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247- 21.02.04


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Uno strumento per governare la complessità

Roberto Zangrandi con Paola Casella


Enel è una delle poche aziende italiane ad aver adottato un Codice etico che specifica precisi criteri di condotta per i propri dipendenti. Roberto Zangrandi, Responsabile Identità e Immagine per Enel, ci spiega la corporate responsibility secondo l'azienda.

Quali sono, per un'azienda, i vantaggi della responsabilità sociale?

Uno dei vantaggi principali della responsabilità sociale come strumento di gestione è l'abbassamento complessivo del profilo di rischio dell'azienda. L'impegno - non la costrizione - a una governance ambientale che utilizzi i più stringenti strumenti di certificazione - ISO, EMAS e così via - sui processi critici significa fare le cose in maniera più che corretta, insegnando a non sbagliare. Banalmente, per un'azienda come Enel rientrare nelle certificazioni ambientali più stringenti significa ridurre la possibilità che ti scoppi una caldaia. Per quanto attiene ai fornitori, chiedere loro di aderire alla nozione etica di Enel significa non correre il rischio che un subappaltatore che sta facendo degli importanti lavori attorno a una cabina elettrica utilizzi lavoro nero minorile e che per causa di questo la sua attività venga sospesa. Per quanto riguarda i clienti, significa abbassare la conflittualità.

Il comportamento etico dell’impresa può auemntare la competitività di un'azienda?

Per un mercato sostenibile

Olivetti, un imprenditore venuto dal Rinascimento

˝Etica sĎ, ma a fondo perdutoţ
Le aziende che utilizzano la Csr (Corporate Social Responsibility, ndr) come strumento di gestione accanto a quelli tradizionali abbassano notevolmente il proprio profilo di rischio. Un investitore istituzionale che sceglie un'azienda come Enel con una comprovata responsabilità sociale sta marginalmente più tranquillo, ed è per questo che le aziende ritenute socialmente responsabili e hanno una performance di borsa migliore a quella delle aziende che non ce l'hanno: nelle correnti di rialzo rialzano più delle altre, nelle correnti di ribasso ribassano un po' meno. Questo per noi si traduce in quattrini perché i fondi comuni che investono principalmente in aziende socialmente responsabili aumentano e ci preferiscono. Faccio un esempio: un 5% del nostro flottante, delle azioni liberamente in circolazione sul mercato, è stabilmente in mano a questi fondi comuni. E questa cifra aumenta non dico di giorno in giorno, ma a un ritmo che ci rassicura molto: siamo passati da 12 fondi comuni socialmente responsabili a più di una trentina nel giro di un anno.

Quando è stato il momento di acquisire un codice etico, pensavate già in termini di tornaconto, per usare un termine brutale?

Uno strumento per governare la complessit÷

Pochi controlli, ma chiari ed efficaci

Alla ricerca del manager illuminato

Quando Enel ha adottato il codice etico il tornaconto - che non è un termine così brutale, perché corrisponde ad un'opzione precisa della responsabilità sociale - probabilmente non era la priorità. Semplicemente, era arrivato il momento di farlo. Nella strategia di diversificazione di Franco Tatò Enel era diventata una conglomerata di attività principalmente legate alla produzione e distribuzione di energia, ma che spaziavano dall'autonoleggio all'informatica distribuita. Per governare questa complessità il consiglio di amministrazione decise di dotarsi di un codice etico che valesse per tutta la conglomerata, una sorta di minimo comun denominatore per variate società appartenenti ad un unico gruppo.

Il codice etico è uno strumento di uniformità di approcci e di comportamenti su un vasto gruppo di aziende. Questo codice, partorito in un anno e mezzo di lavoro coordinato dalla funzione Audit di Enel, è uno dei più aggiornati che ci siano in giro, perché è contemporaneamente un codice etico e di indirizzo sui comportamenti. All'interno del quale c'è una disposizione che obbliga l'azienda a redigere un bilancio sociale.

Quanto era importante, al momento della stesura del codice, l'elemento di trasparenza?

Una delle prerogative del codice etico era proprio quella di aumentare la trasparenza dell'azienda. Tant'è che dentro sono contemplati tutti gli elementi fondanti la responsabilità sociale: dai fornitori ai clienti ai dipendenti e i finanziatori.

Quali sono i vantaggi della trasparenza per un'azienda?

Per un'azienda a prevalente capitale pubblico come la nostra, il principale vantaggio è l'equità sostanziale di trattamento degli azionisti. Enel ha a che fare con la splendida combinazione tipica delle aziende a prevalente capitale pubblico, dove gli azionisti possono essere al contempo dipendenti e clienti. In quella che viene chiamata la catena lunga di governo della pubblica amministrazione, i nostri clienti in quanto contribuenti sono anche indirettamente azionisti dell'azienda. Quando c'è questa complessità di stakeholder che, oltre agli interessi generici che li accomunano all'azienda, come un rapporto contrattuale per la fornitura di energia elettrica o di combustibili, sono anche contribuenti di uno stato che ti possiede a più del 60%, esiste un vincolo strutturale di rendicontazione che deve essere necessariamente trasparente - se quell'azienda vuole stare al mondo.

La trasparenza paga in quanto mette a fattor comune l'accesso all'informazione da parte del cittadino contribuente, cliente, azionista, dipendente o fornitore dell'azienda. Non possiamo parlare all'azionista in un modo diverso da quello con cui parliamo al dipendente perché molto spesso le due figure coincidono; stesso discorso per l'azionista e il cliente: in oltre 2 milioni e mezzo di casi, sono la stessa persona. Più del 10% secco dei nostri clienti retail sono anche nostri azionisti, e comunque tutti i nostri 30 milioni di clienti, comprese le aziende e le seconde case, sono comunque contribuenti. E' questo il vero nodo nella disclosure di Enel. Senza contare che abbiamo il residente della Corte dei Conti in azienda, che è una gioia che poche altre imprese hanno.

Per chi sceglie di vederla come una gioia...

(Ride) Parole sue, non mie.

Qual è il riscontro dell'adozione di un codice etico da parte di un'azienda italiana in ambito europeo?

Enel è allineata alle cosiddette best practice. Inoltre partiamo dal codice etico per sistematizzarlo in un insieme di misure di governance aziendali che, facendo riferimento al codice etico, allargano gli strumenti di controllo da parte dell'azienda su se stessa ma anche da parte dell'azionista sull'azienda. Siamo stati la prima azienda in Italia ad adottare il decreto legislativo 231 del 2001, quello per la prevenzione dei reati societari. A questo abbiamo affiancato l'adozione del codice di autodisciplina delle aziende quotate, noto in Italia come codice Breda, che nasce nel 2002 e viene aggiornato un anno dopo, e accanto ancora un modello organizzativo interno che è di fatto lo statuto dei comportamenti degli organi societari e della relazione fra il vertice e le linee manageriali, perché istituisce diversi comitati. Abbiamo un consiglio di amministrazione all'interno del quale c'è un comitato di controllo firmato da consiglieri non esecutivi e dai due consiglieri di minoranza, quelli espressi dai fondi comuni, a tutela dell'azionista di minoranza.

Poi abbiamo il comitato sulle compensation che decide lo schema di remunerazione delle fasce manageriali fuori contratto, assegna le stock option e così via. Infine abbiamo un comitato di direzione molto "alla tedesca", dove confluiscono tutte le direzioni della holding e i capi delle divisioni operative. E' un modello molto "renano". Se volessimo fare un paragone ardito - è una mia opinione personale - il consiglio di amministrazione con i suoi comitati di controllo e compensation esercita le attività di indirizzo e di controllo di un consiglio di sorveglianza, mentre il comitato di direzione presiede alla gestione dell'impresa. Questo modello si rintraccia in poche aziende in Italia, e a livello internazionale ci sta aiutando molto, è molto apprezzato dalle agenzie che danno il voto per infilare o meno un'azienda negli indici di sostenibilità, perché si traduce in un'immagine di coerenza rispetto a un modello di governance che ha preso quello che c'era a disposizione in termini normativi e legislativi e in qualche modo l'ha migliorato.

Che succede se un dipendente Enel infrange il codice etico?

Viene deferito all'Audit che esperisce la sua inchiesta e se il dipendente ha compiuto una manchevolezza rispetto al codice etico senza conseguenze civili o penali per l'azienda, gli viene comminata una sanzione all'interno dell'azienda, che può essere di sospensione dall'incarico, di rimborso del danno causato, o pregiudiziale nel rapporto di lavoro fino alle estreme conseguenze, se si configura la giusta causa per interrompere quel rapporto. Non c'è un plotone di esecuzione che lucida ogni mattina le armi, ma stiamo attenti. Nel primo semestre del 2003 i casi di segnalazione di infrazione del codice etico erano meno di dieci e si sono risolti con alcuni richiami e una sanzione. E i dipendenti sanno che, in una forma che salvaguarda il loro anonimato e la loro riservatezza, possono segnalare liberamente all'audit le infrazioni al codice.

Quale fondamento etico, secondo lei, deve sottendere all'operato di un'azienda?

Fare soldi nel rispetto degli stakeholder, quello che Enel si prefigge con la sua politica di sostenibilità, che comporta una fortissima responsabilità verso i nostri azionisti ma anche verso i nostri dipendenti, clienti e fornitori. Siamo presenti in seimila comuni italiani, e godiamo di un accesso superiore a quello di quasi tutte le altre aziende sul territorio, il che si trasforma in responsabilità diretta in termini di qualità del servizio. Abbiamo sulle comunità dove insistono i nostri impianti produttivi con tutti i loro processi critici un'attività di integrazione e di ascolto sulla quale mettiamo più di qualche quattrino. Il che non significa che abbiamo il consenso totale delle comunità su cui operiamo: nessuno vuole la centrale in cortile o il traliccio in giardino. Il nostro approccio è comunque di dichiarazione dei nostri principi e delle nostre necessità, ma anche di assicurazione dell'ascolto delle istanze degli stakeholder.

Infatti il vostro slogan è "L'energia che ti ascolta".

A suo tempo, abbiamo fatto una gara fra una decina di agenzie pubblicitarie alle quali avevamo dato un brief piuttosto chiaro: volevamo un pay-off che potesse essere utilizzato per tutta l'Enel e che sottolineasse la vicinanza al cliente e al cittadino, perché anche laddove non siamo più fornitori di reti di energia elettrica abbiamo ancora i negozi specializzati, in molti comuni partecipiamo ancora all'illuminazione pubblica, in altri siamo fornitori di gas. Enel, in quanto moloch monopolista nazionale che copre come la palandrana dell'invisibilità di Harry Potter tutto il Paese, è un'entità pervasiva, c'è un rating di conoscenza del nostro nome rispetto alla nostra attività che supera il 95% della popolazione. Anche se in molte città non siamo più i fornitori di energia elettrica, Enel significa ancora elettricità: quando c'è stato il blackout settembrino i milanesi hanno chiamato noi, non l'azienda locale. E noi eravamo lì ad ascoltare.

Alcuni sostengono che un'azienda che promuove un comportamento etico dovrebbe intervenire anche in territori che non appartengono al suo immediato bacino di utenza.

La sostenibilità di un'azienda si basa su tre pilastri: la responsabilità economica, quella sociale propriamente detta, cioè verso la società allargata in cui opera, e quella ambientale. L'interazione di queste tre sfere genera la sostenibilità, che è quindi la capacità di esprimere strategie industriali sostenibili per l'ambiente, corrette verso la società e che rendano vivibile la vita della società nell'ambiente. Noi abbiamo fatto un passo in più rispetto a questa nozione teorica perché fra la sfera della responsabilità economica e quella della responsabilità sociale abbiamo messo un cerotto che le collega strettamente e che si chiama solidarietà.

Abbiamo creato una Onlus che canalizza quelli che un tempo erano elargizioni a pioggia, cioè diffusive, del sistema Enel sul sociale e le coordina. Deleghiamo a questa Onlus il nostro intervento sociale in terlmini di filantropia aziendale: è una scelta che Enel fa. Premesso questo, la responsabilità sociale non si esaurisce nella filantropia aziendale, ma è un "di cui della medesima". Questo va chiarito, perché molti pensano che un'azienda sia socialmente responsabile semplicemente perché costruisce ospedali in Kenia. Balle. Va benissimo l'ospedale in Kenia, se fa parte di un quadro più ampio di un'azione che rispetta anche la qualità dei prodotti che vendi.

Noi crediamo che la filantropia non debba essere cause-related marketing. Con la nostra Onlus finanzieremo progetti pluriennali a favore dell'infanzia e della terza età, però crediamo anche che la solidareità debba giungere prioritariamente là dove l'azienda genera la sua ricchezza. Dunque i nostri interventi saranno indirizzati in quelle aree dove siamo presenti: l'Italia, la Spagna, forse in futuro alcuni paesi dell'Est Europa. Questo non ci impedisce di associarci a grandi progetti di soccorso o di intervento un paesi lontani dall'Italia, ma preferiamo interventire là dove generiamo la ricchezza, perché crediamo che sia importante il concetto di restituzione di risorse alla società nella quale si opera.



 

 

 

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