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Don Mazzolari e l'ipotesi della guerra







Cari amici di Caffe' Europa,

vorrei proporre alla vostra attenzione una breve riflessione che prende spunto dall'estremo quanto sofferto appello di Giovanni Paolo II nell'Angelus di domenica 9 marzo. Il Papa ha detto: "la scelta tra pace e guerra, nell'attuale situazione internazionale, è una scelta tra bene e male". Il tono assoluto della opposizione del Pontefice alla guerra in Iraq mi ha spinto a una piccola verifica per capire se nel pensiero della Chiesa il pacifismo "senza se e senza ma" sia una costante o se, al contrario, "la teoria della guerra giusta" abbia le sue radici anche nel cattolicesimo.

Ho trovato una pagina di Don Primo Mazzolari nel suo libro "I giovani e la guerra" (ed. La Locusta) in cui sosteneva che la violenza può essere un dovere quando c'è da resistere alla violenza. Una resistenza proporzionata al male incombente. Essa "può essere un dovere quando si tratta di difendere un bene del prossimo o un bene comune. Si potrà discutere intorno al 'convenientemente', di cui parla San Tommaso, sull'opportunità, estensione, misura di essa: sulla sua obbligatorietà morale, no. La resistenza cristiana va proporzionata al disordine e al male che viene tentato".

Mi pare che il pensiero di Don Mazzolari sia coerente col principio secondo cui una guerra è giusta se i suoi costi sono proporzionati rispetto al fine. Il caso della seconda guerra mondiale per la liberazione dal nazifascismo è un esempio, ormai classico, da manuale. I costi furono elevati ma grande era il male non estirpabile con altre maniere. La guerra, dunque, come eccezione alla regola della pace, come estrema e a volte inevitale necessità per la difesa del bene comune. La guerra come extrema ratio una volta che sono fallite tutte le altre possibili vie per sconfiggere un pericolo effettivo, incombente, grave.

Ora c'è da chiedersi se la pioggia di missili su Baghdad, su Bassora e su altri centri minori non finisca, invece, col produrre conseguenze sproporzionate - in termini di vite umane e distruzioni ambientali - rispetto al fine di liberare l'Iraq dalla dittatura e il resto del mondo dalla minaccia, in parte vera ma in parte solo presunta, di Saddam Hussein. Il caso, per capirci, potrebbe non rientrare nelle tristi eccezioni alla pace previste da Don Primo Mazzolari.

E' difficile sfuggire alla sensazione che gli Stati Uniti, o forse meglio l'Amministrazione di George W. Bush, dopo il terribile shock subito con gli attentati dell'11 settembre, abbiano perduto, nelle loro reazioni, il senso della misura. Scegliere la via della guerra preventiva, senza neppure l'avallo delle Nazioni Unite, desta sconcerto e preoccupazione non solo tra i pacifisti più radicali ma pure nell'opinione pubblica tradizionalmente non ostile all'alleato americano.

Cordiali saluti
Massimo Negri - Casalmaggiore (CR)

 


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