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Antinomie dell'educazione nel XXI secolo






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Chi si occupa di educazione e di formazione deve fare i conti con il mutamento in atto, con il cambio delle generazioni, con le innovazioni tecnologiche, con la crisi dei valori, e quindi con la discussione delle metodologie educative. La società multietnica e senza frontiere dei media, la ricerca scientifica e le tecnologie applicate, trasformando il contesto sociale, pongono continuamente questioni nuove alla conoscenza. La crisi che pervade la politica, l'economia e l'ideologia del mondo occidentale si sintetizza e si enfatizza nel progetto formativo dell'occidente. Predisporre al futuro le nuove generazioni è la sfida della società contemporanea per la sua stessa sopravvivenza.

Sulla scorta di queste considerazioni il convegno internazionale Antinomie dell'educazione nel XXI secolo, promosso dal Dipartimento di Scienze dell'Educazione della Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università Roma Tre, che costituisce da tempo un luogo di confronto tra saperi e sensibilità diverse, intende porsi come punto di partenza per riformulare i paradigmi dell'educazione.

Il convegno avrà luogo da giovedì 30 gennaio a sabato 1 febbraio: giovedì 30 e venerdì 31 gennaio presso il Dipartimento di Scienze dell'Educazione e Facoltà di Scienze della Formazione Aula 1, (Piazza della Repubblica 10) e sabato 1 febbraio presso l'Aula Magna del Rettorato - via Ostiense 159. Interverranno Roland Robertson, François Dubet, Simona Argentieri, Luciano Gallino, Giuseppe Pittau.

Ancora una volta chi si occupa e preoccupa di educazione ha da fare i conti con il mutamento in atto, con il cambio delle generazioni, con le innovazioni tecniche, con la crisi dei valori, con la messa in discussione delle metodologie educative, dei criteri di valutazione, delle modalità di verifica, dei mezzi di orientamento.

Se l'educazione non è finalizzata al solo apprendimento di nozioni e di modi di uso degli strumenti, tuttavia c'è da chiedersi se abbia senso in questo nuovo secolo proseguire lungo la strada della formazione educativa finalizzata ad acquisire modelli comportamentali di corretto utilizzo del vivere sociale e di tutte le sue risorse.

Fra la negazione di ogni possibilità di intervento ulteriore ed il disegno di una palingenesi totale dell'educazione e della società è forse praticabile una terza strada, più realistica, più attenta alle evidenze emergenti, più consapevole delle potenzialità offerte, per non rassegnarsi a demordere?

Certo le antinomie non mancano e fra queste vanno considerate di volta in volta le scelte opportune, le opzioni efficaci, le soluzioni adatte.

Intanto non pare più possibile prescindere dal riverbero diffuso di ogni attività anche minima: da un convegno ad un libro, da una ricerca ad una sperimentazione, da una valutazione ad un'indicazione di rotta. Pure un piccolo dettaglio può decidere della vita di un essere e del suo futuro in una qualunque parte del pianeta, oggi raggiungibile ancor prima e meglio che nel passato. Dunque il livello contestuale non è mai di fatto solo quello di riferimento iniziale: è scontato che esso sia senza confini, illimitato nel tempo e nello spazio. Così il singolare si coniuga continuamente con il plurale, il particolare con il generale, il locale con il globale.

Lo stesso incremento della popolazione mondiale non solo accresce numericamente le differenze possibili ma pure le occasioni di incontro e di confronto. Se in passato il diverso era rintracciabile nel quadro circoscritto del proprio universo comunitario (villaggio, città, nazione) oggi la sfida è ben più ampia, si allarga a dismisura, porta ad impatti inusitati, con effetti imprevedibili: la diversità del passato appare ormai sempre più come qualcosa con i connotati dell'affinità se paragonata con le altre differenze riscontrabili oggi, a livello economico, culturale, politico, ideologico, religioso, etico.

A seguito delle trasformazioni già compiute e di quelle ancora in corso c'è da chiedersi se ancora sia lecito distinguere tra vari tipi di educazione (e di formazione) trattandoli alla stregua di mondi separati, non interagenti, del tutto asettici rispetto alla realtà sociale. L'antinomia tra cultura e professione è reale o fittizia? C'è forse da una parte il livello alto della cultura e dall'altra quello pratico, concreto della professione? Oppure è dato declinare diversamente le interazioni tra il culturale ed il professionale? E con quali conseguenze sul piano operativo?

È vero che la complessità riscontrabile in questo XXI secolo è tale da richiedere una gestione abbastanza razionale delle risorse umane e naturali. Ma c'è un limite alla razionalità? E come si deve tenere conto del livello soggettivo, legato essenzialmente al sentimento, all'emozione, al piacere della dedizione, al pregio dell'interazione interpersonale? Prevarrà la razionalità o l'emozione? E soprattutto che uso si può fare in campo educativo dell'una e/o dell'altra?

Le riflessioni teoriche e le osservazioni basate sulle indagini sperimentali ed empiriche non possono non sfociare in una attuazione fattiva e conseguenziale. Il momento della decisionalità politica è fondamentale e fondante. Ma anche qui va sciolto il nodo della contrapposizione fra progettualità ed autonomia, fra centralizzazione e partecipazione dal basso. O forse è da immaginare un marchingegno che crei un connubio fra livello di gestione paracibernetica generale ed autogestione individuale e/o microcomunitaria?

Sulla scorta di questi interrogativi il Convegno internazionale "Antinomie dell'educazione nel XXI secolo", promosso da un Dipartimento universitario che costituisce da tempo un luogo di confronto tra saperi e sensibilità diverse, potrebbe segnare un punto di partenza per riformulare, in modo più confacente ed avveduto, alcuni quesiti vecchi e nuovi, tipici dell'approccio educativo.

Ecco il programma:

Giov. 30 gennaio - 9.30: Matilde Callari Galli, Luciano Gallino, Roland Robertson

Globale/Locale

In un ordine mondiale politico, economico e sociale sempre più caratterizzato dal fenomeno della 'globalizzazione', le dimensioni 'locali' devono essere considerate antinomiche o complementari? Robertson nel suo testo rileva che spesso questi due concetti sono stati posti in un rapporto di antinomia, sostenendo al contrario che si tratta piuttosto di una contaminazione che porta all'utilizzo di un nuovo concetto, quello di 'glocale'.

30 gennaio - ore 15: Bertrand Schwartz, Gianni Vattimo, Silvia Vegetti Finzi

Uguale/Diverso

Che uguale e diverso siano in contrapposizione è evidente.

Quel che è meno evidente è che significati antinomici siano presenti nell'una e nell'altra categoria. Sebbene nel dibattito educativo molto spesso all'idea di uguaglianza ha corrisposto il rifiuto di diversità, la ricerca educativa negli ultimi decenni sembra aver trovato un compromesso per superare, almeno in via transitoria, l'antinomia uguale/diverso, concentrando l'attenzione relativa al primo termine sullo studio di problemi concernenti le popolazioni (macroricerca) e caratterizzandosi per l'altro termine con iniziative circoscritte a piccoli gruppi o a soggetti singoli (microricerca).

Ven. 31 gennaio - ore 9.30: Nicola Cacace, François Dubet, Silvano Tagliagambe

Cultura/Professione

Che importanza rivestono l'educazione e l'alta formazione nella società globale?

Nonostante l'affermazione di un andamento ciclico della prevalenza dell'asse culturale o di quello professionale nella formazione delle nuove generazioni, l'inizio di questo secolo ha visto, quasi esclusivamente nel nostro paese, l'affermarsi pratico del secondo.

Ma sono davvero inconciliabili cultura e professione nelle società odierne? E' realmente facilitato l'ingresso dei giovani nel mercato del lavoro attraverso la promozione di quelle "competenze" specifiche sempre più richieste dal mondo produttivo?

Un'educazione incompleta e troppo precocemente canalizzata e specializzata non solo differenzia ulteriormente i gruppi sociali, ma per la sua settorializzazione rende incapaci di affrontare problemi che vadano oltre gli ambiti padroneggiati.

31 gennaio - ore 15: Simona Argentieri, Eugéne Enriquez, Lucio Sarno

Ragione/Emozione

C'è un limite alla razionalità? In che considerazione deve essere tenuto il livello soggettivo, legato essenzialmente al sentimento e al pregio dell'interazione interpersonale? Prevale la razionalità o l'emozione? E soprattutto che uso si può fare in campo educativo dell'una e/o dell'altra?

La storia e la cultura dell'Occidente sono state costantemente e sono attraversate dalla presenza dell'opposizione ragione/passioni. Il logos si contrappone al caos, nella rivelazione cristiana e, prima ancora, nella fondazione filosofica. Si cerca un principio in grado di porre ordine al fluire incomprensibile ed incontrollabile degli eventi, sia su scala cosmica che a livello personale, interpersonale e collettivo. L'avvento e la diffusione della società della rete richiede approcci innovativi sia nella ricostruzione del valore unitario dei saperi sia nella progettazione di moduli di apprendimento continuo che tengano conto delle tecnologie della comunicazione e dell'informazione.

Sab. 1 febbraio - ore 9.30: Giuseppe Pittau, Alessandro Pajno

Autonomia/Progetto

L'Università e la Ricerca saranno in grado nel terzo millennio di riorientare le politiche formative restituendo valore al sapere e centralità all'individuo?

Gli accademici e gli studiosi di questioni educative si trovano, da circa un decennio, coinvolti in un processo di ridefinizione di ambiti e soggetti con incarichi di responsabilità. Si tratta di un fenomeno che in diversa misura e ampiezza interessa il funzionamento delle strutture portanti dell'organizzazione della scuola, della formazione e dell'università.

Sappiamo bene che non si tratta di un processo che riguarda solo il nostro Paese: anche in Francia, in Inghilterra, negli Stati Uniti è in atto un impegno simile.

Per informmazioni:
Ufficio Stampa ROMA TRE
Monica Pepe - tel. 06 57067208
Christian Benenati - tel. 06 57067209
Via Ostiense 159 - 00154 Roma
Fax + 39 06 57067265
E-mail: stampa@uniroma3.it
www.uniroma3.it

 

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