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324 - 05.07.07


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Il dilemma di Böckenförde, sfida per i laici

Giancarlo Bosetti


Il testo che segue è l'ultima di cinque lettere scritte e lette dal direttore di Reset e Caffè Europa a Fahrenheit, trasmissione di Radio 3 Rai, dal 28 maggio al 1 giugno scorsi.

Leggi la prima lettera:
Lo spin dei politici fuori tema

Leggi la seconda lettera:
Guolo, Allievi, Campanini e le
sorprese dell’islam giudiziario


Leggi la terza lettera:
Sondaggi informati per
il Partito democratico


Leggi la quarta lettera:
L'opinione pubblica e
i trucchi dello spin

Cari ascoltatori di Fahrenheit,
vi voglio raccontare una mia esperienza di queste settimane, come direttore della Reset. Abbiamo fatto circolare un quiz, un enigma, un dilemma. L’abbiamo mandato in giro tra intellettuali italiani, americani, europei. E raramente ho visto una domanda fare tanta presa, sfidare, costringere a fermarsi e concentrarsi su un problema. L’autore del dilemma, o diktum, è un tedesco, dal nome non facilissimo Ernst-Wolfgang Böckenförde. Ma il suo diktum è molto chiaro. Volete sentirlo? Eccolo qua. Cito le sue parole:
“Lo stato liberale vive di premesse che non è in grado di garantire”.
E spiego. Queste premesse sono la sostanza morale che tiene insieme la società e le istituzioni. Ora – dice Böckenförde - se lo stato liberale non produce questo alimento morale si rinsecchisce. Se invece si mette a produrlo smette di essere liberale perché diventa uno stato etico, una versione secolarizzata dello stato totalitario. La contraddizione è per Böckenförde molto chiara. E che cosa significa? Che gli stati liberali ai quali l’Occidente si è abituato presuppongono una fornitura di premesse da parte delle religioni, anche se sembrano non accorgersene più e magari non vogliono ammetterlo.

Böckenförde è un autore cattolico, un filosofo del diritto che giustifica e sospinge, nei limiti costituzionali, il desiderio dei cattolici di influire sulla vita politica. Ed è per questo sicuramente molto caro a Benedetto XVI, ma ha dato molto lavoro anche ai filosofi laici del liberalismo, da John Rawls a Jürgen Habermas. Il lavoro di Habermas in questi ultimi anni è stato fondamentalmente una risposta a Böckenförde. E quando il cardinale Ratzinger e Habermas si sono incontrati a Monaco tre anni fa per il loro celebre dialogo da dove hanno cominciato? Dal diktum di Böckenförde.

Tre tedeschi sono al centro della scena filosofica, come osserva Gian Enrico Rusconi, e combattono lealmente, anche se uno di loro è un po’ particolare come filosofo e teologo, dato il potere che ha su una istituzione “fornitrice” di materiali morali grande come la Chiesa.

La partita che giocano è importante se pensiamo ai conflitti sui cosiddetti valori che dividono le società occidentali – scienza, tecnologia, vita sessuale, famiglia – ed è anche interessante, richiede un aggiornamento della nostra cultura. Il mio punto di vista è quello della difesa della laicità, e del quadro costituzionale europeo che consente ai religiosi di far valere la loro voce anche nella vita pubblica non solo nel privato, ma mette delle condizioni. E quindi bisogna dire no ai vescovi che passano il segno quando voglio dettare le leggi dello stato liberale.
Però vi voglio confessare che, di fronte, alla pressione della religione (e delle religioni al plurale) vedo molto sconcerto tra i laici, perché faticano a distaccarsi dall’idea che i religiosi siano un residuo del passato. Il diktum di Böckenförde costringe a immaginare che la presenza dei religiosi sia anche il futuro. E che il dialogo tra credenti e non credenti sia veramente tra eguali in dignità.
Con i miei più cari saluti, sinceramente vostro
Giancarlo Bosetti
Direttore di Reset

 


 

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