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Un Appello per l'Unione Federale Europea







La Convenzione per la riforma delle istituzioni europee, presieduta da Valery Giscard d'Estaing, sta concludendo i propri lavori e va emergendo una proposta costituzionale che riflette una visione più "intergovernativa" che "federale".

Uno dei punti cruciali della riforma riguarda i rapporti tra il Presidente dell'Unione Europea (espressione degli Stati nazionali) ed il Presidente della Commissione europea (espressione di una visione comunitaria-federale e del "governo europeo" in pectore).

Se la Convenzione non dovesse proporre un meccanismo che consenta la nascita di un vero "governo europeo" democraticamente responsabile di fronte al Parlamento, si perderebbe un'occasione storica, l'Europa non sarebbe in grado di parlare" con una sola voce" e sarebbe definitivamente tagliata fuori da ogni decisione importante sui problemi del mondo (come la guerra in Iraq ha ampiamente dimostrato).

L'Appello che segue intende far emergere dalla "società civile" la voce di coloro che si riconoscono in una scelta federale per l'Europa affinchè la Convenzione produca una "Costituzione europea" all'altezza della situazione.


Per aderire all'appello invia una mail a questo indirizzo:
caffeuropa@virgilio.it

Ci sono momenti nella storia che possono plasmare il futuro per generazioni. Il momento attuale è tra questi.
Una crisi internazionale che vede i cittadini dei nostri Paesi in allarme per una guerra suscettibile di sfociare in un conflitto mondiale. Un rapporto squilibrato tra una grande democrazia alla quale non dimentichiamo di dovere la nostra libertà, gli Stati Uniti, e l'insieme dei nostri popoli, che sanno di avere un comune destino, ma sentono di non dominare più il loro domani perché divisi e impotenti.

I popoli europei hanno un Parlamento ed una moneta unica, ma sono ancora privi di un 'governo' che sia espressione diretta del loro voto e che li rappresenti nel mondo. E ciò perché gli Stati Nazionali mantengono ancora il "diritto di veto" su tutte le questioni importanti.
E' questa la reale fonte del deficit democratico dell'Unione, è questa la causa dell'incapacità di agire dell'Europa, è questa l'origine della rinuncia e della passività degli europei.

Mai come oggi l'alternativa è tra la divisione e l'unità del nostro continente. Tra un fragile coordinamento intergovernativo e una vera unione politica.
Eppure la scelta è semplice e chiara.

Chi vuole davvero l'unione chiede la nascita di un governo federale europeo, basato sulla Commissione europea, legittimata democraticamente dall'elezione del suo Presidente da parte del Parlamento europeo, subito dopo le elezioni, al quale affidare poteri definiti e reali in materia di economia, sicurezza ed esteri.
Chi vuole davvero l'unione chiede che le decisioni del Consiglio, che rappresenta gli Stati nazionali siano sempre, se necessario, prese a maggioranza.

Lo chiedono i giovani che già da decenni hanno bandito l'idea della guerra e vogliono vivere in un'Europa unita, pacifica e sicura, che solo la Federazione può definitamene garantire.
Lo chiedono gli europei che vogliono riprendere in mano il loro destino e sviluppare finalmente una politica decisa dagli europei, per gli europei.
Lo chiede il mondo che attende da tempo che l'Europa parli con una sola voce ed indichi, proprio con la sua nascita come Unione Federale dei Popoli e degli Stati, la via per costruire un nuovo ordine mondiale fondato sulla pace, la giustizia internazionale e lo sviluppo economico sostenibile.
Lo chiedono la ragione e la storia che indicano nello sviluppo di istituzioni federali sovranazionali la via progressiva per controllare in forma democratica i processi globali.

L'occasione irripetibile è data dai lavori della Convenzione europea. Ed il compito della Convenzione è quello di indicare con chiarezza la via verso la costruzione della Unione Federale Europea, per l'oggi, non per un futuro indefinito.
In questo ambito, il ruolo dei Governi della Francia e della Germania è cruciale. Senza il loro apporto congiunto l'Unione di ieri non sarebbe nata e l'Unione di domani non si farà. Perciò spetta anzitutto a loro, d'intesa con gli altri Paesi fondatori e con chi vorrà unirsi nell'impresa, la responsabilità storica di far compiere all'Unione europea, sul terreno delle istituzioni, il passo decisivo verso il futuro.

Hanno firmato l'appello

Alessandro Cavalli, Università di Pavia
Lucio Levi, Università di Torino
Antonio Padoa-Schioppa, Università di Milano
Antonio Longo, Intesa-BCI
Franco Praussello, Università di Genova
Salvatore Veca, Università di Pavia
Paolo Gasparoli, Politecnico di Milano
Flavio Brugnoli
Sandro Capitanio
Francesco Tampoia
Luigi Vittorio Majocchi, Università di Pavia
Carlo Da Molo
Domenico Rando
Giuseppe Orio
Gianfranco Paradisi
Antonio Majocchi, Università degli Studi dell'Insubria
Silvestro Reimondo
Claudia Petrucci
Giuseppe Canale
Piergiorgio Grossi
Paolo Solimeno
Giampiero Bordino
Antonio Carnicella
Luigi Mantovani
Lapo Pistelli
Raffaele Facciola'.

 


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