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Lo stimolo vero è la tv



Renato Mannheimer




Il tema degli esperimenti ideati e realizzati da James Fishkin presenta, a mio avviso, due piani di analisi e di discussione. Da una parte ci sono le osservazione di carattere propriamente tecnico sulla validità scientifica del nuovo tipo di sondaggi, sulla loro plausibilità. Ma l'aspetto più importante riguarda la democrazia consapevole, tema a cui non a caso Fishkin dedica gran parte dei suoi scritti e che rappresenta il problema che i sondaggi deliberativi cercano di affrontare e risolvere.

A mio parere è bene non confondere questi due piani e analizzarli secondo le loro caratteristiche specifiche e differenti, anche se, naturalmente, c'è un filo che li lega: il limite dei sondaggi tradizionali, il fatto che la gente spesso non sia sufficientemente informata su certe tematiche e talvolta non è informata del tutto. Esiste quindi un problema: le persone rispondono anche su ciò che non conoscono; ed il problema si fa ancora più evidente nei periodi a ridosso delle elezioni.

Chi vota consapevolmente sui programmi? Nessuno. Qualche tempo fa i partiti di massa svolgevano il ruolo del facilitatore, si votava perché ci si sentiva appartenenti ad un certo partito che spiegava cosa bisognava sapere, ma oggi la gran parte della popolazione è in grande difficoltà perché, finita l'appartenenza ai partiti, bisogna cercare da soli le informazioni. Oggi circa il 15% della popolazione italiana dichiara di votare sulle base di impressioni acquisite dalla tv durante le ultime settimane che precedono il voto, si tratta quindi di impressioni che dipendono più dalla capacità di chi comunica che non dalle proposte che sono obiettivamente difficili da valutare.

Una maggiore consapevolezza in chi sceglie è l'auspicio e il motivo fondante da cui parte Fishkin, e da questo punto di vista la sua proposta è assolutamente opportuna, offrendo, tra l'altro, l'occasione di sperimentare nuove tecniche e nuove idee, possibilità questa che raramente trova spazio tra le scienze sociali. Ma, pur non togliendo nulla alla validità del progetto, vorrei sottolineare qualche limite nello strumento proposto dallo studioso americano.

Il primo punto che vorrei sottolineare riguarda il tema dell'autoselezione. Il professor Fishkin ci ha spiegato che il campione che lui raduna fisicamente è demograficamente attendibile; ciò non toglie che probabilmente partecipano ai sondaggi deliberativi coloro che sono più motivati. Allo stesso modo potrebbe darsi che coloro che si prestano a partecipare alle sessioni di discussione siano orientati dal desiderio di apparire in televisione; così come il risultato di un sondaggio potrebbe dipendere molto anche dalla capacità comunicativa degli esperti invitati. Il limite che reputo più consistente è però quello del pagamento. La gente viene giustamente pagata per andare in televisione; dal loro punto di vista vivono una bella esperienza, ma come si fa ad incentivare i cittadini ad informarsi "gratis"? Senza dimenticare poi gli alti costi che si pongono di fronte ad un esperimento su larga scala, con la copertura televisiva ed il denaro per pagare tutti i partecipanti.

Un altro degli aspetti importanti dei deliberative polling è la loro dimensione televisiva. Passando attraverso lo schermo della tv le discussioni, le domande e le risposte, le opinioni, acquistano una dimensione spettacolare che produce uno stimolo all'approfondimento.

Un'ultima riflessione vorrei dedicarla ad un tema strettamente legato all'opinione pubblica e alle teorie della democrazia. Vogliamo davvero una società dove tutti siano sempre informati? Le nostre società non ci consento di ripetere l'esperienza ateniese in cui i cittadini liberi dedicavano le loro giornate alla discussione. La loro organizzazione sociale era diversa dalla nostra e teneva conto del fatto che se c'erano cittadini liberi intenti a dibattere, c'erano anche schiavi che dalla discussione erano esclusi ed erano impegnati a lavorare. Aumentare la consapevolezza dei cittadini delle democrazie contemporanee è una questione urgente ed importante che si presenta con un notevole grado di complessità, e certamente le proposte di James Fishkin rappresentano, pur con i limiti metodologici che vanno presi in considerazione, uno stimolo, una provocazione ed un passo in avanti verso lo studio dell'opinione pubblica.

 


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