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Banana Yoshimoto H/H Feltrinelli editore pp.90, lire 18000

Che cosa succede quando all'improvviso un amore o un affetto scompare, precipita nel gorgo senza ritorno del nulla, diventa irraggiungibile, a dispetto di ogni speranza? Banana Yoshimoto, una delle piu' celebri scrittrici giapponesi prova, con il suo nuovo libro H/H a rispondere a questo angosciante interrogativo.

La Yoshimoto è nata a Tokio, ha trentasei anni, e già da tempo è diventata un caso letterario in Europa e nel mondo grazie a romanzi come Kitchen, L'ultima amante di Hachiko o ai racconti di Lucertola.

"A volte sembra che, immersi in un devastante buio, non sarà più possibilescorgere le luci dell'aurora, i colori del mattino. E' una condizione particolare, irrimediabilmente triste e lacerante, ma purtroppo assai diffusa -spiega la scrittrice. Ho voluto raccontare la perdita, la condanna di una separazione senza via d'uscita, almeno per quel poco che è possibile fare attraverso la scrittura e con solo un'evanescente ombra di ricordi”.

Il libro di Banana Yoshimoto è diviso in due racconti complementari e simmetrici: nel primo, Hard- boiled, la protagonista perde da un giorno all'altro la sua più cara amica che muore per caso in un incidente tremendo, un incendio forse evitabile. Nel secondo racconto invece, Hard-luck, vittima di una tetra fine sarà la sorella dell'eroina del libro, caduta in coma irreversibile.

“Ciò che più obnubila e spezza ogni volontà di reazione è il non poter accettare una realtà vista come ingiusta, insensata, atrocemente crudele -continua la Yoshimoto- e soprattutto l'impossibilità di tornare indietro, a un istante prima, a quando il distacco eterno non era ancora stato compiuto”.

L'autrice riesce a descrivere mirabilmente un susseguirsi di emozioni, di nostalgie, rimpianti, e a intrecciarlo, con autentica maestria, a storie e visioni oniriche nate da incontri o semplicemente da sussulti incontrollati della memoria. “Mi rendevo conto che, come quando si ha le febbre alta e non si riesce a ricordare la vita normale, per il momento non potevo vivere al di fuori di quella notte”, dirà la scrittrice giapponese nel racconto Hard-boiled, e ancora: “Perfino le stelle scintillavano fredde”.

Immagini che evocano ricordi e sensazioni si fondono così a sentimenti che provocano visioni e miraggi. “I fantasmi sono coloro che restano, non i morti-sottolinea la Yoshimoto- Si è fantasmi, spiriti infatti, quando si rimane legati in un posto, in un luogo-prigione e non si può più spiccare il volo. Chi resta- continua- paradossalmente sta peggio di chi va via perché sente di continuo una assordante assenza”. Chizuru, la ragazza morta nell'incendio, non è più,mentre l'amica vive con la tormentosa certezza di una ricerca impossibile, della rincorsa inutile di un passato perduto.

L'Oriente si incontra con l'Occidente nei libri di Banana Yoshimoto; tormenti enigmatici comuni a ogni civiltà si uniscono a riti esistenziali tipici della tradizione giapponese. I sentimenti contorti impastati più di paure che di razionalità, uniti a sogni, apparizioni in santuari dell'anima e strani presagi sono lo specchio della mentalità giapponese. Che però diventa universale di fronte a questo tipo di dolore. “Si è come un'orchidea che, abbandonata una notte in uno scantinato di luci al neon, si trasforma in un fiore artificiale”. -precisa ancora la scrittrice. Inarrestabile è pure una utopica voglia di rinascita, di resurrezione, di elaborazione completa di un lutto mai accettato.

Nei racconti Banana Yoshimoto oscilla fra questi due stati d'animo contrastanti: è opportuno, sembra dirci la scrittrice, concentrarsi su come si dovrà continuare a esistere, convivendo con il ritmo metodico di sfuggenti ricordi e di sogni spezzati, ma subito dopo, al contrario, ci pare scelgadi ricadere nel buio. “Sarebbe dovuta scappare in un'altra città, in un altro sistema solare forse -dice la Yoshimoto della protagonista diHard-boiled- per entrare in un tempo diverso da quella giornata infinita”. “Ma-aggiunge- non esisteva nel mondo altro tempo che quello in cui era stata con Chizuru”.

Dunque, quale speranza emerge dalle storie narrate dalla Yoshimoto? “Quella- ci rivela la scrittrice- di poter raccontare un dolore così forte, un allontanamento così invincibile come la morte. Magra soddisfazione? -continua- No, perché si vede anche nel libro come la protagonista non smette, nonostante tutto, di sognare un baldacchino di stelle, magari in un remoto paradiso, dove potrà ritrovare la sua amatissima amica".

E tra le righe si legge un saggio insegnamento: “I periodi e le stagioni finiscono-dice la Yoshimoto- le cose cambiano indipendentemente dalla nostra volontà ed entriamo in una voragine che ci pare senza uscita. Il dramma è che, spesso, ci entriamo prima che le cose siano realmente finite e contribuiamo alla loro morte”.

Le protagoniste di questi racconti provano pure, infatti, strani rimorsi e sensi di colpa. “E' stata proprio colpa mia invece -dirà la ragazza di Hard-boiled- almeno in un certo senso”. “Sarebbe potuta intervenire per cambiare la sorte? Avrebbe, agendo diversamente, frenato l'incendio e salvato la vitadella sua amica? O l'avrebbe potuta vedere evitando che si trovasse in quella casa in quel preciso maledetto istante?”.

“Solo quando una cosa è finita e lontanissima ci si accorge di quanto era bello godere prima di ogni momento -dice Banana Yoshimoto- Il senso del mio libro è- conclude- svelare a chi legge questa semplice ma troppe volte trascurata verità, affinché, per quanto ci è possibile, un temporaneo abbandono non diventiuna morte”.

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