in generale la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, in contrasto non solo con la Carta delle Nazioni Unite ma anche dello statuto del Patto Atlantico e della Costituzione italiana.

E tutto ciò non solo equivarrebbe al collasso del diritto internazionale ma rappresenterebbe un grave pericolo per la pace mondiale. Questa guerra sta infatti rialzando il muro abbattuto dieci anni fa e lo interpone fra l'occidente e quell'ampia parte del mondo -- dalla Russia all'India e alla Cina -- che si è opposta alla 'guerra umanitaria' della Nato. Davvero possiamo pensare che questo sia un prezzo da pagare all'ennesima vittoria degli Stati Uniti? Su questo, ne siamo sicuri, tu sarai d'accordo con noi.

 

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