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Incontro con l'arte contemporanea giapponese



Mara Ferloni




Non è facile per la cultura occidentale riuscire a comprendere pienamente il significato più profondo della creatività dell' arte orientale sempre attenta ai valori tradizionali di perfezione, accuratezza, direi quasi di francescana spiritualità.

L'esposizione nella Sala Giubileo del Complesso del Vittoriano ed alla galleria Essiccatoio di Villa Poniatowski , oltre ad essere un avvenimento di scambio culturale, offre la possibilità attraverso 270 opere di artisti giapponesi, di conoscere le loro ricerche, i moderni fermenti pittorici su forme e contenuti che collegano passato e presente al futuro. Dall'incontro e dall'inevitabile confronto tra culture diverse, nasce certamente il dialogo e in un'epoca di grandi contrasti come quella attuale, l'arte e la cultura costituiscono un importante punto di riferimento per riportare l'umanità a valori più autentici.


La mostra dedicata all'arte contemporanea giapponese è essenzialmente uno sguardo d'insieme, un diorama di esperienze, uno spaccato abbastanza omogeneo nella complessità delle arti visive, di stili e di tendenze, un accostamento di nomi emergenti che non si sottraggono al confronto. La rivoluzione formale iniziata ai primi del novecento dai cubisti e portata alle estreme conseguenze dagli astrattisti prima e dagli informali nel dopoguerra è penetrata nel vocabolario di tutti diventando patrimonio universale ed anche la cultura nipponica ne ha subito il fascino.

Con circa trenta tecniche che vanno dall'olio all'acrilico, dalla pittura mista a quella giapponese, dall'incisione all'inchiostro di China all' acquerello, dal carattere cinese alla calligrafia tradizionale e a quella d'avanguardia gli artisti raccontano le loro emozioni, i loro pensieri, il loro mondo ricco di significati e di valori spesso su un fondo denso di colore che diventa protagonista, si dilata nello spazio e rende le opere particolarmente equilibrate e poetiche e se non è facile intuirne per noi la simbologia, sempre da quelle forme, da quelle tonalità per l'occhio e per la memoria arriva un messaggio di delicatezza e spiritualità.

Alcune tra le opere presenti guardano al passato in un figurativo tradizionale, mantenendo valori formali puri, privi di contaminazioni con la realtà e sono solo espressione della bellezza; in altre le linee nette e sottili si muovono con armonia dando luogo ad un virtuosismo tecnico oppure ad una forma mistica di sintesi. Nella pittura giapponese spesso distaccata e serena, unita a sapienti pennellate, il paesaggio diventa romantico e suggestivo, la base calligrafica è precisa nel disegno e nei contorni nei quali campeggia il colore senza rilievo e chiaroscuro per la tradizionale soppressione delle ombre mentre nelle immagini sono colte le più fuggevoli impressioni dei gesti. Spesso nelle tematiche s'incontrano simbologie dell'acqua e del volo che sono insite nella loro cultura di leggerezza della pittura, propriamente zen, che rende il linguaggio trasparente e crea una felice simbiosi tra la luce dialogica e la fragilità del materiale usato. Non di minore rilevanza è la varietà delle tipologie oltre alle tecniche sia tradizionali che moderne.

In questa interessante rassegna con intrecci di significati e metafore armonizzate da suggestioni sensoriali sono molte le opere intrise di idealità del passato, di proiezioni verso il futuro ed alcune anche di un'influenza occidentale ben precisa. Si possono ammirare inoltre vetri, foglie, tinture, sculture in legno, tessuti, collezioni di kimono ed un cubo real in fibra di vetro coperta di poliestere che genera alta energia. Con la squillante voce del colore o con la delicatezza di tagli soffusi di romanticismo gli artisti ospiti a Roma ci presentano il simbolismo di una genesi che affonda le radici in lontane leggende, emozioni in morbidi toni pastello o in una cromia accesa. Come nel Parco della Pace a Nagasaki si staglia l'opera Inno alla Vita dello scultore pistoiese Iorio Vivarelli, segno tangibile di un legame profondo tra il Giappone e l'Italia, così questa esposizione oltre a rinsaldare i vincoli culturali tra i due paesi è un felice incontro tra occidente ed oriente, nel mondo globale del Terzo Millennio.

 


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