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Fuggevole Turchese



Costanza Macchi




Fuggevole Turchese di Andrea Pinketts, Mondadori 2001, pp. 252, lire 24.000
Scrittore e giornalista milanese, Pinketts è considerato il miglior giallista della sua generazione. Grazie al suo stile innovativo è uno scrittore di culto con molti fedelissimi fans. Ha fondato la “Scuola dei duri”, un movimento letterario che si propone di esplorare la realtà attraverso l’indagine poliziesca.

Pagina prima, entra in scena il titolo: “Salve, sono il titolo. Proprio io: Fuggevole Turchese”. Seconda pagina, la parola all’autore: “Questo terzo (sesto libro), nonostante il titolo da romanzo rosa è nero come la pece per asfaltare la strada verso la morte”. Terzo round: la dedica. Per una ragazza di cui “non ricordo il nome, figuriamoci il cognome. E nemmeno l’aspetto fisico”. Quarto passaggio: ballata di nove strofe in rima alternata che è già una diagnosi di quel che verrà.


A due anni da L’assenza dell’assenzio (Mondadori, 1999), Andrea G. Pinketts, 40 anni, giornalista, scrittore e tra le personalità più interessanti del panorama del giallo/noir made in Italy, sforna un altro episodio della chanson de geste del suo alter ego-antieroe metropolitano-investigatore involontario-figlio adottivo di Camilleri-erede dei personaggi di Hemingway e Bukowsky.

Di nuovo per i fedelissimi un’avventura di Lazzaro Santandrea: “Sono alto un metro e ottantatré e cerco di pesare ottantatré chili. Vorrei morire a ottantantré anni. Giusto per la forma. Ma lo dico adesso. A ottantadue anni la penserò diversamente”. Il quale racconta se stesso e le sue peregrinazioni e peripezie nelle 248 pagine di Fuggevole Turchese in uscita per Mondadori.

E se niente cambia nel suo atteggiamento da segugio della realtà, questa volta Lazzaro ha a che fare niente di meno che con la morte. Ben strana, si badi bene, se attrae invece di mettere paura, senza un aspetto tetro, ma al contrario, con un gran bel sedere. Che si tinge di turchese e non di nero come ci si aspetta e “corre piano, per essere raggiunta”.

Non solo. Che lo allontana da Milano per farlo approdare tra Alassio e Laigueglia, in una confraternita di ex criminali riabilitati da un ambiguo guru e dove lui, che non ha mai lavorato in vita sua, si trova improvvisamente catapultato a sfacchinare come reclutatore di principi azzurri.


Fedele alla tradizione della detective story rinnovata da vene di surrealismo e innaffiata di fantastico, Pinketts sembra ancora una volta trascurare le regole classiche del narrare a vantaggio di giochi di parole e significati da scoprire attraverso l’(ab)uso della lingua. Attraverso uno stile sincopato e deciso si nutre e si diverte lui stesso, sembra, con le frequenti anafore (“Esagero”) o con le allitterazioni insistenti (“Aveva spiato, spiava, spiò”) che molto spesso cedono il passo a veri e propri giochi di parole (“Aveva girovagato in un giro vago…”) fino addirittura a suggerire l’idea di un possibile, dovuto accostamento tra significati lontani e suoni affini (“Anche chi non sa coniugare può coniugarsi, anche chi non sa usare a tempo perso un congiuntivo può essere afflitto da congiuntivite”).

E se è vero che a volte il gioco verbale rischia di precipitare perché si complica e si forza (“Sudo per tutti i gusti. Sudori caldi, sudori freddi. Ruscello sudore, piovo, governo ladro, annego”) è altrettanto vero che nessun altro sarebbe ugualmente adatto a incarnare e restituire Lazzaro Santandrea, l’investigatore “per forza”.

Così come in un certo senso nessun ritmo narrativo sarebbe mai tanto congeniale se a possederlo non fosse Pinketts, che oltre ad annoverare passaggi lontani tra loro - da modello e maestro di arti marziali a giornalista investigativo travestito da clochard a seconda delle inchieste - è anche considerato il fondatore della “Scuola dei Duri”. Per la quale l’obiettivo era uno: l’analisi della società attraverso la detective story.

E se poi quest’analisi la fa un personaggio (inventato?) che tra le righe - e neanche troppo - si domanda e si risponde che forse potrebbe essere proprio la morte, fuggevole e turchese, quel qualcosa che si cerca di raggiungere e definire per tutta la vita?


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