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L'ultimo Kubrick, doppio sogno o semplice bluff?



Giulia Borgese




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L'ultimo Kubrick, doppio sogno o semplice bluff?


Questo articolo è apparso sul Corriere della Sera del 6 ottobre 1999.

Magris: "C'è uno squilibrio poetico". Fleur Jaeggy: "Un adorabile maniaco". E'abbastanza raro un evento capace di far tanto parlare, discutere, litigare nei più diversi ambienti, dalle più ospitali sale da pranzo fino agli uffici più plumbei. L'ultimo film di Kubrick, Eyes Wide Shut, è uno di questi eventi: chi l'ha già visto non parla d'altro. Così, quasi spontaneamente, è nata una specie di tavola rotonda telefonica, in cui abbiamo raccolto i pareri di delusi e soddisfatti.

Cominciamo con Claudio Magris: "Considero Kubrick un genio e alcuni suoi film sono fra i capolavori dell'arte in assoluto cui devo emozioni ed esperienze tra le più intense. Schnitzler non mi ha toccato in egual modo. Detto questo, l'ultimo film è, nonostante certi grandi momenti, una delusione. C'è qualche squilibrio poetico e qualche incongruenza psicologica... Soprattutto l'avventura del protagonista con la misteriosa società orgiastica acquista una proporzione abnorme, diventa una specie di thriller e quasi una storia di cupole mafiose, che c'entra poco col viaggio dei due amanti e sposi nelle tenebre delle ambivalenze, quasi fosse un altro film. Ma, anche se ogni tanto Omero sonnecchia, è pur sempre Omero...".

Gli risponde, per così dire, Fleur Jaeggy: "Il ballo iniziale è delizioso... Come sempre Kubrick è ossessivo e falso, e meccanici sono i fucking alla festa. In fondo lui è un adorabile maniaco: nell'uso delle luci, nella musica stupenda, nella violenza e nella quasi castità. Casta la biancheria intima di Kidman, la maglietta bianca. La uso anch'io". Piero Gelli della Baldini & Castoldi trova il film "bellissimo anche se si capisce che è un'opera incompiuta. Partendo da una novella, Doppio sogno, che è quasi la traduzione letteraria dell'intuizione freudiana dell'incontenibilità del desiderio, Kubrick rovescia la proposizione di Schnitzler e racconta invece l'annullamento del desiderio o la virtualità del desiderio, con grande freddezza, tristezza, bellezza. Il protagonista tiene gli occhi ben chiusi perché non capisce che il virtuale uccide la vita".

Ribatte Rosellina Archinto: "I primi venti minuti sono stupendi, però tra il libro e il film c'è un abisso: il libro ha tutta un'altra atmosfera, e poi Tom Cruise non ha niente a che vedere con la Vienna inizi secolo. E' un bamboccione".

Anche Paolo Repetti, della collana einaudiana Stile Libero, trova che "l'incontro tra la fine del secolo schnitzleriana e la fine del millennio kubrickiana non ha prodotto la scintilla che ci si aspettava. Il vecchio regista si barcamena tra rigore filologico e azzardi post-post-moderni. Il risultato è un film sontuosamente inutile: la problematica di Doppio sogno non è digerita e così ne risulta una sorta di rigurgito di un grande vecchio genio". Più cauta Marta Morazzoni: "Anch'io credo di dover dimenticare Schnitzler. Sono rimasta delusa e perplessa, come davanti a una specie di volgarizzazione del tema di quel celebre racconto. Sempre che a un certo punto Kubrick non se ne sia volutamente distaccato...".

Di parere diverso Emilio Tadini: "Anche se è un film chiaramente non finito, rappresenta uno scarto straordinario in confronto alla normale produzione. C'è una New York violenta e bellissima che era difficile da reinventare; c'è la scena del venditore di costumi che è da grande narratore. Solo l'orgia, francamente, non convince". "Bellissimo e agghiacciante" lo considera Lidia Ravera: "Racconta il presente, l'impotenza a compiere un gesto d'amore... E lo fa anche attraverso un dialogo straordinario, che è la povera chiacchiera sociale dei newyorkesi ricchi. Un linguaggio che non riesce a esprimere la nuova reltà sfuggente e misteriosa: il Duemila".

Lapidario Tiziano Scarpa: "L'amore è più piccolo del sesso. I ricchi sono più piccoli degli esseri umani. Eyes Wide Shut è più piccolo di Kubrick".

 

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