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Lasciar essere le cose



Francesco Roat



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Salvatore Natoli, La felicità di questa vita, Mondadori, pp.185, lire 14.000

In cosa consiste la felicità e come ottenerla? Interrogativo da far tremar le vene e i polsi se si conviene, -come afferma Salvatore Natoli nel breviario ad essa dedicato-, che gli esseri umani “non sanno il perché della felicità”. Essendo essa aleatoria, gratuita e soprattutto poco duratura. Eppure a tutti noi (o quasi) è capitato di essere felici, di provare sia pure per un tempo breve un sentimento di sovrabbondanza e gioia totali. Non a caso l’etimologia della parola - che vede il vocabolo felicità derivare dalla radice indoeuropea fe - sottolinea lo stato di pienezza che caratterizza tale condizione esistenziale. Si pensi ai termini latini felix, ferax e fecunda, che in riferimento alla terra ne sottolineano il carattere generativo, fruttifero e, appunto, fecondo. Nel sentirsi felici infatti si avverte quasi un troppo pieno di benessere, un qualcosa difficile da descrivere e che ci colma e insieme irradia oltre noi stessi.

Ma -avverte Natoli- se è vero che nella beatitudine l’uomo prova una sorta d’illimitata espansione, è altrettanto vero che tale sentirsi colmi in modo sovrabbondante è strettamente legato alla mancanza, al vuoto che detta felicità precede (e spesso segue), senza il quale non si darebbe avvento/accrescimento di pienezza.

In parole povere, potremmo mai distinguere la felicità dal suo contrario, se essa fosse permanente, immutabile e statica? Questa constatazione, però, se da un lato denunzia il carattere transeunte e la brevità dell’ora felix, dall’altro rimarca il dato paradossale che per sentirsi/dirsi felici (non nella mera condizione di vivere senza dolore o malattia) bisogna sperimentare prima la mancanza o misurarsi con essa, in quanto nell’attimo felice “gli uomini attingono l’eterno”, che -dice bene Natoli- non appartiene alla nostra dimensione all’insegna della finitudine.

Ancora. Esiste un bene in grado di renderci felici; che ci appaga più d’ogni altra cosa e senza il quale siamo votati all’infelicità? Pare saggio rispondere di no, che altrimenti detto supposto sarebbe per noi fonte di dipendenza perché, privati di esso, non ci resterebbe che soffrire.

Insomma, gran guaio la felicità: non c’è conseguimento, benessere materiale, amore, soldi che la garantiscano e inoltre dura poco, perché se durasse sempre sarebbe una noia assai poco appetibile. Battute a parte, sembra proprio che per raggiungere una condizione di vita serena (se non felice) occorra guardarsi in primo luogo da narcisismo, fantasie d’onnipotenza e ipertrofia dell’io; magari imparando la difficile arte della moderazione, del distacco e della rinuncia rispetto a quanto non è possibile avere.

Per essere felici è necessario “lasciar essere le cose” scrive con una felice immagine Natoli riverberando la concezione taoista dell’accettazione, che non significa pura rinuncia passiva, ma piuttosto un dire sì alla vita assecondando spontaneità e naturalità, attraverso un disporsi aperto nei confronti dell’esistere. Senza “opporre resistenze preventive nei confronti di uomini e cose” perché “è dall’inatteso che può giungere il dono”. In questa prospettiva, allora, la felicità più che un fortunato accidente si delinea quale arte e perizia sottile del vivere, come ritenevano i greci, per i quali la somma virtù era saper gestire al meglio soprattutto le difficoltà e le contraddizioni della nostra parabola esistenziale.

Così, ribadendo l’ineludibile rapporto felicità/negatività, non è possibile chiudere senza un accenno al dolore e alla problematica cruciale della sofferenza, che Natoli affronta con grande lucidità e misura nel sottolineare come uno dei più deleteri fraintendimenti sia sempre stato “non voler riconoscere l’inevitabilità del soffrire”. Lezione dura ma avveduta, in quanto dalla perdita e dal venir meno nessun dio ci può affrancare (in questo mondo e in questa vita, almeno). Del resto, non temprati dall’amaro sale di precarietà e patimento, che insipido sapore avrebbero mai i nostri giorni felici?



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