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Necronomicon, il libro dei nomi morti



Andrea Lilli Smith



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Raramente un testo occultistico ha avuto nel mondo contemporaneo un eco ed una risonanza paragonabile all'opera conosciuta come Al Azif. Oscuro fin dal nome che ne definisce in nuce il contenuto - "Al Azif" starebbe ad indicare il rumore prodotto dagli insetti notturni ma, soprattutto le voci dei demoni del mondo mediorientale, i Djiin - questa raccolta sarebbe stata redatta da uno studioso dell'ombra e poeta folle di nome Abdul Alh Azared vissuto nell'ottavo secolo d.C. nello Yemen meridionale.

Personaggio avvolto nelle nebbie della leggenda, nelle sue innumerevoli peregrinazioni dopo aver visitato Babilonia, Alessandria d'Egitto e le rovine della Memphis egiziana, avrebbe trascorso un lunghissimo periodo di solitudine "iniziatica" in una zona desertica dell'Arabia meridionale: il Raba El Khaliyeh, o "Spazio Vuoto" degli arabi antichi, e Dahna, o "Deserto Cremisi" dei moderni.

Morto il suo autore a Damasco in circostanze oscure (ucciso dai demoni da lui evocati secondo la tradizione), l'Al Azif ha avuto nel corso dei secoli una storia difficile: bramato e temuto, bruciato nel 1050 come testo demoniaco dal vescovo di Costantinopoli Michele, riapparve due secoli dopo tradotto in latino da un certo Olaus Wormius, fino ad essere inserito dal Papa Gregorio IX nell'indice dei libri proibiti alla lettura della Biblioteca Vaticana e protetta da occhi avventati. Ne sarebbero peraltro in circolazione ancora oggi diverse copie, conservate con cura e cautela in diverse biblioteche del mondo occidentale (British Museum, Biblioteque Nationale de Paris e altre ancora).

Il libro dei nomi morti, Necronomicon, come viene anche tradizionalmente definito a seguito della traduzione di Teodoro Fileta in greco, e' una raccolta di evocazioni di demoni antichi precedenti il mondo come oggi lo conosciamo ed è stato fra i piu' "declamati" grimori (raccolte di magie) contemporanei, capace secondo la tradizione occultistica di portare alla follia chi lo recitasse ad alta voce.

Considerando tutto cio' che si è detto in precedenza sarebbe sicuramente un caso affascinante se non fosse che il Necronomicon e' il frutto esclusivo della mente di Howard Philips Lovercraft, una delle figure piu' notevoli di gothic writer del nostro secolo. Un'opera di ingegneria letteraria quindi, ottimamente realizzata nel corso di tutta la sua vita, ma anche il classico esempio di "libro che non c'è" che tanto piacerebbe come idea a Umberto Eco o ai contemporanei Luther Blisset e Wu Ming, creatori di leggende e miti moderni.

Lovercraft sparse infatti qua e la' nei suoi racconti frammenti di questa fantomatica opera, riferimenti velati e oscuri come nella migliore tradizione della letteratura tardo ottocentesca, portando via via nel corso degli anni i suoi lettori verso un climax di interesse parossistico che non è mai scemato neanche dopo la sua morte, anzi, fino a creare (basta dare uno sguardo alla Rete anche oggi) un'attesa spasmodica di rivelazioni in chi lo ritiene realmente esistente o frutto di oscure visioni dell'autore.

Il "mito" del Necronomicon nato nel lontano 1927 in forma di epistola ad alcuni amici scrittori si è nutrito cosi‚ con il tempo dell'ambigua e tormentata figura dello scrittore di Providence generando una storia alternativa fatta di segreti e terribili (e volute) omissioni, accrescendo sempre piu' la voglia di questo libro scomparso che esisteva ed esistera' sempre e solo in una unica mente: quella del suo creatore, non il folle Alh Azhared ma H.P.Lovercraft.

Il fascino del male che attrae gli uomini da sempre ha compiuto una sua personalissima ed affascinante "magia": materializzare oggi come ieri nei desideri degli uomini il fantomatico ma inesistente libro maledetto.


Link:

http://utenti.tripod.it/kynoppy/first.htm 

http://www.miracha.com/necronomicon.htm 

http://www.fanucci.it/Pages/horror/necronomicon.html 

http://www.geocities.com/Athens/Olympus/9310/ 

http://www.pegacity.it/astro/al_azif.htm 

http://www.kornelius.it/necron.htm 

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