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Dal Bar Casablanca al "bar" Odissea



Massimo Negri





Cantava Giorgio Gaber: "Al Bar Casablanca, seduti all'aperto, la birra gelata, guardiamo le donne, guardiamo la gente che va in passeggiata. Con aria un po' stanca, camicia slacciata, in mano un maglione, parliamo parliamo di proletariato, di rivoluzione. Al Bar Casablanca, con una gauloise, l'amico con gli occhiali, e sopra una sedia i titoli rossi dei nostri giornali, blu jeans scoloriti, la barba sporcata da un po' di gelato, parliamo, parliamo, di rivoluzione, di proletariato".

Negli anni dal 1975 al 1978, il mio Bar Casablanca è stato Il Circolo ARCI di Viadana (MN), il paese dove studiavo. Sono stato per un mandato rappresentante nel Consiglio di Classe e per due mandati rappresentante degli studenti nel Consiglio di Istituto della Ragioneria. Allora il mio cuore batteva a sinistra. Adesso, più sfumato, batte per l'Ulivo. Frequentavo il Circolo ARCI al pomeriggio. Sui tavoli del bar c'erano La Repubblica, L' Avanti e L'Unità. Nella saletta al piano di sopra c'era la macchina da scrivere con il ciclostile.

Toccava quasi sempre a me preparare i volantini per le assemblee e i cineforum. La mia specialità, però, stava nella scelta dei punti da porre nella scaletta della discussione e nella ricerca degli "esperti". Mi avvalevo, nella fattispecie, della collaborazione di tre insegnanti verso i quali nutro ancora un debito di gratitudine: Nadia Peppini (Italiano e Storia), Ignazio Bonsignore (Diritto ed Economia) e Renzo Giuberti (Matematica).

La Peppini era una convinta femminista e una militante del Partito Radicale. Spiegava bene, con entusiasmo, e premiava i miei scritti. Ricordo ancora l'emozione che provai quando presi il primo 9 (non ve ne furono molti altri). Era un tema sui Promessi Sposi. Sentivo l'argomento. All'epoca mia moglie Luisella ed io eravamo compagni di banco, sposi non promessi. La professoressa voleva che optassi per Lettere Moderne anzichè per Scienze Politiche. E' andata come è andata. Non sono diventato nè uno scrittore, nè un politico. Sono uno scribacchino e, di politica, (s)parlo con gli amici. Ricevo, dalla vita, ugualmente delle soddisfazioni.

Bonsignore, invece, era un socialista. Veniva dalla Sicilia e dopo pochi mesi che era con noi fu colpito dal grave lutto della perdita della giovane moglie. Seppe reagire ritrovando le forze per crescere il piccolo Gianluca, il suo unico figlio. Mi piaceva perchè le sue lezioni "sconfinavano". La cultura di base giuridico-economica diveniva sovente un pretesto per escursioni nella letteratura, nella storia, nella politica. Siamo diventati buoni amici.

Giuberti, infine, era un "battitore libero" di vaghe simpatie radical-socialiste. Aveva la passione dei diritti civili ed amava viaggiare, col suo camper, nel Nord d'Europa.

All' apice di quella stagione partecipativa ricordo una autogestione (con parte dei docenti) tra tutte le scuole di Viadana che si svolse nella primavera del 1977 e che durò tre giorni: 23/24/25 Marzo. Vi furono film, concerti, dibattiti e seminari. Vennero pure alcuni esperti, da sempre un mio "pallino". Ritengo, infatti, che qualsiasi discussione deve cercare di essere il più possibile "informata", altrimenti rischia di scivolare in un "parlarsi addosso" abbastanza sterile: vale per gli studenti ma, credo, pure per i movimenti.

Resto un po' in argomento ed un po' me ne allontano, per estendere il discorso alla politica ed alla sua crisi nel circuito comunicativo tra eletti ed elettori. Riporto un pensiero di Massimo Cacciari (MicroMega 5/98): "La politica di professione oggi ha senso soltanto come tecnica per coordinare la partecipazione dei cittadini, in quanto capaci di azione politica e di servizio pubblico (e non in quanto "privati" da educare ...).

E' una difficile professione, esattamente l'opposto del vecchio discorso di una politica autoreferenziale. Farsi strumento della partecipazione, dunque, con vera competenza, senza nulla concedere a derive assemblearistiche. Competenza significa saper informare la discussione, saperla governare secondo prospettive realistiche, non demagogiche, per risolvere le questioni che ci stanno di fronte e non per ribadire vecchie identità e arcaiche provenienze. Politica di professione significa capacità di "trarre fuori" dalle vecchie certezze e dal grembo delle antiche chiese e riuscire a far comprendere come sia necessario anche correre rischi e affrontare avventure per costruire qualcosa di nuovo".

Ritorno alla scuola. A distanza di più di 20 anni sono rientrato nella sua sfera come rappresentante dei genitori nel Consiglio di Classe della Scuola Elementare di Vicomoscano (CR) dove mia figlia Claudia frequenta il primo anno. E' una scuola "a tempo pieno", con la mensa biologica interna, coi maestri motivati e un chiaro progetto educativo. Per esempio, i bambini non adottano il libro di testo ma lo compongono, gradatamente, con i frutti delle loro ricerche. Particolare: in mezzo a tante maestre c'è un solo maestro. E' pure pittore, a Sabbioneta (MN), "la piccola Atene".

Apro una parentesi. Rammento che uno degli slogan del programma elettorale dell'Ulivo del 1996 era: "scuola, scuola, scuola". Forse sta lì la vera frontiera del "resistere, resistere, resistere" enunciato nel 2002 da Francesco Saverio Borrelli. Purtroppo il governo di Romano Prodi (Maggio 1996 - Ottobre 1998) prima perchè impegnato per l'aggancio all'euro poi perchè mandato a casa da Fausto Bertinotti, non è riuscito a dar seguito a quella promessa. Forse è il caso di riprenderla perchè nell'impegno per la scuola sta il succo del discorso sul "vincolo tra le generazioni" da cui una democrazia che si rispetti non può prescindere. Chiusa la parentesi.

A questo punto della narrazione devo presentare un amico, Flavio, che è un po' il mio alter ego. Ci siamo conosciuti all'Università di Bologna. Ci ha unito la passione per l'Inter, per l'Europa e per le lezioni del Prof. Pasquino, docente di Scienza della Politica. Flavio veniva da Verona per la quale, mi ha scritto una volta, vale quello che Woody Allen dice di New York: "era la sua città, e lo sarebbe sempre stata".

Dopo gli studi si è trasferito a Torino dove si è sposato e dove lavora. Nel corso del 2000 mi ha cooptato in una "mailing-list" prevalentemente composta da persone torinesi, politicamente schierate col centro-sinistra. E' un gruppo di discussione che in seguito si è dato un nome, "Odissea", che esprime bene lo spirito di ricerca che ci anima. Il suo indirizzo è : http://groups.yahoo.com/group/odissea/. Siamo una sorta di "bar virtuale" dove si va "per farsi un' idea". Proviamo ad esprimere qualche pensiero ma, soprattutto, ci scambiamo articoli di chi, usa dire, "la sa meglio di noi". Segnaliamo, inoltre, convegni, presentazioni di libri ed eventi similari.

Flavio è un po' il nostro regista o, come lui preferisce essere definito, il nostro "postino elettronico". E' il più attivo e conoscendo le lingue non disdegna, ogni tanto, di proporci qualche pezzo tratto da Le Monde o dal New York Times. Se posso ricorrere ad una associazione di idee mi viene in mente il film Radiofreccia di Luciano Ligabue dove "al bar di Guccini" c' è chi entra, chi esce, chi si ferma a chiacchierare un po'. C' è poi chi ascolta, a volte con continuità, altre volte distratto un po'. Vi sono persone che parlano spesso, e a ragione; altre che non dicono nulla ma che eppure ritornano a quel bar tutti i giorni. Piace a loro l' atmosfera, l'oste, i giornali. Ebbene Flavio è un po' il nostro Guccini. Lava meno bicchieri ma legge senz'altro di più.

Tra le altre presenze attive segnalo: Il Senatore Franco Debenedetti che partecipa al dibattito e ci invia per conoscenza i suoi articoli per La Stampa, Il Sole-24 Ore e Panorama; Laura che paragona il "bar" Odissea a "una sorta di vasetto del miele per orsi curiosi e sollecitabili"; Dunia, penna ironica e corrosiva, affezionata al suo Circolo Gramsci; Alberto, esperto di analisi dei mercati, che nei suoi messaggi ci aiuta a capire come l'economia reale e l'economia finanziaria sono due lati inscindibili della medesima medaglia; Gigi, DS-Liberal: per lui la "sinistra o è di governo o non è"; Roberto che ci spiega, ad ogni piè sospinto, che la sinistra è anzitutto "antagonismo ed opposizione"; Giuliano, membro del direttivo DS cittadino, il cui rapporto con Odissea è un po' carsico, ma quando interviene brilla per "concretezza"; Davide, La Margherita, vulcanico e movimentista con punte di "idealismo" persino un po' commoventi; Mario, la "voce dalla Sicilia", la passione e l'impegno per il valore della legalità nella sua isola bella e martoriata. Infine c'è un amico che si cela sotto lo pseudonimo Kurtz, l'ufficiale americano del film di Francis Ford Coppola Apocalypse Now. Lui è il nostro "piccolo Arbasino".

E' grazie ad Odissea che ho recuperato un concetto: esiste la costruzione collettiva del pensiero o, più semplice, ogni pensiero individuale si avvale dell'apporto altrui. Non sarà una religione ma a questa forma di aiuto reciproco io mi sento devoto. In fondo, la cosa che mi da più soddisfazione - sorrisi di Claudia a parte - è chiudere la giornata sapendo di aver imparato qualcosa di nuovo anche, se non soprattutto, dagli amici.

 

 


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