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246 - 07.02.04


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Alla ricerca del manager illuminato

Mauro Buonocore


Giovanni Moro, Alessandro Profumo
Plus valori. La responsabilità civile dell’impresa
Baldini&Castoldi, 2003,
pp. 141, euro 13


“Ciò che è buono per la società è buono anche per l’impresa”. Questa frase pronunciata qualche tempo fa dal segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan è il rovesciamento di un vecchio motto che serpeggiava per il mondo degli affari. “Quello che conviene all’impresa conviene anche al mondo che la circonda” dicevano i vecchi manager posti di fronte a scelte che coinvolgevano non solo le dinamiche dei profitti dell’azienda di cui erano a capo, ma che avevano anche ripercussioni sulla realtà circostante, sulla vita delle persone che a quella stessa azienda si rivolgevano come acquirenti, clienti, o che addirittura non hanno nulla a che fare con i beni prodotti da quell’impresa.

Quello compiuto da Kofi Annan è il semplice rovesciamento di una frase che però porta significati di vasta portata, che investono il mondo degli affari e della società civile, mettendoli vicini e facendoli dialogare. E allo stesso modo dialogano Alessandro Profumo e Giovanni Moro nelle pagine del libro Plus valori. La responsabilità civile dell’impresa. Da una parte un protagonista delle vicende economiche e finanziarie, Profumo, amministratore delegato unico di UniCredito, uno dei più grandi istituti bancari italiani; dall’altra un’esponente della società civile, Moro, tra i fondatori di Cittadinanzattiva, organizzazione che ha lo scopo di sostenere e sviluppare l’attivismo civico, la partecipazione attiva e diretta da parte dei cittadini nelle dinamiche politiche economiche e sociali che li investono nella vita quotidiana.


Dall’economia all’etica, e ritorno.
Di cosa discutono Moro e Profumo nella loro conversazione che lascia di tanto in tanto sopazio alle incursioni di Oreste Pivetta? Parlano proprio di quella inversione che Annan ha fotografato in una frase, spiegano e raccontano il modo in cui, nel mondo contempraneo, le imprese devono cambiare il loro modo di guardare al profitto e di considerare tra i loro piani anche la possibilità di prendere in considerazione iniziative che abbiano carattere etico, che vadano nella direzione di migliorare la vita della società nel suo complesso. “Una società ben regolata, coesa, rispettosa dei diritti e responsabile dei propri beni comuni – dice Moro – è l’ambiente indispensabile per lo sviluppo dell’impresa, la quale ha quindi tutto l’interesse a contribuire a realizzare queste condizioni”. Nella complessità della vita che scorre fuori dal mondo della produzione, le classi dirigenti iniziano a rendersi conto che le imprese sono attori che possono contribuire attivamente al miglioramento di questa complessità, a creare dei presupposti per uno sviluppo civile di un mondo più maturo impegnando, ad esempio, alcune delle proprie risorse in attività di supporto e aiuto a iniziative che guardano a zone svantaggiate del globo.

- Se non ci pensa lo Stato, ci penso io

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Ecco allora che giö dal titolo del libro possiamo vedere un altro ribaltamento linguistico: la definizione puramente economica del plusvalore di memoria marxista scivola verso una concezione etica del mondo degli affari trasformandosi in plusvalori. E infatti, sostengono gli autori, un'impresa la cui produzione sia attenta allo sviluppo sostenibile in modo da non offendere l'ambiente, adotti misure per cui non si sfrutti manodopera infantile nei paesi del Terzo Mondo, ² un'impresa che, al valore prettamente commerciale del bene che mette sul mercato, aggiunge il valore etico della costruzione di una societö civile rispettosa dei diritti umani.

Questo in sostana ² il tema della responsabilitö sociale dell'impresa, un tema che si sta affacciando con sempre maggiore intensitö alle porte dei consigli di amministrazione delle grandi aziende. E' da qua che nasce, ad esempio, l'iniziativa di molti grandi nomi del mondo della finanza e dell'industria di dotarsi di codici etici; ² dalla presa di coscienza di questa realtö che la Commissione europea ha pubblicato nel 2001 il libro verde dal titolo Promuovere un quadro europeo per la responsabilitö sociale delle imprese , in cui raccomanda alle imprese di sostenere la vita sociale e culturale della comunitö, condividendo i problemi del territorio, di investire nella formazione, di difendere la salute e la sicurezza dei lavoratori, di adottare insomma iniziative che tengano conto delle dinamiche che sembrano correre anche fuori dal mondo dell'impresa. Ed ² sempre per questo motivo che possiamo rintracciare esempi di matching fund, esempi di aziende cio² che scelgono una causa da finanziare e "vi impiegano una quantitö di denaro pari a quella raccolta dai dipendenti", oppure casi, come quelli ricordati da Moro, "in cui sono i dipendenti stessi a segnalare i progetti in cui l'azienda investe, o in cui l'azienda promuove con i dipendenti giornate di mobilitazione per cause sociali".

Ma non chiamatela beneficenza.

Non dobbiamo pensare per÷ che la responsabilitö sociale dell'impresa nasca da un miracolo che improvvisamente trasforma ogni manager in un benefattore. Assumendo la consapevolezza di giocare un ruolo attivo nello sviluppo della societö, capendo che le proprie scelte possono portare a dei benefÒci o a dei danni che coinvolgono l'intera comunitö, le classi dirigenti non dimenticano lo scopo principale di ciascuna impresa, espresso cosÒ dalle parole di Alessandro Profumo: "Noi tutti coltiviamo un obiettivo, aziendale e personale: quello di prosperare il pið a lungo possibile. Se siamo convinti che far crescere gli altri aiuti anche noi, che il bene della societö ² anche il bene dell'impresa, si crea inevitabilmente un circolo virtuoso".

Le iniziative che mirano a sottisfare esigenze di responsabilitö sociale non nascono da semplice filantropia, ma dalla ricerca del profitto e dall'osservazione che tali iniziative contribuiscono a dotare l'azienda di un'identitö forte, di un senso di identificazione nella vita che ruota intorno alla produzione (dalla formazione dei dipendenti alle iniziative che coinvolgono le loro famiglie, fino ad arrivare alle campagne di raccolta di fondi destinati a paesi del terzo mondo). Il marchio dell'azienda si arricchisce cosÒ di un'immagine che la lega alle attivitö intraprese con l'effetto di favorire un maggiore fidelizzazione da parte di clienti e dipendenti. "Noi sappiamo che comportamenti aziendali non responsabili possono far cadere oggi la tua immagine - continua Profumo - mentre comportamenti responsabili possono garantirti un vantaggio competitivo nel tempo, perch³ nel tempo verrai percepito come un attore positivo, o comunque qualcosa di diverso rispetto ad altri". La responsabilitö sociale dell'impresa non ha nulla a che vedere con la beneficenza, ² piuttosto un atteggiamento da "manager illumninato", cosciente dei legami che avvincono le dinamiche aziendali a quelle sociali e che decide di ritagliarsi all'interno di questa nuova realtö un ruolo attivo e positivo attraverso interventi "indispensabili per gestire il sistema identitario dell'azienda e che rappresentano un modo ragionevole per tenere alto il rapporto fra l'azienda e i suoi clienti".

Non ² la prima volta che ci poniamo il problema di quanto le aziende debbano guardare alle conseguenze che il loro operato provoca nel mondo che sta loro intorno e che contribuiscono a costruire: basta leggere un giornale, accendere la tv, affacciarsi alla finestra e capire quanto si parla, ad esempio, di inquinamento e di sperequazione di reddito tra zone ricche e zone povere del mondo. Non ² la prima volta che parliamo dell'importanza di un manager illuminato che capisca che farsi visibilmente carico di una responsabilitö sociale non ² n³ un impegno inutile n³ una spesa superflua ma una prospettiva di lungo periodo che finisce col premiare l'impresa: basta ricordare, ad esempio, Adriano Olivetti. Non ² la prima volta che ci viene in mente che gli esponenti della classe dirigente, pubblica o privata, dovrebbero tener presente che il ruolo di cui sono investiti li chiama a rispettare, nei fatti e nei principi, il rispetto dei propri dipendenti, di se stessi e della societö tutta, nell'interesse della stessa azienda. Basta guardare i casi Enron e Parmalat.

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Il sito di Cittadinanzattiva

Il libro verde della Commissione europea sulla responsabilitö sociale dell'impresa.

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