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Questo mondo mi sembra il Medio Evo



Umberto Sulpasso con Mauro Buonocore




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Umberto Sulpasso ha insegnato Economia in università di Roma, Fontainbleau e Los Angeles. Attualmente è fondatore e presidente dell'International Multimedial University, realizzata in collaborazione con partner italiani e internazionali come l'Enel, la Rai, la Regione Umbria e la Gwp-Ucla di Los Angeles.

Nel 1991 Sulpasso propose alla Saritel, società della Stet, il progetto di realizzare una rivista via fax che servisse clienti specializzati in argomenti finanziari. Il progetto, che richiedeva grandi sforzi finanziari e tecnologici, è iniziato con una fase di sperimentazione, quando però si è arrivati al momento di lanciare la rivista con un congresso internazionale, la Saritel non ha spedito gli inviti ai partecipanti, il congresso non ha avuto luogo e tutto il progetto è fallito. La vicenda è continuata nelle aule di tribunale, Sulpasso ha avuto il consenso dei giudici e ha deciso di raccontare tutto in un romanzo intitolato www.scheletri-telecom.it (idealibri).

Professor Sulpasso, perché scrivere un libro sulla vicenda?

Perché la storia non finisse lì, non si esaurisse, ma potesse restare viva in qualche modo. Io non mi illudo che quella che mi è accaduta sia una cosa gravissima, ne succedono quotidianamente di peggiori, però mi sembrava il caso di cercare di inserirla in un contesto più ampio in cui la gente potesse in qualche modo riconoscere i fatti piccoli e grandi che hanno dato forma all'intera vicenda. Il fallimento del convegno, e di conseguenza di tutto il progetto della rivista, a mio parere, nasce da un panorama molto ampio che coinvolge l'intera struttura della società italiana, non è semplicemente il frutto della tracotanza o della stupidità di un individuo - l'amministratore delegato della Saritel - il quale tra l'altro non ha mai risposto ai miei tentativi di chiamarlo pubblicamente in causa sulla vicenda.

Come quando ha comprato un'intera pagina di la Repubblica per rendere nota tutta la storia facendo nomi e cognomi.

Esatto. I giudici e il collegio arbitrale mi hanno dato ragione considerando, alla fine della vertenza, la Saritel colpevole della mancata realizzazione del Convegno EuroBanking all'Università di Bologna. A quel punto ho comprato una pagina su la Repubblica per raccontare pubblicamente l'esito dell'arbitrato soprattutto a coloro - esponenti del mondo politico, finanziario ed accademico - con i quali mi ero speso personalmente e che difficilmente potevano credere che un convegno di tale portata (per cui era prevista la presenza di ministri, del Governatore della Banca d'Italia, del Presidente della Confindustria, del Presidente della Telecom) potesse fallire soltanto perché un dirigente della Saritel si era dimenticato di spedire gli inviti e se ne era accorto soltanto a dieci giorni dalla data prevista, quando ormai c'era pochissimo tempo per rimediare.

In quella pagina, per riscattarmi di fronte a tutti i miei interlocutori, ho raccontato a chiare lettere che il ragionier Cammarano, amministratore delegato della Saritel, si era reso protagonista di un comportamento incomprensibile, negligente, incapace. Ma mai l'interessato ha avuto il coraggio di rispondere.

Ha mai pensato che la vicenda degli inviti potesse nascondere qualcosa di diverso dalla semplice negligenza di un funzionario?

Ad essere sincero non amo le dietrologie. Ho effettivamente pensato che si trattasse di un atto di stupidità, invece forse la mia visione sui motivi della negligenza non era completamente esatta, ma non ho mai insistito con la controparte. Alla fine della vicenda credo sinceramente che la chiave ultima di spiegazione di questi comportamenti stia proprio in un modo di guardare le cose che è tipico di una determinata società e per questo probabilmente ho sentito che sarebbe stato importante fare di tutta la storia un libro.

Quando dagli Stati Uniti, paese nel quale sono stato per molti anni e che sento come la mia vera patria professionale e operativa, sono tornato in Italia ho notato i comportamenti e la mentalità testimoniati poi da tutta la vicenda con la Saritel. La tracotanza e la negligenza dei funzionari sono l'evidenza di un modo di guardare alle cose tipicamente feudale, fatto di gerarchie e di invidie per le posizioni conquistate. Questi atteggiamenti possono portare al fallimento di idee brillanti: ci si arrocca su posizioni di potere e si bada soltanto a non scendere nella gerarchia. È un modo di pensare e di agire che appartiene a vecchi schemi, che fanno parte di un altro mondo, il mondo delle opposizioni nette che ha caratterizzato il periodo della guerra fredda, ma credo proprio che adesso tutto questo costituisca un problema del quale dovremmo liberarci.

Nel suo libro lei descrive due diversi mondi in cui si svolgono le vicende. Da una parte c'è Feudlandia, "società organizzata secondo criteri di signoria, arbitrarietà e patronato tipici dell'evo medio", un mondo di burocrati e di impiegati che si affollano alle macchinette del caffè mentre le scrivanie rimangono vuote, di dirigenti che costringono ad interminabili ore di attesa prima di concedere un'intervista o un incontro di lavoro. Dall'altra parte c'è invece Greeklandia, la terra in cui, grazie alla "rivoluzione del silicio", Keynes e Pericle si fondono in una realtà in cui "sapere e diversità culturali si fanno moltiplicatori di reddito". A guardar bene sembra che lei abbia voluto modellare il primo esempio sulla realtà italiana, mentre il secondo mondo appare un po' utopistico.

Non direi proprio utopistico. Greeklandia esiste ed è quel territorio fatto dal fenomenale mondo di comunicazione che caratterizza gli anni che stiamo vivendo. E' una realtà transnazionale e transgenerazionale nella quale grazie alle nuove tecnologie della comunicazione le conoscenze circolano tra le persone e si possono trasformare in azione. Penso ad esempio a tutto il movimento no-global: in questo caso le nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione digitale costituiscono una risorsa di connessione e di scambio di opinioni come non era mai esistita su una scala così grande.

Nell'Atene di Pericle, che ho preso come punto di riferimento per il mondo di Greeklandia, vivevano cinquantamila persone, e la forza di quella realtà stava tutta nel fatto che esisteva una comunicazione in grado di attraversare tutta la società. È quella la direzione verso la quale dobbiamo guardare.

La "rivoluzione del silicio" è un fatto estremamente positivo sul quale bisogna muoversi in modo culturale, investendo del denaro nella produzione di sapere, che è una merce che si moltiplica. Provo a spiegarmi meglio: se io comunico il mio sapere a una persona, cioè scambio conoscenza, ho moltiplicato quello stesso sapere, che ora non appartiene solo a me ma anche ad un altro individuo, di conseguenza entrambi saremo in grado di produrre di più; tutte le altre merci, al contrario, si consumano e si esauriscono, non si moltiplicano semplicemente con lo scambio.

Per questo sostengo che se Keynes aveva parlato del moltiplicatore del reddito, bisognerebbe oggi iniziare a parlare del moltiplicatore della conoscenza. Sono convinto che oggi abbiamo la possibilità di lavorare in questo senso grazie alle tecnologie digitali che consentono di ampliare la formazione, e quindi la produzione di conoscenze, oltre confini che qualche anno fa erano impensabili.

E secondo lei l'Italia, da questo punto di vista vive ancora una posizione di arretratezza.

L'Italia paga un prezzo molto alto a livello di organizzazione aziendale, sociale e di comunicazione, tanto che realizzare un'idea diventa qui una cosa molto difficile. Ne è testimoinza la vicenda con la Saritel: in un altro paese il responsabile del fallimento del convegno avrebbe dovuto essere licenziato immediatamente e sostituito con qualcuno in grado di mandare avanti l'iniziativa e realizzare le riviste via fax; invece non è accaduto niente di tutto questo.

Una volta che i giudici le hanno dato ragione che cosa ha deciso di fare?

Il mio primo pensiero è stato quello di rientrare in California, ma non mi andava l'idea di tornare in Usa da sconfitto, e allora ho deciso di rimanere in Italia e ho iniziato a lavorare al progetto di un'università multimediale, quella che oggi è l'International Multimedia University (Imu).

Di che cosa si tratta?

Quando ho pensato di fare un'università multimediale ho pensato che per essere un'idea davvero innovativa doveva appoggiarsi su tre gambe solide. Una è rappresentata dal fatto che l'Imu non è solo Internet, ma si avvale di una serie di media integrati: certo il web è una risorsa importante, ma al suo fianco sono importanti pure il video, il satellite e i cd-rom.

La seconda idea importante è rappresentata dal fatto che noi non ci fermiamo ad una piattaforma tecnologica, la nostra attenzione è invece dedicata ad una piattaforma pedagogica, noi dettiamo la metodologia dell'insegnamento e coloro che si occupano della tecnologia devono pensare di adattarla alle nostre esigenze: è la tecnologia che deve essere adattata ai contenuti e non viceversa.

Il terzo elemento fondamentale che ha fatto nascere l'Imu è che non avevamo alcuna intenzione di fare concorrenza alle università tradizionali, ma avremmo provato a realizzare ciò che a loro non riesce.

I nostri corsi non vogliono minimamente sovrapporsi ai contenuti dei corsi universitari tradizionali, ma vogliono percorrere il territorio del cambiamento. Un esempio può forse aiutarmi a spegarmi meglio. Nessuna università di economia ha ancora messo a punto un corso specifico sull'euro per diversi motivi, tra i quali molti di carattere burocratico. Al contrario noi siamo stati in grado di farlo perché la formazione a distanza, grazie alla multimedialità e alle nuove tecnologie dell'informazione, può seguire il ritmo del cambiamento con grande elasticità rispetto agli spazi fisici e rispetto agli argomenti da affrontare e approfondire attraverso il web per quanto riguarda le lezioni di base e attraverso altri supporti, come ad esempio i cd rom, i video e le teleconferenze, per quanto riguarda gli approfondimenti. Ecco perché dico che l'Imu è nata e vuole svilupparsi come l'università del cambiamento.

 

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