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248- 06.03.04


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Contro il terrore

Alessandro Lanni


Giovanna Borradori
Filosofia del terrore. Dialoghi con Jacques Derrida e Jürgen Habermas
Laterza, 2003, pagg. 220, euro 15

Il filosofo al di l÷ delle etichette
Quando la sera andavamo in rue d'Ulm
Contro il terrore
Forse è vero che con l'avanzare dell'età qualche angolo del carattere si smussa. Dai e dai, l'aggressività svanisce, la combattività scema e una qualche solidarietà generazionale entra in ballo. Non sappiamo se sia questo il caso di Jacques Derrida e Jürgen Habermas – nati rispettivamente nel 1930 e 1929 – eppure molti segni dicono che tra i due il clima è cambiato. L'11 settembre è stato un punto di non ritorno anche nelle storie di due tra i maggiori filosofi viventi. Per anni se le sono date, metaforicamente, di santa ragione. Per il tedesco, l'altro era irrazionalista e relativista; per il franco-algerino, l'altro non si sforzava neanche di leggerlo. Uno è il padre della decostruzione; l'altro ha rivisitato la Teoria critica di Francoforte alla luce di altri stili filosofici, come la filosofia analitica e il pragmatismo. Dal tragico martedì di due anni e mezzo fa il vento è cambiato. In molte occasioni hanno firmato articoli insieme. Una per tutte, l'articolo dedicato all'Unione europea uscito sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung nel giorno in cui alcuni filosofi in contemporanea davano il loro contributo di idee alla causa continentale.

La parabola illuminista di Derrida
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Derrida nella rete

Cosa hanno da dire i due santoni del pensiero sull'11 settembre e su tutto quello che ne è seguito, guerre afgane e irakene comprese? Giovanna Borradori, docente di filosofia al Vassar College, ha incontrato Derrida e Habermas a pochi giorni dal drammatico attacco terroristico alle Twin Towers. Dai colloqui svoltisi poche settimane dopo, ne sono uscite due "interviste pensanti" sul tema del terrorismo globale, sui modi per affrontarlo, sulla guerra come strumento per risolvere le controversie internazionali e sulle differenze tra gli Stati Uniti e l'Europa. In una sorta di istant book, ma senza molti dei difetti che hanno di solito, i due filosofi fanno i conti con le questioni cruciali della nostra epoca. Concordano, divergono, mettono anche loro stessi in discussione senza nascondersi dietro le astrattezze della parola filosofica.

Borradori nel saggio introduttivo del libro descrive il perimetro delle questioni in campo. Dopo l'11 settembre è lo stesso fondamento del diritto internazionale ad entrare in crisi. Tanto gli attentati terroristici quanto le reazioni militari mostrano i limiti del progetto politico e morale nato con l'Illuminismo. E a chi se non ai filosofi spetta una valutazione critica dell'eredità illuministica? Per affrontare questi nostri anni bui serve rimettere le mani nella cassetta degli attrezzi creata da Montesquieu, Voltaire, Kant e gli altri. Per esempio il concetto chiave di "tolleranza" costruito nel secolo dei Lumi va sostituito, secondo Derrida, da quello di "ospitalità" ben più disponibile ad accogliere la diversità radicale dello straniero senza forzarlo all'adattamento alla nostra cultura. Al contrario, Habermas ritiene che sia ancora il perno attorno al quale debba girare la democrazia, nel senso più alto in cui noi la intendiamo. La modernità non va considerata conclusa o superata, piuttosto si tratta di realizzarla mantenendo vivi i suoi valori ancora attualissimi. Modernità che è all'esatto opposto del fondamentalismo religioso, oscurantista e violento.

Sono molti i temi toccati nelle due interviste e nei due lunghi articoli esplicativi di Borradori che le seguono. È possibile perdonare i terroristi? Che ne è dello scontro di civiltà? E delle istituzioni internazionali? Che ruolo hanno avuto i mass media nella nostra percezione degli attentati terroristici? Domande impegnative che trovano risposta lungo le 220 pagine di questa Filosofia del terrore. Eppure, c'è un filo rosso che corre lungo tutto il testo. A volte in superficie, a volte in profondità, entrambi i filosofi pongono in questione il ruolo presente e, soprattutto, futuro dell'Europa. Il richiamo alle radici illuministiche del continente ha il senso, per entrambi sebbene in modi diversi, di indicare la via che l'Europa dovrebbe seguire. Si tratta di tornare a Kant e alla sua nozione di cosmopolitismo per realizzare l'antico sogno dell'Illuminismo: l'emancipazione universale. Che per Habermas si concretizza in un nuovo ordine mondiale e per Derrida in una "democrazia a venire", un'alleanza al di là del politico. Tutto sta a mettersi d'accordo.

 

 

 

 

 

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