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Forum/Alternative alla lottizzazione televisiva

Giuliano Amato, Giancarlo Bosetti, Stefano Caviglia, Alessandro Pizzorno

 

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Quello che segue e’ un estratto del forum tenuto a Firenze da Reset lo scorso 11 marzo sul tema La ricerca di alternative alla lottizzazione e a una politica invasiva, cui hanno partecipato Giuliano Amato e Alessandro Pizzorno e, per Reset, Giancarlo Bosetti e Stefano Caviglia

 

RESET: Parliamo di lottizzazione applicata al mezzo televisivo. Come si fa oggi ad aiutare la politica, quella dei partiti e anche dei controlli parlamentari, a fare dei passi indietro e a ridurre il suo spazio rispetto alla televisione di stato?

PIZZORNO: La televisione e' per sua natura politicizzata, e' molto piu' correlata alla nostra identita' e alle nostre convinzioni politiche degli altri servizi pubblici. Al contenuto delle trasmissioni televisive si appartiene o non si appartiene. Non per niente ci sono ricerche che dimostrano che c'e' una fortissima correlazione fra il voto e la televisione che si vede. E non per l'influenza del contenuto della televisione, ma per la scelta di campo che ognuno di noi fa. E' questo che rende problematica la scelta dei vertici della Rai.

RESET: Ma non sarebbe giusto chiedere a tutte le culture politiche uno sforzo di neutralizzazione? Non sarebbe ora di finirla con queste penose periodiche alternanze di segno politico?

AMATO: Io penso di si'. Mi domando che cosa sarebbe successo se i socialisti della generazione precedente alla mia, anziche' scegliere la strada della lottizzazione avessero chiesto testardamente di mettere fuori la politica da certe aree, cercando fra i socialisti e i democristiani un'intesa di neutralizzazione anziche' di spartizione. I socialisti quando arrivarono al governo avrebbero potuto dire: "No, cari signori, io non lo voglio il presidente socialista della Rai. Togliamo anche il presidente democristiano". L'argomento "finche' lui e' armato devo esserlo anch'io" non pone mai fine alla guerra. Ci vuole un disarmo unilaterale. E il punto di partenza dovrebbe essere proprio la Rai.

Avrei molto apprezzato l'Ulivo se avesse detto dopo aver vinto le elezioni: "A me non interessa chi c'e' in Rai. C'e' chi e' stato nominato. Se ne riparlera' al momento della scadenza". Sarebbe stato un segnale di inversione di tendenza importantissimo, anzitutto per chi lavora in quell'azienda. Ricordero' sempre un personaggio che quando andavo in Rai per qualche trasmissione negli anni del fulgore socialista mi veniva incontro come si fa con l'innamorata e mi riempiva di complimenti per il mio rendimento televisivo. Quando ci sono tornato alla vigilia delle elezioni del '94 ho sentito che diceva esattamente le stesse cose a un mio concorrente che si riteneva stesse per vincere le lezioni mentre a me non ha neanche rivolto la parola. E' l'esempio piu' concreto di cio' che produce un regime in cui uno esiste o e' cancellato a seconda della sua lealta' personale ai vincitori della politica. Questo distrugge qualsiasi professionalita'.

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PIZZORNO: Resta il fatto che la situazione dei mezzi di comunicazione televisivi e' una situazione che deve essere ancora assestata. Non puo' rimanere il duopolio...

RESET: Vuol dire che questa anomalia del duopolio giustifica una condotta del governo dell'Ulivo teso a riequilibrare il peso di Mediaset?

PIZZORNO: Non la giustifica ma la spiega. Comunque quando ci sara' un servizio pubblico e il resto sara' lasciato ad un mercato aperto, penso anch'io che i partiti politici debbano fare un passo indietro.

RESET: Da tutto questo discorso non discende anche l'inutilita' della Commissione parlamentare di vigilanza?

AMATO: La Commissione parlamentare di vigilanza, siamo chiari, non e' a garanzia dei cittadini, ma della par condicio fra i partiti. Una lottizzazione del tempo che ha costretto i telegiornali per anni a mettere in fila le foto dei politici per potergli attribuire una dichiarazione al giorno...

PIZZORNO: Una cosa veramente assurda.

AMATO: Ecco, una volta che venga meno il bisogno spasmodico di lottizzazione del tempo fra i partiti e si abbia il coraggio di affidarsi alla professionalita' del servizio, allora la Commissione di vigilanza non avrebbe piu' senso.

RESET: Quindi possiamo dire che la Commissione parlamentare di Vigilanza va abolita. Non e' che in questo giudizio c'entra il fatto che al governo c'e' l'Ulivo e a presiedere la Commissione un parlamentare di Alleanza nazionale che si chiama Storace?

AMATO: Assolutamente no, c'entra solo il fatto che la Commissione garantisce un bene che non e' quello che interessa veramente ai cittadini: la lottizzazione del tempo.

RESET: Resta il problema della nomina. Chi dovrebbe nominare il vertice della Rai?

AMATO: Certo non i presidenti di Camera e Senato. Quando si attribui' ai presidenti delle Camere questo compito convenni con Napolitano, allora presidente della Camera, che era un errore, perche' il nominante e' inevitabilmente responsabile anche dell'esito della nomina. Ipotizzammo un meccanismo un po' barocco, ma che sono certo avrebbe funzionato meglio di quello che si e' scelto. Si doveva creare una fondazione per le varie istituzioni culturali pubbliche come la Rai e l'Ente cinema. I presidenti delle Camere, con la loro maggiore imparzialita' rispetto ad altri, avrebbero dovuto nominare i componenti di questa fondazione e poi questi avrebbero dovuto fare le nomine gestionali. Era l'idea di mettere una barriera intermedia, un diaframma fra la politica e gli autori delle nomine. Per avere rapporti sessuali senza far nascere i bambini funziona, forse puo' funzionare anche nelle istituzioni.

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PIZZORNO: Formule di questo tipo possono essere molto utili in un momento come l'attuale in cui l'opinione pubblica vuole che la politica, almeno temporaneamente, si astenga in fatto di nomine. Ricordo che Franco Bassanini propose qualcosa del genere quando era consigliere comunale di Milano: una commissione composta di personaggi autorevoli, che potevano essere il Rettore della Bocconi o il direttore del Politecnico o il presidente dell'Ordine degli Avvocati a seconda del tipo di nomine da fare, doveva proporre dei nomi e poi il Consiglio comunale li avrebbe sanzionati. Formule di questo tipo servono a far entrare la societa' civile nella procedura delle nomine con la funzione di diaframma. E hanno anche il grosso vantaggio di inserire nel meccanismo uomini che per la carica che ricoprono dovrebbero conoscere molte persone competenti.

AMATO: Da un lato conoscono molte persone competenti e dall'altro hanno un ruolo tale per cui non conviene loro fare nomine fortemente criticabili. Anche in una visione cinicamente utilitarista, scegliere una persona incompetente non conviene a chi ricopra un incarico istituzionale perche' getta discredito sulla propria figura.

RESET: E' importante anche la durata del mandato. Forse possiamo escludere di nominare un presidente della Rai a vita, ma non sarebbe opportuno pensare a un arco di tempo che ne favorisca l'indipendenza?

AMATO: Si', la durata dovrebbe essere tale da non coincidere mai con la legislatura. I mandati di sette anni sono stati inventati proprio perche' i parlamenti durano cinque o quattro. Le figure che devono essere indipendenti dalla politica e' bene che abbiano un mandato superiore alla durata della legislatura.

RESET: Ma pensiamo anche a un esempio come l'Eni, una cosa enorme dal punto di vista economico e del potere. Ora e' in arrivo la privatizzazione. Ma ipotizziamo che questa non vada in porto. E comunque ci sono altre realta' dello stesso tipo. Si puo' pensare un modo non lottizzato di fare queste nomine?

 

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