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Qui Berlino: ognuno ha il suo Cofferati



Daniele Castellani Perelli




Berlino. L'11 marzo 1999 Oskar Lafontaine decideva di lasciare la Spd e la poltrona di ministro delle Finanze del governo rosso-verde tedesco. "Oskar il Rosso", allora anche Presidente del partito, giudicava non più coerente la propria presenza in un esecutivo moderato come quello del Cancelliere Schröder, con il quale i contrasti si erano acuiti in seguito alla proposta del ministro di aumentare la pressione fiscale sulle imprese.

Da allora Oskar Lafontaine ha abbandonato la politica attiva, dedicandosi soprattutto alla scrittura di saggi politici (con titoli significativi come Il cuore batte a sinistra e La collera cresce. La politica ha bisogno di principi) e alla partecipazione a convegni assai critici verso la globalizzazione, attraverso cui ha rafforzato il legame con la sinistra sindacale e con quella alternativa, specialmente con il movimento Attac. Ma da più parti, soprattutto nella sua regione, il Saarland, si è spesso levata la richiesta di un suo ritorno sulla scena pubblica. Se ne era parlato nel febbraio scorso, e se ne riparla oggi, perché, come già nel 1999, la sinistra della Spd critica le riforme sociali del governo: alla sinistra interna proprio non va giù l'"Agenda 2010", il nuovo piano annunciato dal Cancelliere che prevede la riforma delle pensioni e alcuni tagli ai sussidii di disoccupazione e alle indennità di malattia.

Sebbene rimanga sempre fuori dal partito, sebbene i modi del ribelle Oskar siano per ora abbastanza discreti, tuttavia (e forse proprio per questi motivi) sono in molti a ritenere che il suo ritorno sulla scena politica gioverebbe ad una Spd che nei sondaggi rimane staccata di quasi 15 punti dalla Cdu (30% contro 45%). I media prendono spunto dal recente appoggio di Lafontaine ai ribelli della sinistra interna e fanno spesso il suo nome, consci dell'assenza di un vero leader carismatico in quella parte della Spd. In un editoriale apparso sulla Bild-Zeitung, Lafontaine ha accusato il governo di "fare il contrario di quello che aveva promesso prima delle elezioni" e di prendere "per stupidi" gli elettori. Per l'ex ministro l'"Agenda 2010" non è che "vecchissima merce invenduta dell'Associazione degli imprenditori".

Il Cancelliere deve fronteggiare l'opposizione della base, dei sindacati e di un discreto numero di deputati, appartenenti sia alla Spd sia ai Verdi. La base ha fatto sentire la sua voce, diffondendo via Internet lo slogan "Il partito siamo noi". Tra i sindacati si sono apertamente dichiarati contrari all'"Agenda 2010" i chimici, i lavoratori del settore terziario (i cosiddetti "ver.di"), e soprattutto la "IG Metall", i metalmeccanici tedeschi. Tuttavia, al momento, il quadro non è troppo preoccupante per Schröder, visto che base e sindacati non sono ancora scesi in piazza e nemmeno è chiaro se la prima sia effettivamente contraria al progetto del governo (riformisti e "massimalisti" affermano reciprocamente di avere gli elettori dalla loro parte). I sindacati sono divisi, visto che la grande Dgb (la confederazione tedesca dei sindacati) appare cauta e diplomaticamente dichiara di non volersi immischiare in un dibattito che è tutto interno alla maggioranza. Anche i ribelli sono divisi e non possiedono ancora una linea certa. Schröder può inoltre giovarsi dell'appoggio dei membri più autorevoli del partito, come il capo del gruppo parlamentare Franz Müntefering ed il ministro dell'Economia Wolfgang Clement, e può contare sul fatto che i 60 deputati "ribelli" della Spd (il cui voto rimane fondamentale) considerino comunque necessarie le riforme ed abbiano chiaramente affermato di non volere un nuovo Cancelliere, il ché rende quindi probabile un compromesso finale.

Come abbiamo visto le analogie tra la sinistra italiana e quella tedesca sono riducibili alla normalissima comune dialettica interna tra riformismo e conservatorismo filosindacale. C'è anche la curiosa analogia tra Oskar Lafontaine e Sergio Cofferati, entrambi carismatici leader della sinistra "massimalista", entrambi assai critici verso la rispettiva attuale dirigenza del partito ed entrambi ancora incerti se tornare ad impegnarsi nel partito. Per il resto le differenze sono molte, sintetizzabili nella constatazione che, in Germania, i riformisti sembrano tenere ancora in pugno il partito, mentre in Italia la situazione è più complessa.

Il ritorno del carismatico Lafontaine potrebbe complicare il quadro anche in Germania, ma per il momento "Oskar il Rosso" rimane tra coloro che sono sospesi: rifiuta il duello con il Cancelliere, ma continua ad attaccarlo sui media. E' una speranza per chi, come il deputato Ludwig Stiegler, lo invita "di cuore a tornare a combattere nella Spd e per la Spd". E' una mezza minaccia per chi invece, come l'autorevole Franz Müntefering, dichiara: "Se Lafontaine vuole davvero aiutare la Spd, allora c'è solo una possibilità: deve tenere la bocca chiusa in pubblico".

Il Cancelliere chiede ai ribelli di "non scherzare con il fuoco" e annuncia minaccioso che si potrà sì discutere, ma che le linee-guida delle riforme sono già decise. Il cammino è lungo e gli ostacoli verranno segnati, nell'arco di un mese, da due date fondamentali, la prima delle quali è ovviamente il tradizionale primo maggio dei lavoratori. Ma il vero showdown potrebbe esserci il primo giugno, quando a Berlino si terrà il congresso della Spd e, secondo le indiscrezioni, Oskar Lafontaine potrebbe fare il grande ritorno, addirittura come portavoce dei "ribelli". Lì si potrà finalmente verificare se la base, i sindacati e la sinistra del partito saranno riusciti, come titolava una recente trasmissione televisiva tedesca, "a mettere il Cancelliere fuori gioco".

 


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