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Massimo Bordin




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Sono uno dei firmatari dell'appello, ma non è la questione delle nomine del Cda ad appassionarmi, così come mi interessa relativamente il tema del sistema delle nomine.
Quello che più mi interessa è invece sollecitare il cammino della privatizzazione della Rai, perché è un argomento che non riguarda semplicemente il mondo della comunicazione, ma più in generale la politica italiana, la sua economia e la sua sociologia; è proprio nella Rai, infatti, che si sono formate le élites culturali della comunicazione, una parte assai delicata in una società moderna.

Da questo punto di vista i problemi legati alla Rai si sono posti da sempre, non solo col conflitto di interessi. In fondo, quando parliamo di Rai parliamo di una cultura che ha determinato incarichi, posizionamenti, strutture, all'interno di due opzioni sostanziali: quella cattolica e quella comunista. Anche se nella Rai di Bernabei, erano presenti diverse forze culturali, la Dc era sicuramente invasiva, però, allo stesso tempo, vi hanno trovato spazio intellettuali come Umberto Eco, Furio Colombo e molti altri.

In sostanza io credo che il fatto che i partiti non designino persone a loro vicine per gli incarichi amministrativi della Rai, è più che altro una speranza, e forse ci si può attendere che, se anche la politica abbandonasse la sua influenza sulle nomine, ci sarebbero altre persone prodiche di indicazioni, e forse già ci sono: siamo davvero certi, ad sempio, che, pur non essendo un partito il Vaticano, non abbia già delle persone grate e delle persone non grate?

Qualche anno fa, mentre si parlava di nomine al Cda, qualcuno scrisse su un giornale: "…quel tale giornalista, essendo ebreo, non è sicuramente gradito al Vaticano…". La cosa in se' non mi ha stupito molto, merntre invece mi ha colpito che nessuno il giorno dopo abbia ripreso questa affermazione e si sia sinceramente indignato. Anzi, tutti hanno considerato l'episodio come una normale manifestazione della famosa lottizzazione. Quindi non sono solo i partiti ad avere un potere di nomina.

Sulla privatizzazione, che è poi l'argomento che più mi interessa, vorrei esprimere due osservazioni che forse so essere profondamente minoritari. Mi rendo conto che il modello europeo prevede un servizio pubblico statale, ma è anche vero che negli Usa, per esempio, il servizio pubblico esiste, non è concorrenziale rispetto alle altre reti, è interamente sovvenzionato dallo stato - in una situazione politico-economica, come quella statunitense, non particolarmente incline alle sovvenzioni statali - ma è affidato a privati. L'ente di stato negli Usa non esiste. Esiste, invece, e non è casuale, la totale liberalizzazione del sistema.

In Italia,invece, persiste una mentalità che ha radicato una forte concezione del servizio pubblico e che ha portato a vedere tutto il resto come un nemico, pura evasione, qualcosa da cui guardarsi. Ecco allora che parlare di privatizzazione vuol dire cominciare un cammino lungo, che però potrebbe anche accorciarsi strada facendo.

So perfettamente che non esiste bacchetta magica che in queste cose possa esserci utile. Ma mi rendo anche conto che in questa fase particolare sarebbe assai utile che da molte parti, e non solo dal mondo politico, venisse la spinta per iniziare un periodo di transizione che inizi il cammiono verso la privatizzazione e all'apertura del mercato.

 

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