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Enola, casa editrice gay

Alberto Castelvecchi con Chiara Lico



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Il primo è un'antologia. Esce tra quindici giorni, si intitola "Ragazzi al bar" ed è curata da Antonio Veneziani. Comprenderà esclusivamente racconti di argomento gay realizzati da scrittori tutti italiani.

Il secondo è un saggio, in libreria a giugno: "Manuale di autodifesa gay". Lo ha scritto Ezio Menzione, avvocato civilista e studioso della realtà omosessuale. E' una vera e propria carta dei diritti che affronta tematiche relative all'omosessualità attraverso l'evidenziazione delle difficoltà pratiche e quotidiane che questa comporta, senza trascurare di illustrare le vie per aggirarle.

Sono questi i primi due volumi in uscita per Enola, la casa editrice gay fondata dall'innovativo e provocatorio Alberto Castelvecchi. "L'idea è nata tra il febbraio e il marzo del 1999: avevo intuito che la questione dei diritti degli omosessuali sarebbe diventata una hot issue, un affare caldo, in un contesto storico-sociale in cui è necessario tener conto delle forti differenze culturali.", spiega Castelvecchi, già titolare dell'omonima casa editrice romana. "In particolare in Italia, dove la sinistra attuale deve barcamenarsi tra il difficile compito di riconfermarsi come casa delle libertà e il bisogno di consensi: tanto quelli dei cattolici, quanto quelli dell'opinione pubblica".

A distanza di oltre un anno pensa di avere avuto un'intuizione giusta?

Beh, mi sembra che a tutti gli effetti si sia rivelato un tema in grado, potenzialmente, di spaccare anche una compagine di sinistra.

Vuol dire che l'Italia, tutto sommato ancora non è in grado di confrontarsi con questa realtà?

Di sicuro è arretrata rispetto agli altri Paesi. Basti pensare che di iniziative come Enola in Francia ce ne sono già tre, mentre negli Stati Uniti ben dieci.

Alla base del progetto editoriale c'è stata un'indagine? Che piste avete seguito?

In particolare quelle che il movimento gay aveva trascurato di approfondire e quando abbiamo capito quale aspetto ci interessava davvero, ci siamo fermati.

Ovvero?

L'autorevolezza culturale. E' a questa che puntiamo, perché è ciò che ancora si stenta a riconoscere agli omosessuali. E perché è la sola a dimostrare che nella storia dell'estetica possono coesistere eterosessualità e omosessualità. Basti pensare alla storia dell'arte greco-romana: il tipo di insegnamento che ne viene dato in qualsiasi scuola comporta una correzione di natura etica verso l'interpretazione eterosessuale. Mi vengono in mente gli scultori che operavano permeati da un contesto culturale dove la bisessualità era la norma e mi viene in mente Achille: la sua ira è quella di chi si vede portar via il fidanzato. Ma questo nessuno lo dice.

Di chi è la colpa, secondo lei?

Sicuramente dietro c'è la forte influenza del mondo cattolico. Ma non voglio scaricare tutte le colpe sulla Chiesa: se in Italia non è mai esistita una casa editrice gay, la colpa è anche di chi non l'ha mai fondata.

Enola cercherà un dialogo con i cattolici?

Assolutamente sì, è tra i nostri obiettivi.

Parlare di casa editrice gay significa che gli autori che verranno pubblicati saranno esclusivamente omosessuali?

Assolutamente no. Si tratta di un'area tematica talmente importante per i contenuti e gli argomenti che sarebbe riduttivo lasciare che ad occuparsene fossero solo i gay. In questo senso faccio mio quello che Saussure diceva a proposito della linguistica e cioè che era un'area troppo vasta per interessare solo i linguisti.

Qual è il vostro pubblico di riferimento?

Da un lato un pubblico gay colto, dall'altro una compagine quasi del tutto femminile.

Castelvecchi, un progetto come il suo non rischia di essere etichettato come "di ghetto"?

No, perché fondare una casa editrice di letteratura, narrativa e saggistica specifiche significa garantire qualità argomentativa e, di conseguenza, approfondimento.

Enola fa riferimento al nome del cacciabombardiere che il 6 agosto 1945 sganciò su Hiroshima la prima bomba atomica. Perché questo nome per una casa editrice che propone il dialogo tra culture differenti?

Perché nel nostro caso si tratta di un bombardiere gioioso: lanciamo bombe di provocazione intellettuale. E poi devo confessare che mi ha colpito molto scoprire che quello del cacciabombardiere era in realtà il nome della madre del pilota.

Il nome completo però era "Enola Gay"

Di qui il gioco di parole, a cui ho sottratto la parte qualificante, o identificativa, se vogliamo: un gioco di riduzione ai minimi termini.

Progetti a breve scadenza di cui ci può dare qualche anticipazione?

Abbiamo un'idea che stiamo promuovendo con Gianni Vattimo, che in seno al Parlamento europeo si sta occupando di tutto quello che riguarda l'istituzionalizzazione dei diritti dei gay: dall'identità, alla libertà, alle questioni ereditarie...Assieme a lui stiamo recuperando gli scritti di Mario Mieli. Il volume si intitolerà "Elementi di critica omosessuale" e a curarli sarà lo stesso Vattimo.



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