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Se la laurea scade come la patente



Saverio Avveduto con Mauro Buonocore




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"Una laurea conseguita oggi fra cinque anni varrà la metà, fra dieci non avrà più valore perché i contenuti appresi all'università decadono, come una patente automobilistica". Con queste parole il professor Saverio Avveduto definisce chiaramente che cosa sia l'educazione permanente. Presidente dell'Unione Nazionale per la Lotta contro l'Analfabetismo, ente che venti anni fà ha istituito l'Università di Castel Sant'Angelo (Ucsa) per l'educazione permanente, il professor Avveduto spiega perché è tanto importante puntare l'attenzione su un tipo di educazione che duri per tutta la vita e non si esaurisca all'università tradizionale, o alle scuole superiori se non addirittura alle scuole dell'obbligo.

Prof. Avveduto, che ruolo svolge l'educazione permanente nella nostra società?

In un mondo in cui i saperi si espandono e si rinnovano in continuazione, è importante che ognuno di noi riaggiorni quotidianamente la propria preparazione e la propria cultura. In questo modo le persone possono inserirsi in maniera efficace nella realtà produttiva di ogni paese. Chi non si aggiorna, al contrario, è destinato a rimanerne fuori. Questo è quello che si intende per educazione permanente parlando in termini generali.

Per quanto riguarda la scuola, poi, è importante che chi esce dall'università o dalla scuola media superiore, licei o istituti professionali che siano, periodicamente ritorni, lungo tutto l'arco della vita, ad aggiornare i propri saperi. Non a caso nel mondo anglosassone l'educazione permanente è chiamata life long learning, cioè apprendimento che dura tutta la vita.

L'Ucsa è nata proprio con l'intenzione di rispondere a queste necessità e ha l'educazione permanente come propria missione. Nasce vent'anni fa sull'onda della crisi dell'università tradizionale e dell'impulso dato dalla nascita di conoscenze nuove: mentre noi parliamo, in tutti gli istituti di ricerca del mondo vengono prodotte nuove idee e nuovi prodotti intellettuali che vanno inseriti nel circuito culturale. Ecco cosa fa l'Università di Castel Sant'Angelo.

Nella pratica questa missione come si traduce?

Con delle conferenze o dei corsi brevi di tre quattro o cinque lezioni orientate intorno a un tema specifico. Ad esempio qualche anno fà Edoardo Boncinelli, genetista di fama mondiale, ha tenuto per i nostri allievi una lezione sul concetto di coscienza.

Esiste una selezione delle discipline alle quali dare spazio attraverso i cicli di lezioni, oppure l'Ucsa si rivolge al sapere in senso generale?

Un proverbio latino dice: sono uomo e non ritengo a me estranea alcuna cosa umana. Noi non disdegnamo alcun settore della ricerca, dalle scienze alla storia, alla filosofia, alla letteratura alle arti. Vogliamo rivolgerci, in sostanza, a tutto ciò che può interessare l'uomo nella sua globalità. Se la scienza può essere divisa a fette, in settori disciplinari, l'Ucsa cerca di trattare la settorialità per ricomporla in un sapere da mettere a disposizione dei nostri allievi e di tutti coloro che sono interessati.

Vuol dire che le lezioni non coinvolgono soltanto gli iscritti?

Le lezioni sono dedicate agli iscritti, ma poi vengono raccolte in pubblicazioni, intitolate Lezioni scelte, che vengono offerte ad un pubblico più ampio.

Chi sono gli iscritti all'Ucsa?

Rappresentano un livello medio-alto della popolazione italiana. Sono ingegneri, ragionieri, letterati, ma c'è anche chi non ha alcun titolo di studio, in definitiva si tratta di una sorta di élite di persone che, raggiunta una certa età (per lo più sono pensionati), sentono il bisogno di continuare il loro percorso di apprendimento all'interno dei saperi.

Che posto ha l'educazione permanente nelle politiche italiane? Una ricerca dell'Ocse (Organizzazione per la Cooperazione lo Sviluppo Economico) sul livello di scolarità dei paesi membri nella fascia di popolazione tra i 25 e 64 anni ha visto l'Italia collocarsi agli ultimi posti.

La ricerca dell'Ocse voleva indagare quanta scuola fosse a disposizione di una determinata fascia di popolazione all'interno dei paesi membri dell'Organizzazione. L'Italia purtroppo si colloca tra gli ultimi cinque paesi della graduatoria e non riesce ad emergere da questa situazione. Soltanto Grecia, Spagna, Turchia e Portogallo vivono da questo punto di vista situazioni peggiori del nostro paese.

Dove nascono, secondo lei, i motivi di questo ritardo? Si possono far risalire a un'indifferenza culturale degli italiani verso l'educazione permanente, oppure il problema ha radici politiche?

Se anche esistesse un certa diffidenza culturale verso l'educazione permanente, il dovere della classe dirigente è quello di trasformare questa mentalità e rendere appetibile il bene rappresentato dalla scuola. Il punto è che non spendiamo abbastanza per la scuola e per la ricerca.

L'Ucsa compie venti anni. Come è cresciuta l'Università di Castel Sant'Angelo dalla sua nascita fino ad oggi?

Per rispondere a questa domanda vorrei usare un termine anglosassone: flourishing. L'Ucsa è un'università fiorente, protagonista di uno sviluppo, seguita da allievi che sacrificano il loro tempo e il loro denaro dimostrando di apprezzare l'offerta che viene fatta loro. Inoltre le lezioni e le iniziative dell'Ucsa rappresentano anche un elemento importante nella vita individuale di ciascuno degli iscritti: si ritrovano come gruppo, e così allargano le loro esperienze umane e le loro conoscenze.

E allo stesso tempo questi venti anni hanno visto crescere l'attenzione delle istituzioni verso l'educazione permanente?

Purtroppo devo dire che il mondo politico non ha mai mostrato particolare attenzione verso questo tipo di realtà. E' difficile indicare le cause di una così scarsa attenzione, ma sono ottimista per il futuro, perché qualche miglioramento possiamo constatarlo. Ma forse questa speranza nasce dall'ottimismo che dà voce ai miei desideri.

 

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