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Prodi e il pranzo del Cavaliere



Bibi David




Il Presidente della Commissione Europea Romano Prodi venerdi scorso si è femato a Roma per una visita ufficiale. L'ex leader dell'Ulivo, alla vigilia del semestre di presidenza italiana dell'UE, è venuto a incontrare i vertici istituzionali del Paese. Amato e odiato, Prodi si è trovato a battibeccare col Presidente del Senato Marcello Pera. Mentre il Professore spiegava l'urgente necessità di considerare i gravi problemi economici del dopo guerra in Irak, Pera ha dichiarato: "Dobbiamo fermare la guerra". Prodi ha chiesto: "Adesso dire che c'è bisogno che la guerra finisca è fuori luogo, non sarebbe stato meglio che non cominciasse neanche?". Il centrodestra preferisce lasciar replicare Berlusconi, che, a palazzo Chigi, ricevendo il leader UE in un pranzo a porte chiuse con Fini, Frattini e Letta, si maschera da perfetto diplomatico.

"Caro Romano, è vero, hai proprio ragione" risponde "la guerra si poteva evitare", negando con una frase (forse fermato troppo tardi dal suo portavoce e consigliere Bonaiuti che, quando il premier sta per dire qualcosa di contraddittorio, gli fa un cenno esplicito con la mano per indurlo a fermarsi) la condotta del governo negli ultimi mesi. Poi continua: "Ma ormai è fatta, e come facciamo a tirarci indietro?". Prodi, ancora sulla guerra, in pieno accordo con Ciampi, sottolinea il ruolo irrinunciabile che dovrà ottenere l'Onu nella ricostruzione dell'Irak: "L'Onu - dice- va ricostruito, è determinante anzitutto ricucire i rapporti con l'Ue". E ribadisce l'importanza del popolo iracheno nel nuovo Irak.

Da luglio l'Italia aprirà il suo semestre nell'UE. Il tema è al centro del colloquio di Palazzo Chigi. "L'Europa - concordano Prodi e Berlusconi - dovrà presentarsi per quella data con una sola voce, superare divergenze e divisioni". Il Cavaliere vuole l'appoggio di Prodi per affrontare l'ostilità di Berlino e Parigi, e per cercare di siglare il trattato che introdurrà la Costituzione europea a Roma. Così tenta una serie di strategie: anzitutto accantonae l'argomento guerra, poi sorridere più del solito.

Ricorda l'amicizia stretta con Schroeder, Chirac e Putin. Ed è abilissimo nel velare completamente i rancori verso la sinistra, che preferisce non far trasparire con l'ex paladino el '96. Poco prima, a margine del consiglio dei ministri, il premir si era sfogato contro l'opposizione. "La sinistra è sempre faziosa - aveva detto - ha strumentalizzato la vicenda dei parà a Vicenza per attaccare me e il governo". E ancora, con rabbia: "Hanno a cuore solo gli interessi di bottega non l'interesse nazionale".

Davanti a Prodi, invece, solo baci e abbracci. Peccato però che alla fine dell'incontro, quando nel dopo pranzo il presidente della Commissione UE va in giro fra le stanze di Palazzo Chigi, Berlusconi si lascia sfuggire una battuta infelice: "Ti ricordi queste stanze?", volendo in modo troppo scoperto suscitare la nostalgia del suo ospite. Solo più tardi il premier si è accorto di avere, ancora una volta, ceduto al suo difetto meno controllato: quello di parlare più del dovuto.

 


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