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Recensione/Giorni contati

Fabrizio Natalini

 


Giorni contati di Peter Hyams con Arnold Schwarzenegger, Gabriel Byrne, Kevin Pollack, Robin Tunney

La fine del millennio mette paura e a Hollywood se ne sono accorti da un pezzo. E poichè il pubblico continua ad affollare le sale davanti agli scenari apocalittici in stile Armageddon, anche Giorni contati (End of days) dell'americano Peter Hyams in un solo week-end di programmazione italiana ha già conquistato il primo posto in classifica. Giorni contati accontenta in un sol colpo gli entusiasti degli effetti speciali, di cui il film sovrabbonda, gli amanti di Schwarzy, ritornato ai ruoli di supereroe/salvatore, privo di ironia ma dotato di tutto ciò che fa di lui un vero eroe del grande schermo, e i millenaristi dell'ultima ora, terrorizzati dalla tecnologia e dal millennium bug, pronti a nascondersi sotto le sottane dei preti o le ali di Satana.

Il film ci offre in abbondanza sia visioni sataniche che ambienti clericali, mostrandoci più e più scene in Vaticano, dove un piissimo Papa si preoccupa sia della sorte del mondo che di una misconosciuta eroina-vittima sacrificale, e ci mostra una sterminata pletora di preti buoni (onesti, cristiani), troppo buoni (unti del signore), ma anche innumerevoli religiosi posseduti, invasate mistiche e servi del demonio, nonché Belzebù in persona, splendidamente interpretato da un Gabriel Byrne in grande spolvero.

Giorni contati si apre a Roma nel 1979, e ci racconta, partendo da una biblica profezia, le ansie pontificie per la nascita della predestinata, seppur inconsapevole, madre dell'AntiCristo. A questo segue la visione della nascita della futura sposa del demonio, e abbiamo chiaro, fra il serpente ed i servi di Satana da un lato e le angosce della Curia vaticana dall'altro, che lo scontro sarà titanico.

E ancora non abbiamo incontrato Schwarzy.

In realtà lo conosciamo già benissimo; si chiama Jericho Cane, ed è il solito poliziotto fallito, deluso e umiliato dalla vita (scopriremo che ha perso moglie e figlia a causa della sua rettitudine, e il demonio in persona lo sbeffeggerà per questo, facendogli una sarcastica morale sull'oscurita dei disegni divini), erede di vari investigatori sconfitti, un po' Marlowe, un po' Iena Plissken e un po' Leon.

Per almeno metà del film il nostro eroe non riuscirà a capire quello che succede, come noi d'altronde. Fa un po' effetto comunque scoprire che Schwarzy si ritrova a un certo punto dalla parte del male, arrivando a opporsi ai tentativi di uccidere Satana da parte di emissari più o meno appoggiati dal Vaticano (bisogna pur salvare il mondo).

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Il nostro ex-poliziotto (un classico) verrà trascinato in una lotta senza esclusione di colpi in cui Byrne/Satana, con l'aiuto dei suoi accoliti, cercherà di unirsi carnalmente con la povera Christine York (Robin Tunney), la Predestinata. Christine, visionaria con incubi, è naturalmente orfana e circondata da nemici (gli emissari del demonio). I buoni (escluso Jericho, natruralmente) sanno già tutto, ma è inutile, il demonio ha cento facce e conosce mille trucchi.

Come Hollywood, del resto: quando scopriamo che il migliore (il solo?) amico di Jericho è interpretato da Kevin Pollack, capiamo che i produttori, accostando lui e Gabriel Byrne, hanno ricomposto la coppia de "I Soliti sospetti". Per chi comunque non se ne fosse accorto, nel corso del film Byrne (versatile e sardonico, l'opposto del marmoreo e unidimensionale Schwarzenegger) ripeterà la scena di esordio del fausto precedente, dalla caduta del cerino acceso fino alla deflagrazione finale.

Ma per fortuna c'è Schwarzy, poliziotto in depressione. Sarà lui a proteggere Christine, in una battaglia fino all'ultimo colpo, con armi tecnologiche degne dello scontro finale di Matrix (pistole, bazooka, bombe deflagranti) ed effetti speciali all'altezza dell'ultimo (primo?) Guerre Stellari.

La meccanica è farraginosa, i punti di svolta arbitrari - in un inverosimile passaggio Jericho riuscirà a identificare Christine York fra gli oltre otto milioni di abitanti di New York, partendo da Cristo e dal nome della città - ma in qualche modo funziona, il film prende, il pubblico rimane soggiogato da questa commistione di ipertecnologia e religione, di frasi in latino, computer e crocifissi, cuori sanguinanti e tunnel della metropolitana, Tommaso d'Aquino e i terremoti. E' un po' come se il set e i protagonisti de Il Nome della Rosa si fossero trasferiti a New York, in piena fine millennio.

Il film straborda di homage al cinema d'azione recente: un Tempio delle Tenebre che sembra uscito da Indiana Jones (anche se in realtà è probabilmente ispirato a Chernobyl), un demone su un vagone della metro che replica una scena di Alien, la notte del Capodanno di fine millennio che, come gran parte della trama di Giorni contati, era già in Strange Days della Bigelow.

Il cast tecnico è naturalmente ottimo: gli effetti speciali sono di Stan Winston, vincitore di molti premi Oscar per "Aliens" e "Terminator 2: Il Giorno del Giudizio", lo scenografo è Richard Holland e la costumista è Robby Mannix. La fotografia, molto studiata, è dello stesso regista Peter Hyams (anche se il soggetto era stato proposto prima a Sam Raimi).

Al botteghino il film ha vinto anche grazie al martellamento pubblicitario, e c'è già chi si è infuriato davanti a tanta boria hollywoodiana: alcuni hacker stanno infatti efficacemente sabotando il sito del film (www.giornicontati.it). Quando abbiamo provato a consultarlo, a distanza di due giorni, il 30 novembre e il 2 dicembre, abbiamo trovato un "interflash" contro la pellicola che diceva:"Il film è una truffa. Io solo so che per voi i giorni sono ormai contati".

 

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