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Explora, museo dei bambini



Paola Casella



Come si sente un bambino nel mondo dei grandi? Forse il modo migliore per scoprirlo è quello di rimpicciolire quel mondo e permettere loro di interagirvi con tutta la libertà di azione possibile. Ci ha pensato Explora, il nuovo museo aperto a Roma dal 12 maggio: un grande open space suddiviso in aree tematiche che riproducono gli ambienti frequentati dagli adulti, resi però accessibili ai bambini e fruibili da chi, normalmente, ne viene tenuto alla larga col dictat "non toccare".

C'è l'ospedale, dove, per una volta, il bambino ha il ruolo del dottore, invece che del paziente: può fare la radiografia a uno dei giovani ma preparati componenti dello staff del museo, oppure inserire lo strumento giusto (il termometro, la siringa) in uno dei pertugi che stanno su un tabellone raffigurante il corpo umano (fa un po' Allegro chirurgo, per chi ricorda il gioco Clementoni, ma richiede minor abilità manuale e maggior sforzo concettuale).


C'è l'ufficio postale, dove il bambino può improvvisarsi portalettere o consegnare pacchi alle altre sezioni del museo (ma l'attrazione più gettonata è quella che consente di inviare una missiva attraverso un tubo ad aria compressa: immancabile la fila, inevitabili gli ingolfamenti del tubo). C'è la banca, con tanto di caveau - e i bimbi possono vedere coi loro occhi i piccoli tesori domestici contenuti nella cassetta di sicurezza dell'italiano medio - dove si possono stampare banconote che stanno a metà fra l'euro e la valuta del Monopoli che peraltro, nella fantasia popolare, sono la stessa cosa.

E guai a non procurarsi quel contante: servirà ai piccoli visitatori per pagare la spesa che faranno al mini supermercato, altra gettonatissima attrazione. Sugli scaffali di legno a misura di bambino sono allineate confezioni vuote (ma del tutto simili all'originale) di prodotti di largo consumo, che possono essere collocate (leggi: ammassate) in piccoli carrelli e portate alla cassa per il conto finale. Il ruolo più ambito è quello del cassiere (uno dei visitatori, a turno), che sta dietro a un vero registratore di cassa, fa passare i prodotti sull'occhio luminoso che legge (davvero) i codici a barra sulle confezioni, esige (e uso questo termine scientemente: avete mai visto la determinazione di un bambino nel farsi pagare?) il contante e lo inserisce nel cassettino apposito, per poi produrre un vero scontrino, ambitissimo souvenir da portare a casa.

Nella sezione dedicata alla comunicazione, sono in mostra (e a portata di mano) vari tipi di apparecchio telefonico - inquietante, per chi scrive, notare che il telefono anni Sessanta e quello, a forma di decollete, anni Ottanta sono già esibiti come reperti storici, al pari del modello da parete di bachelite - un paio di computer, un set da rumorista cinematografico (con tanto di video muto da commentare sonoramente) e un altro per comporre messaggi in alfabeto morse, e persino un mini studio televisivo in piena regola - che però richiede le istruzioni dettagliate delle guide, in forza a Rai Tre, e che perciò per i più piccoli risulta un po' noioso (dettaglio di colore: durante l'inaugurazione, la maggior parte dei bambini ha scambiato il background per gli effetti speciali - il cosiddetto "schermo blu" - per uno scivolo, utilizzandolo a quello scopo).


C'è la macchina per fare il grano (la trebbiatrice?), il simulatore di movimento delle articolazioni, una grande ruota (tipo quella che sta nella gabbia del criceto, ma in dimensione bambino) dove il piccolo visitatore, correndo, brucia un numero di calorie poi indicato da un "caloriometro", e una tabella, concepita per dare ai bimbi il senso del valore nutrizionale degli alimenti di consumo comune, che suggerisce quanto e che cosa mangiare a colazione, pranzo e cena.

Ci sono una cucina e un bagno a misura di bambino, dove tutto si può aprire, perlustrare, smanacciare. Si possono creare facce buffe su una lavagna magnetica, o anche mettendo insieme vari oggetti di uso comune (un pennello, due filtri della moka, un apribottiglie, et voila, ecco un omino con una frangia incolta e due occhi sbarrati). Si può lasciare la propria impronta della mano o arrampicarsi sul camion dei pompieri, attraversare mezzo cortile con una specie di liana (o meglio, di skilift vecchia maniera, di quelli col piattello) o far recitare una marionetta nel grande teatrino dell'ingresso. Per i nostalgici, c'è persino una simulazione del ventre materno (solo la dimensione ridotta ha impedito a vari mamme e papà di entrarci).

Dappertutto, le guide del museo si fanno in quattro per facilitarne l'esplorazione. Sono poche, però, e questo è uno degli handicap: se i visitatori sono numerosi si crea immediatamente confusione, e alcune attrazioni hanno proprio bisogno di personale qualificato per spiegare ai bambini come utilizzarle e per arginare i loro entusiasmi. La cerimonia di inaugurazione, durante la quale centinaia di piccoli e piccolissimi si sono avventati sul museo, ha visto verificarsi incidenti a catena: file interminabili al supermercato (d'accordo, questa è una normale esperienza da adulto), pozze d'acqua intorno alla vasca centrale, dove la serie di barriere che servono a far vedere ai bimbi come viene controllato un flusso acquifero sono state gettate dappertutto, interi meccanismi distrutti. A dimostrazione, come ogni maestra sa, che un gruppo di bambini fortemente motivati può essere più temibile di un'invasione di cavallette. Per questo il museo prevede ora visite guidate di quasi due ore per piccoli gruppi, che vanno prenotate telefonicamente.

L'inaugurazione è stata un utilissimo banco di prova, dicono gli organizzatori del museo: è diventata evidente l'importanza di una manutenzione quotidiana (e per manutenzione non s'intende solo pulizia, ma vera e propria ricostruzione). E' anche apparso evidente che i bambini, (e forse in particolare quelli italiani), non hanno una gran cultura della condivisione: molti oggetti lasciati a disposizione dei visitatori sono spariti nelle loro tasche.

Il concetto base rimane quello di apprendere per esperienza diretta, possibilmente divertendosi. A questo proposito, una delle iniziative più interessanti è quella di fornire ai piccoli visitatori un paio di stampelle e una sedia a rotelle. E i bambini capiscono: senza falsi pudori, scorrazzano per il museo sulle stampelle o a bordo della sedia ridendo, ma anche rendendosi conto, forse per la prima volta, di quanto sia difficile muoversi in certe circostanze.

Per il futuro, è prevista l'apertura del piano superiore del museo e di un punto ristoro dove gli accompagnatori adulti potranno aspettare i loro bambini (a meno che non preferiscano seguirli nella visita guidata) e dove verranno organizzate anche feste di compleanno - del resto l'intero museo è già stato richiesto come sede di ritrovo da organizzazioni dedicate all'infanzia.

Informazioni e prenotazioni:
Explora, il museo dei bambini di Roma
Via Flaminia 80, Roma
tel.06 3613776 , www.mdbr.it 
Autobus: 490-495-95-231-204-88-618-916-117-119/Tram: 2, 3, 19
Metropolitana: Linea A Fermata FLAMINIO
Parcheggi: Parcheggio riservato ai pullman delle scuole con accesso da via D. A. Azuni
Altri parcheggi in zona: Lungotevere Arnaldo da Brescia (Fascia Blu ), Villa Borghese
Visite di 1 ora e 45 minuti
Martedì, mercoledì, giovedì e venerdì: 9:30 11:30 14.00 16.00
Sabato, Domenica e festivi: 10:00 12:00 14:15 16:15
Lunedì : 9:30 11:30
Biglietto
Bambini 0/3 anni ingresso gratuito
Bambini e adulti Lire 10.000, Euro 5.16
Gruppi (minimo 15): Lire 7.000, Euro 3.61





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