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Corpo Celeste



Carlo Violo




Anna Maria Ortese (1914 - 1998) è figura poco nota e poco studiata nel panorama letterario italiano, al punto che forse la sua opera incontra maggior successo all'estero che in patria. Questo nonostante il riconoscimento critico, il Premio Strega, il Viareggio, il Fiuggi. Certo, in un Paese dove la vita intellettuale è stata sempre caratterizzata dallo schieramento ideologico, la solitudine e l'isolamento della Ortese ne fecero personaggio difficile, scomodo, poco classificabile, capace di critiche e posizioni molto dure verso la politica e le ideologie del dopoguerra.

In Corpo Celeste (Adelphi, Milano, 1997), raccolta di scritti di meditazione e di memoria, la polemica affiora prepotente contro il meccanismo di corruzione delle anime che ha valutato troppo l'avere rispetto all'essere, in un Paese come l'Italia che, forte della sua tradizione umanistica, diviene l'emblema dello smarrimento dell'uomo che 'vive in un posto non suo', dove si mostra tutta l'urgenza di 'restituire al reale il significato di appartenenza a un'altra realtà più vasta e inconoscibile'. Riflessioni che sono un grido di disprezzo contro la meschinità, il tradimento, la menzogna e la violenza, contro l'apprezzamento e l'idolatria del nulla a cui è ridotta l'esistenza umana.

Da questo grido di profondo e autentico orgoglio intellettuale Lina Sastri ha cavato, nel senso musicologico del termine, le migliori e più evocative armonie, aggiungendo il valore del suo essere donna dal grande virtuosismo interpretativo al valore della appartata e indignata solitudine dell'essere donna dell'Ortese. Una miscela teatrale che colpisce direttamente il cuore dell'essere umano che, tra pericoli e difficoltà, continua ad andare all'istintiva ricerca di ciò che non è e che non si vede o non è mercato.

Con il magistrale contributo di Alessandro Kokocinski, compagno d'arte e di vita, per le scene, i costumi e le luci; la nuda realtà dell'espressione musicale prescelta (la chitarra di Filippo Dallio, i plettri di Agostino Oliviero, le percussioni di Salvatore Minale) e la direzione tecnica di Costantino Pedrone, i temi e i pensieri di Corpo Celeste sono scanditi ed evidenziati dalla scena essenziale che occulta e svela al tempo stesso l'energia femminile che racconta, si strugge e canta. Il monologo che si fa danza, tra le note sempre emotivamente attuali delle musiche della tradizione classica napoletana, converge verso un punto di luminosa trasparenza che restituisce alla realtà, sia vera sia immaginata, l'appartenenza ad un'altra divina realtà: quella dell'uomo e delle sue emozioni, della vita nella sua semplicità ormai perduta e svilita, dell'arte e della bellezza dell'anima umana che essa porta al mondo. Pennellate di eterno sul quadro avvilente della vita di tutti i giorni.

Nessuno che non portasse nei cromosomi l'estrema sensibilità per i testi e la musica di Lina Sastri avrebbe potuto fare emergere con tanta efficacia la dedica al sogno dell'amore e della dignità umana che Anna Maria Ortese ha lasciato nel suo libro e che, in questi tempi bui di sopraffazione e menzogna, tutti abbiamo la responsabilità di ricordare:

Per quelli che videro il cielo e mai lo dimenticarono,
che parlano al di sopra dell'emozione, dove l'anima è calma,
che non credono, o credono poco ai partiti, alle classi, ai confini, alle barriere, alle armi, alle guerre,
che nel denaro non hanno posto alcuna parte dell'anima e quindi sono incomprabili.
Per quelli che vedono il dolore, l'abuso, vedono la bontà o l'iniquità, dovunque siano e sentono come dovere il parlarne.
Per i cercatori di silenzio, di spazio, di notte che è intorno al mondo, di luce che è intorno al cuore.
Per quelli che attraversano questa vita lieti come fanciulli e vigili come madri…
La libertà è un respiro
.

 


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