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Time / Al Gore: verso una presidenza ambientalista?

Raffaele Oriani

 

Time, 10 maggio 1999

Al Gore si appresta a concorrere per la Casa Bianca. Se sara’ l’erede di Clinton lo decideranno il prossimo anno gli americani, se sara’ il presidente piu’ verde della storia dipendera’ invece soprattutto da lui stesso. Prima di diventare vicepresidente Gore e’ stato infatti l’autore di ‘Earth in The Balance’, best seller ambientalista in cui si diceva a chiare lettere che ‘dobbiamo far si’ che la salveza dell’ambiente diventi il principio guida della nostra civilta’. Parole forti e chiare quindi, cui negli anni della presidenza Clinton sono seguiti alcuni atti concreti: il California Desert Protection Act che salvaguardia una porzione di territorio di dimensioni assolutamente eccezionali, diverse leggi contro l’inquinamento automobilistico, l’impegno al vertice di Kyoto per convincere i paesi in via di sviluppo a intraprendere una via alternativa che non porti al collasso ambientale del pianeta. E oltre a questo, le organizzazioni ambientaliste che dopo l’esilio degli anni di Reagan e Bush sono tornate a contare all’interno dei processi decisionali della Casa Bianca: molto quindi e’ stato fatto rispetto ai predecessori, poco se si confrontano i risultati con gli impegni presi dal giovane Gore nel suo fortunato volume in difesa della causa ambientale. Gli ambientalisti quindi sono inquieti: sanno che Gore e’ il loro candidato, ma vorrebbero che facesse dell’ambiente il discrimine della sua poltica, che facesse insomma seguire ai proclami dei fatti certi e riconoscibili.

La tragedia di Littleton dove due adolescenti hanno massacrato senza alcuna ragione i propri compagni di classe ripropone il tema della Rete come spazzatura del mondo in cui, al di la’ di ogni controllo, i minorenni possono trovare tutto quello che nella realta’ sarebbe loro negato. Nella Rete non c’e’ sistema di controllo: basta avere un’idea, aver sentito una parola magica e malvagia per attivare un motore di ricerca e aprire la pagina che sarebbe stato meglio non vedere. Possono essere siti razzisti, puo’ essere un sito di propaganda razzista, di sesso violento, di misoginia militante: tutto e’ a disposizione e non ci sono contromisure all’altezza del nemico. I genitori americani sono sempre piu’ spaventati da quel mondo in cui i figli si immergono in solitudine: certo, i piu’ per chiacchierare con gli amici o fare ricerche per il prossimo tema in classe, ma la paura va al resto, a tutto quello che non si dovrebbe toccare e invece e’ li’ a portata di mano. Daniel Okrent su ‘Time’ invita a moderare l’isteria e a ricordarsi che la battaglia non si combatte sullo schermo ma nelle case: internet non sottrae i figli ai genitori, li confronta solamente con tutto il bello e il bruttodel mondo. Sta quindi ai genitori stessi essere all’altezza della sfida.



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