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Claudio Petruccioli




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La privatizzazione della Rai è una chance che si può considerare in maniera del tutto convincente, tuttavia non è la soluzione che risolve il problema del servizio pubblico e del suo esercizio. Qualche tempo fa ad Amsterdam è stato siglato un protocollo nel quale i paesi dell'Unione Europea concordano sulla necessità di avere il servizio pubblico televisivo, considerandolo un elemento essenziale quanto la scuola pubblica.
Possiamo quindi ammettere ed auspicare di avere sul mercato soggetti economicamente privatizzati, ma resta il problema di come la missione del servizio pubblico venga esplicata.

Sono assolutamente convinto che il Cda della Rai non debba più essere emanazione della politica. Quello che abbiamo sotto gli occhi è un meccanismo di nomine che può essere molto criticato, ma che nel sistema proporzionale aveva un senso. Ora però le cose sono cambiate. I partiti non sono più direttamente nel consiglio di amministrazione, che è composto da cinque membri e non più sedici come una volta, mentre il sistema maggioritario toglie alla presenza politica, nel Cda come nella Commissione Parlamentare di Vigilanza, quel significato di garanzia che aveva in passato. Se da una parte, infatti, la Commissione di Vigilanza è presieduta da un esponente della minoranza, le regole parlamentari lavorano nella direzione per cui è la maggioranza a decidere o impedire una decisione.
Abbiamo in sostanza la consapevolezza che esiste un problema, ma la soluzione ancora ci sfugge.

A questo proposito le parole del Presidente Ciampi sono molto chiare: adeguare, non solo in campo televisivo ma in tutti i campi di rilevanza istituzionale, le garanzie del maggioritario. In realtà stiamo parlando di un tema molto ampio che vuole rispondere alla domanda se e come si possono fare riforme con la partecipazione delle forze di maggioranza e di opposizione.

Parlando della Rai va ribadito che il Cda non ha soltanto funzioni amministrative, ma ha anche il compito di controllare e garantire la realizzazione delle finalità del servizio pubblico. Il problema di questo Consiglio di Amministrazione è che non ha mai funzionato come organismo collegiale nella sua interezza, ma ha sempre preso decisioni votate dalla maggioranza di tre membri, orientati dal punto di vista governativo, contro l'opposizione degli altri due.
Un Cda che sappia lavorare coeso è di vitale importanza per un'azienda che altrimenti potrebbe subire conseguenze molto serie sul piano dell'amministrazione e della competitività sui mercati internazionali. Una soluzione va trovata in tempi rapidi.

 

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