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Stefano Canali, storico della scienza e divulgatore scientifico, ha pubblicato vari lavori sulla storia delle droghe e delle neuroscienze, tra cui Alter Ego. Droga e cervello, Edizione dell'Universita' degli Studi di Cassino (tradotto in quattro lingue), La ricerca biomedica nel Novecento, in Storia della Scienza Einaudi. E' autore di audiovisivi scientifici tra cui "La Droga e i suoi effetti sul cervello" distribuito da Le Scienze - Scientific American.

Cos'è e quali sono gli effetti ricercati

Ecstasy, E, Adam, XTC, sono i nomi con cui viene chiamata l'MDMA, una molecola sintetica, 3,4-metilendiossimetamfetamina. L'MDMA è "cugina" dell'MDA o love drug e strutturalmente simile all'amfetamina, farmaco stimolante ed anoressizzante di sintesi e alla mescalina, sostanza allucinogena estratta dal cactus peyote, una pianta usata da secoli nel centro America in speciali occasioni rituali. Le caratteristiche chimiche dell'ecstasy si riflettono nelle peculiari proprietà farmacologiche a livello cerebrale, che la rendono una droga dagli effetti psicotropi del tutto singolari.

Tra gli effetti ricercati dell'ecstasy, infatti, non troviamo, al di là delle alterazioni nella percezione del tempo, esperienze allucinogene vere e proprie, ma tipiche modificazioni sul vissuto affettivo, come la sensazione di sentirsi più "vicino" agli altri e più capaci di comprendere e risolvere la realtà intrapsichica, l'euforia, la diminuzione delle paure e l'accrescimento della fiducia. L'assoluta specificità degli effetti, rende l'ecstasy una sostanza non riducibile ai tradizionali schemi con cui si classificano gli agenti psicoattivi. In tal senso, secondo taluni farmacologi, l'ecstasy costituirebbe il prototipo di una nuova classe di composti psicotropi, quella degli empatogeni.

L'ecstasy possiede anche la tipica azione farmacologica degli amfetaminici: eccitazione, rinforzo delle prestazioni psicomotorie, aumento della vigilanza, con abolizione del sonno e infine inibizione della fame.

Gli effetti positivi svaniscono in media dopo 4-6 ore dall'assunzione, lasciando il posto a sintomi di esaurimento psicofisico, come stanchezza, insonnia, lieve depressione.

La tolleranza si sviluppa per gli effetti piacevoli ma non per quelli secondari, cioè a dire che l'uso continuo o la progressiva assunzione di dosi più elevate aumentano gli effetti collaterali senza amplificare gli effetti piacevoli. Anche per tali ragioni, l'uso dell'ecstasy tende ad essere limitato e saltuario.

Di seguito riportiamo i risultati di uno studio californiano sugli effetti dell'MDMA condotto su 20 psichiatri volontari. Tutti gli psichiatri selezionati avevano precedenti conoscenze dell'ecstasy e l'avevano usata almeno una volta.

Liester, M. e Grob, C., «Phenomenology and sequelae of MDMA use», Journal of Nervous and Mental Disease, 1992, 180/6

 

Effetti soggettivi notati durante le sessioni

90% percezione del tempo alterata

85% Accresciute capacità di interagire o essere aperti con gli altri

80% Diminuzione degli atteggiamenti difensivi

65% Diminuzione delle paure

60% Diminuzione del senso di separazione dagli altri

55% Cambiamenti nella percezione visiva

50% Accresciuta consapevolezza delle emozioni

50% Diminuzione dell'aggressività

45% Modificazioni nelle abilità linguistiche

40% Recupero mnestico di esperienze dimenticate

40% Diminuzione delle ossessioni

40% Cambiamenti nelle capacità cognitive

30% Diminuzione della sedentarietà, aumento dell'attività motoria

25% Diminuzione dell'impulsività

20% Diminuzione delle compulsioni

15% Diminuzione dell'ansia

15% Alterazioni nella percezione delle relazioni spaziali

10% Diminuzione del bisogno di sonno

10% Aumento della libido

 

Effetti protratti fino ad una settimana

40% diminuzione del sonno

30% diminuzione dell'appetito

25% accresciuta consapevolezza delle emozioni

20% diminuzione delle capacità di affrontare compiti fisici e mentali

20% diminuzione del desiderio di affrontare compiti fisici e mentali

20% accresciute capacità di interagire o essere aperto con gli altri

20% Diminuzione degli atteggiamenti difensivi

15% affaticamento

15% diminuzione dell'aggressività

15% diminuzione delle paure

15% cambiamenti cognitivi

10% umore depresso

10% modificazioni nelle abilità linguistiche

10% Diminuzione della sedentarietà, aumento dell'attività motoria

10% percezione del tempo alterata

10% diminuzione dell'ansia

10% aumento della libido

10% trisma (contrattura dei muscoli masticatori)

Da Adamo ad Eva e ritorno: breve viaggio nella storia dell'MDMA

Contrariamente a quanto si suppone, l'MDMA non è una nuova droga. Essa venne sintetizzata per la prima volta nel 1912 nei laboratori di un'industria tedesca, la Merck, azienda da tempo leader nella produzione di cocaina e di amfetamine, sostanze liberamente vendute sino al 1914. Molte note storiche sull'ecstasy raccontano che tale composto era stato sviluppato come farmaco anoressizzante. Nel brevetto firmato da Merck, tuttavia, si menziona soltanto un possibile utilizzo come molecola intermedia per la produzione di sostanze terapeutiche.

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Il primo studio tossicologico di cui si abbia notizia veniva effettuato molti anni più tardi, nel 1953. Condotta dall'Università del Michigan e finanziata dall'esercito americano, l'indagine sull'EA1475, questo il codice militare assegnato all'ecstasy, sembra fosse anche finalizzata alla messa a punto di un "siero della verità" da utilizzare in operazioni belliche e dei servizi segreti militari.

A partire dal 1976, un numero sempre maggiore di psichiatri statunitensi cominciava ad utilizzare l'MDMA nelle sedute analitiche. Essi trovavano "Adam" (il nome con cui tale sostanza veniva chiamata nella comunità medica) un potente sussidio terapico, capace di facilitare la comunicazione, l'empatia tra paziente e terapista, l'introspezione e la riduzione dell'ansia. Uno di questi terapisti stimava che nelle cinque ore di una seduta con Adam, un paziente poteva attivare ed analizzare un quantità di materiali psichici che normalmente richiederebbe cinque mesi di sessioni terapiche.

Nonostante la fede riposta nell'efficacia terapeutica dell'MDMA, questi psichiatri furono riluttanti a realizzare e a pubblicare studi sistematici, temendo che ciò avrebbe accelerato, come era accaduto per l'LSD, la mescalina e gli altri allucinogeni, la criminalizzazione della sostanza.

Parallelamente a questa diffusione in clinica, Adam trovava accoglienza nella schiera elitaria di "esploratori" della coscienza, tra coloro che avevano vissuto l'avventura psichedelica della fine degli anni '60 con LSD, mescalina e Psylocibe. La diffusione e la commercializzazione di Adam cresceva così, almeno fino ai primi anni '80, in una sorta di circuito chiuso, all'interno dei più o meno bizzarri circoli della controcultura americana: in un mercato animato più dalla volontà di diffondere un nuovo strumento per la ricerca introspettiva e "metafisica", che dal miraggio del facile profitto.

Le motivazioni e le attitudini dei fornitori di droga sono estremamente importanti nel determinare chi potrà avere accesso alla droga e come essa sarà usata. La rete di distribuzione gioca un ruolo chiave nella formazione delle norme che dettano le modalità d'uso, le aspettative e la percezione degli effetti piacevoli e dei pericoli connessi all'uso di una droga. Questo vale in particolar modo per il periodo iniziale di diffusione di una sostanza d'abuso, quando la conoscenza "folkloristica" dei consumatori riguardo le dosi appropriate, le forme di riduzione del rischio ed i modelli "culturali" del consumo è ancora largamente indefinita.

Dal chiuso del mercato elitista, dove il consumo era controllato dal singolare valore mistico-terapeutico attribuito ad Adam, l'MDMA veniva inevitabilmente attratta nei meccanismi della florida e cinica economia delle sostanze ad uso voluttuario. Mutarono così immeditamente i sistemi e le finalità di commercializzazione, come testimonia il nuovo battesimo imposto dai distributori clandestini ad Adam: Ecstasy, un nome certamente più adatto ad una sostanza utile all'evasione, al divertimento, alla soddisfazione sensuale.

Era il 1983 quando un'organizzazione texana cominciava un'imponente opera di produzione e commercializzazione dell'Ecstasy. La creazione della domanda venne perseguita attraverso un'accorta politica di propaganda: bassi prezzi e capillare distribuzione. L'Ecstasy veniva venduta apertamente nei bar di Austin e di Dallas, tanto che l'acquisto poteva essere fatto anche tramite carta di credito. Si organizzavano e si pubblicizzavano i primi "Ecstasy parties" in cui si acquistava, unitamente al biglietto, il diritto alla consumazione di una dose di MDMA, descritta ora come droga del divertimento e del ballo.

Nel 1985, l'uso silenzioso limitato di Adam si era trasformato in un fenomeno epidemico: l'MDMA era stata "riformulata" culturalmente. L'Ecstasy aveva sostituito la cocaina tra i giovani Yuppies e il suo uso era tutto eccetto che tranquillo. Si originò così l'allarme sociale e la richiesta di una regolamentazione del consumo.

La proposta di criminalizzazione dell'Ecstasy suscitava la reazione del nutrito gruppo di psichiatri che credevano nel valore terapeutico della sostanza. Il dibattito che in tal modo si creava trovava largo spazio sui media. Programmi televisivi, articoli praticamente su ogni pubblicazione popolare, inclusi Life, Newsweek, Time, Washington Post, Harpers Bazaar, Psychology Today, Rolling Stones, narravano l'uso e la cultura dell'Ecstasy con toni sensazionalistici, finendo per offrire una straordinaria propaganda gratuita alla "nuova" droga.

I produttori dell'Ectasy incrementavano la manifattura e il commercio, cercando di vendere il più possibile e di radicare la domanda di MDMA sul mercato prima che la sostanza venisse bandita. Sembra che nei due mesi prima che l'Ecstasy venisse resa illegale si distribuirono negli USA, ad un costo unitario ridotto di un terzo, oltre due millioni di dosi: circa lo stesso quantitativo venduto fino a quel periodo.

Il primo luglio 1985, l'Ecstasy veniva inserita nella prima tabella delle sostanze psicotrope, quelle vietate per ogni uso, compreso quello medico e della ricerca, come l'eroina, la cocaina, l'LSD. La giustificazione primaria del provvedimento si incentrava su uno studio non ancora pubblicato che dimostrava nei ratti la tossicità dell'MDA (non dell'MDMA, si badi) sulle terminazioni dei neuroni che usano la serotonina come trasmettitore.

Seguendo l'esempio americano, tutti gli stati europei proibirono in breve il consumo dell'Ecstasy. Ciononostante, l'Ecstasy diventava un fenomeno popolare, conquistando il mercato illegale e quindi le simpatie del pubblico giovane. Ad Ibiza, l'MDMA si univa alle amfetamine, all'hashish e all'LSD nelle notti danzanti, mentre in Inghilterra si originava il fenomeno dei rave-parties, feste immense animate dall'Ecstasy ed organizzate in casa, in magazzini, all'aperto, con impianti luce e di amplificazione da discoteca.

In seguito alla messa al bando dell'MDMA, le organizzazioni criminali hanno tentato di mantenere la stessa fetta di mercato, e al contempo evitare la persecuzione penale, commercializzando una nuova sostanza di sintesi (quindi non ancora inserita nelle tabelle delle molecole soggette a controllo) ottenuta per etilazione dall'ecstasy, l'MDEA (3,4 Metilendiossi-etilamfetamina, anche chiamata MDE o Eve). Eve non ha conquistato gli stessi successi commerciali dell'ecstasy, non sembra infatti possedere gli stessi effetti "empatogeni" tanto ricercati da coloro che usano l'MDMA, mentre rispetto a quest'ultima presenta maggiore attività allucinogena. Eve, tuttavia, rappresenta immancabilmente, in concentrazioni più o meno elevate, un ingrediente dell'MDMA di strada, e le analisi condotte sulle sostanze sequestrate rivelano che circa il 20% delle dosi di ecstasy è in realtà MDEA.

Nel 1994, la Food and Drug Administration statunitense ha autorizzato una ricerca sull'efficacia e la sicurezza dell'MDMA come analgesico e antidepressivo su 24 malati di cancro terminale. La ricerca, condotta da Charles Grob all'Università della California di Los Angeles, si concluderà nel 1996, e servirà inoltre ad acquisire dati più sicuri sulla tossicità e sulla farmacologia dell'MDMA nell'uomo.

Come agisce

L'MDMA agisce a livello dei neuroni serotoninergici, delle cellule nervose che utilizzano la serotonina come trasmettitore. La serotonina è un mediatore nervoso che controlla importanti processi fisiologici come il sonno, i sogni, il tono dell'umore, la fame, la sete, la regolazione della temperatura corporea. I deficit e le alterazioni della trasmissione nervosa regolata dalla serotonina sembrano costituire la base biologica di alcune sindromi psichiatriche come la depressione e la schizofrenia. I farmaci antidepressivi come la fluoxetina (Prozac) agiscono potenziando la trasmissione serotoninergica.

L'ecstasy induce la liberazione della serotonina a livello della sinapsi, attivando in tal modo la trasmissione nelle popolazioni di neuroni che usano la serotonina come mediatore chimico. Gli effetti positivi e gratificanti dell'ecstasy sembrano dovuti a questa azione farmacologica.

Tale attivazione della trasmissione serotoninergica prodotta dall'ecstasy, tuttavia, provoca, attraverso un meccanismo a retroazione cellulare, la riduzione della sintesi della serotonina. I deficit di serotonina che si registrano negli animali e nell'uomo in seguito ad assunzione di MDMA sarebbero così all'origine della depressione che spesso si instaura all'esaurirsi degli effetti della droga.

La tossicità

Il rischio tossicologico connesso all'MDMA come molecola pura è ancora piuttosto controverso. In primo luogo perché i dati sulla tossicità dell'ecstasy sono stati ottenuti da ricerche in vitro e sugli animali. Le condizioni sperimentali, le differenze di specie, dosi, frequenza via e condizioni di assunzione e metabolismo rendono impossibile una estrapolazione diretta di tali studi all'uomo. Nei ratti, la somministrazione ripetuta di ecstasy provoca un deficit di serotonina piuttosto duraturo e la degenerazione delle terminazioni nelle cellule serotoninergiche in diverse regioni del cervello. Anche la fenfluramina possiede la stessa azione tossica sul cervello di ratto. Ciononostante, tale amfetamina viene largamente usata come farmaco (Dima-fen, Pesos, Ponderal) per curare l'obesità, senza che vengano segnalati, alle dosi terapeutiche, effetti collaterali importanti.

Del tutto certa è, invece, la tossicità dell'Ecstasy come droga di strada reperibile sul mercato illecito. L'MDMA viene prodotta in laboratori clandestini molto spesso improvvisati, in condizioni igieniche inadeguate e da operatori con preparazione chimica approssimativa. Per questa ragione, nelle dosi vendute in strada sono presenti prodotti intermedi, sostanze contaminanti, solventi e reagenti chimici non completamente rimossi, altamente tossici, alcuni dei quali cancerogeni. Tra queste sostanze, il piombo occupa la parte principale, arrivando a rappresentare anche il 50-60% della composizione delle dosi di strada.

Overdose da ecstasy e disabilità

L'intossicazione acuta da MDMA si manifesta con gli stessi sintomi del colpo di calore o ipertermia: febbre, tachicardia o aritmia cardiaca, sudorazione, tachipnea, cianosi, rigidità muscolare, coagulazione intravasale disseminata, trisma (contrattura dei muscoli masticatori), rabdomiolisi (distruzione del muscolo scheletrico), insufficienza renale acuta, convulsioni, infarti cerebrali. Si suppone che l'ipertermia da ecstasy sia causata dall'attivazione dei neuroni serotoninergici dei nuceli cerebrali preposti al controllo della temperatura corporea. Molti casi di ipertermia da ecstasy, tuttavia, dipendono soprattutto da fattori diversi dall'azione farmacologica della sostanza, come il setting, cioè il contesto in cui essa viene assunta e le finalità dell'uso. Nell'uso dell'ecstasy che si dà nelle discoteche, infatti, l'azione piretica della sostanza viene enormemente amplificata dal notevole riscaldamento prodotto dal prolungato sforzo muscolare del ballo e dalla scarsa ventilazione e dall'alta temperatura, che solitamente caratterizzano tali ambienti. Ciò richiama, un fenomeno ben conosciuto nel campo della ricerca delle amfetamine, che Lewis Seiden, un farmacologo dell'Università di Chicago, aveva chiamato "tossicologia da aggregazione": un ratto isolato cui sia stata somministrata una dose di amfetamina sopravvive, ma più animali confinati in una piccola gabbia sottoposti alla stessa dose di amfetamina muoiono.

Dal punto di vista epidemiologico, i rischi causati dalle disabilità indotte dall'uso dell'ecstasy sono certamente maggiori di quelli legati alle intossicazioni acute. Anche in tal caso, però, i pericoli dipendono più dal setting, che dagli effetti propri dell'ecstasy. È accertato un andamento crescente del dato di positività agli amfetaminici in soggetti deceduti in seguito ad incidente stradale. Da un lato, gli effetti stimolanti dell'ecstasy, con l'aumento della performance psicofisica e la stima eccessiva delle capacità di far fronte ad ogni situazione che a ciò generalmente si associa, pregiudicano le capacità di giudicare i rischi connessi a determinati comportamenti, come la guida veloce. Al contrario, l'affaticamento psicofisico, che interviene in chi usa l'ecstasy come "doping" da discoteca, con l'esaurisi degli effetti stimolanti della sostanza e dopo le diverse ore di intenso esercizio fisico notturno e di sovrastimolazione sensoriale, facilita il sopravvenire del colpo di sonno durante il viaggio di ritorno a casa. Molti degli incidenti del sabato sera, come dimostrano i racconti delle persone a bordo e la frequente assenza di segni di frenata, sono imputabili all'addormentamento improvviso dei conducenti.

Tendenze del consumo e orientamenti del mercato illecito

Pur caratterizzato da un largo margine di errore, uno degli indicatori più attendibili del consumo di una sostanza psicoattiva illecita è la quantità di dosi che le forze di polizia riescono a sequestrare. I dati forniti dalla Direzione Centrale Servizi Antidroga del Ministero dell'Interno sulle operazioni contro l'Ecstasy, da questo punto di vista, sono piuttosto preoccupanti e disegnano il volto di un fenomeno di una certa rilevanza epidemica.

Da 1000 dosi soltanto sequestrate nel 1987, anno in cui l'MDMA sbarcava in Europa e quindi in Italia, si è passati alle 20904 dosi tra il 1991 e il '92, con un incremento del 285% rispetto al 1990; alle circa 40.000 dosi tra 1992 e '93, con un aumento del 100%; nei primi sei mesi del 1994, infine, sono state sequestrate 35000 dosi di Ecstasy. L'andamento italiano rispecchia in larga parte l'evoluzione del mercato di MDMA in tutti i paesi dell'Europa occidentale.

Questa rapida e progressiva colonizzazione del mercato illecito va ricercata negli straordinari margini di guadagno e nella relativa semplicità di produzione e commercializzazione dell'Ecstasy rispetto alle altre droghe. Una dose di ecstasy viene confezionata con una spesa media di 1.000/1.500 lire e viene venduta al mercato nero a 50-60.000 lire. Per produrre un milione di dosi di ecstasy sono sufficienti pochissime persone, circa una settimana di tempo, una cucina attrezzata anche in maniera rudimentale e precursori reperibili con relativa facilità. Al contrario, la produzione dello stesso numero di dosi di eroina, cocaina e marijuana richiede milioni di ettari di terreno coltivato a papavero, a coca, a cannabis, migliaia di persone per la semina, la cura, il raccolto, la sorveglianza, il trasporto della materia grezza (difficile, in quanto estremamente voluminosa rispetto alla sostanza psicoattiva da essa estratta), per la raffinazione, con rischi enormemente maggiori di essere oggetto di operazioni antidroga. Il crimine organizzato si sta così orientando verso le droghe chimiche. Unitamente all'incremento dell'MDMA si osserva, infatti, un marcato aumento dei sequestri di altri analoghi amfetaminici e di allucinogeni di sintesi, come l'LSD.

Un falso mito: ecstasy, un pericolo mortale

È sorprendente confrontare i rischi di morte connessi all'uso dell'ecstasy con quelli correlabili a comportamenti del tutto leciti o ritenuti addirittura salutari.

A livello mondiale, probabilmente, le indagini epidemiologiche più estensive sull'uso dell'ecstasy sono quelle condotte in Inghilterra. Useremo, pertanto i dati ottenuti da tali ricerche, anche perché potremmo così raffrontarli con i risultati sui vari rischi di morte nella popolazione inglese pubblicati dalla British Medical Association in un interessante libretto intitolato Living with risk.

Sono 14 le morti da ecstasy, tutte dovute a colpo di calore, registrate in Inghilterra. Il dato annuale peggiore è quello del 1991, con sette morti da ecstasy confermate e riportate nelle statistiche del National Poisons Unit.

Il numero di persone inglesi che usa l'ecstasy è stimato da uno a tre milioni. Bene, prendendo il dato annuale peggiore della mortalità da ecstasy e assumendo la presenza di un milione di consumatori soltanto, il rischio annuale di morire per un medio consumatore di ecstasy (25 dosi l'anno) sarebbe di 7 su un milione, cioè 1 su 143.000. Le statistiche elaborate dalla British Medical Association rivelano che esso è un rischio piuttosto basso se lo si confronta con quelli che normalmente si corrono nella vita quotidiana:

- fumare 10 sigarette al giorno: 1 su 200

- fare paracadutismo: 1 su 330

- cause naturali a quarant'anni: 1 su 850

- violenza o avvelenamento: 1 su 3.300

- influenza: 1 su 5.000

- incidente stradale: 1 su 8.000

- giocare a calcio: 1 su 25.000

- incidente domestico: 1 su 26.000

La pubblicazione della British Medical Association rimarca inoltre che il Paracetamolo, una molecola usata come farmaco antipiretico ed analgesico, causa in media 200 decessi l'anno in Inghilterra, tanti quanti ne provoca l'uso di tutte le droghe illecite e circa trenta volte più delle morti dovute all'ecstasy nello stesso paese. E rivela, inoltre, che quasi l'1% dei partecipanti alle corse amatoriali di fondo ha bisogno del ricovero ospedaliero durante o dopo la gara.

Così, se il motivo per cui i governi proibiscono l'ecstasy e le altre droghe fosse veramente quello di salvaguardare la vita dei cittadini, per coerenza, e a maggior ragione, si dovrebbero rendere illegali le sigarette, il gioco del calcio, le automobili, e addirittura lo starsene a casa.

Stiamo pure al paradosso e abbandoniamo le statistiche. Se ammettiamo il principio illiberale che lo stato può controllare il comportamento degli individui per proteggerli da se stessi, siamo costretti a chiederci perché tale controllo si limiti soltanto alla sfera fisica. «Non è il male che si può infliggere all'anima e alla mente ancora più disastroso dei mali fisici?», Si chiedeva l'economista e filosofo Ludwig von Mises nel 1949. E allora perché non impedire di leggere brutti libri, di vedere cattivi spettacoli, di guardare cattivi dipinti, di pensare idee brutte, di ascoltare cattiva musica? «Il male fatto dalle cattive ideologie», scriveva Von Mises, «è certamente molto più pernicioso sia per l'individuo che per la società intera di quello fatto dalle droghe».

Letture consigliate

 

Medicina delle Tossicodipendenze, settembre 1994, numero monografico sulle "Designer drug"

ollettino per le Farmacodipendenze e l'alcolismo, 1995, 18, 1, numero monografico dal titolo «Ecstasy ed amfetamine, esperienze a confronto»

Peroutka, Stephen J. (a cura di), Ecstasy: the clinical, pharmacological and neurotoxicological effects of the drug MDMA, Kluwer Academic Publishers, Boston, 1990;

Bagozzi, F. Generazione in ecstasy, Edizioni del Gruppo Abele, 1996

Gatti, R.C., Ecstasy e nuove droghe, Franco Angeli, Milano, 1998

Saunders, N. Shulgin, A., E for Ecstasy, Nicholas Saunders, London, 1993, trad. Italiana pubblicata da Feltrinelli. Il testo è accessibile sul sito telematico della Stanford University, hyperreal.com, sia in WWW (http://www.hyeperreal.com:/drugs/mdma/e4x), sia in FTP (hyperreal.com/drugs/mdma/e4x). L'accurata ed amplissima bibliografia critica curata da Shulgin, il farmacologo che ha risintetizzato l'MDMA negli anni '70, si trova nella stessa directory sul file "append"

Beck, J, Rosenbaum, M, Pursuit of ecstasy. The MDMA experience, State University of New York Press, New York, 1994

AA.VV. Ecstasy e sostanze psichedeliche, Editrice verso l’Utopia, 1997.

 

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