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"Tutte le emittenti temono il danno d'immagine"



Adalberto Baldoni con Sara Cristadoro




In principio fu Franca Ciampi a definire la tv deficiente. Poi, destati da quel sonno della ragione, si cominciò (forse) a capire che la cosiddetta trash tv potesse nuocere gravemente alla salute. Non solo degli adulti, ormai abituati a montagne di spazzatura, ma anche delle giovani e ignare generazioni di telespettatori. Allora a qualcuno è venuta l'idea di un nuovo codice di autoregolamentazione per la tv e i minori, una sorta di legge delle Dodici Tavole secondo la quale tutte le emittenti televisive, Rai, Mediaset e tv locali, devono adeguare i loro palinsesti ai minori.

Insomma, un decalogo con lo scopo di regolare la partecipazione dei minori in tv, (celebre il caso D'Eusanio che portò un bambino a scegliere in tv quale fosse tra due pretendenti il migliore compagno per la mamma indecisa), di non trasmettere nella fascia oraria protetta, dalle 7 alle 22,30, fiction, programmi di informazione o spettacoli di intrattenimento che per la crudezza delle immagini, per il gratuito ricorso al turpiloquio o per scene di violenza e di sesso superflue "possano creare turbamento o forme imitative nello spettatore minore".

L'idea di un regolamento scritto che servisse a salvaguardare i più piccoli dalla tv venne già a Romano Prodi nel 1996. Al premier di allora balenò in mente di istituire, presso la presidenza del Consiglio, un comitato per la definizione di un codice di autoregolamentazione del rapporto tra tv e minori, presieduto da Franceso Tonucci. Oggi, a distanza di poco più di sei anni, la palla è passata al Ministero delle Comunicazioni.

All'inizio del 2003 la nomina di Emilio Rossi, ex direttore del Tg1 e numero uno dell'Ucsi, l'unione cattolica stampa italiana, a presidente del comitato di applicazione del codice. Poi, il 28 gennaio, l'insediamento a Viale America dell'intero comitato in cui siedono quindici membri: i rappresentanti delle emittenti televisive firmatarie del codice (Rai, Mediaset, Frt, Aeranti-Corallo e La7-Mtv Italia), degli utenti e delle istituzioni, tra cui un rappresentante dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, uno del Coordinamento nazionale del Corecom e il presidente della Commissione per l'assetto del sistema radiotelevisivo.

A ricoprire quest'ultimo incarico è il giornalista Adalberto Baldoni, che spiega le competenze e i poteri del comitato. "Il nostro compito è quello di verificare le violazioni del codice anche attraverso le segnalazioni degli utenti - dice Baldoni - e, se necessario, agire d'ufficio con l'apertura di istruttorie". Cosa che è accaduta proprio qualche giorno fa, il 4 febbraio, con la prima riunione organizzativa e di inquadramento generale convocata da Rossi per redarre il regolamento applicativo che, per legge, il comitato è obbligato a stendere entro un mese.

La prima doccia fredda è arrivata per tre programmi che avrebbero violato il codice. Accuse che vanno ad aggiungersi a quelle pesantissime lanciate dall'Osservatore Romano che aveva parlato di una tv italiana "cerchiobottista": sì all'umanità di Papa Roncalli nella miniserie Il Papa buono di Ricky Tognazzi, no allo squallore indecente del Grande Fratello. E nel mirino del comitato c'è proprio il reality show, rimproverato per la messa in onda pomeridiana, cioè in fascia protetta, delle "cose peggiori del programma", poi il film di Kubrick Eyes wide shut, trasmesso su Italia 1 alle 21,30 e infine "Porta a porta" di Bruno Vespa, accusato di aver mandato in onda un'intervista con una bambina di San Giuliano.

"Nel caso di reiterata violazione del codice - ribadisce Baldoni - si può arrivare a sanzioni fino a 250 mila euro. Ma il vero problema non è tanto la sanzione, che comunque costituisce un buon deterrente, quanto il forte danno d'immagine per l'emittente. Ecco perchè la fondamentale differenza tra questo nuovo regolamento rispetto a quello di Prodi è l'impegno che le imprese televisive si assumono a dare ampia diffusione al codice di autodisciplina attraverso la tv". "Per garantire il pieno rispetto del codice - aggiunge Baldoni - è quindi necessario darne la massima pubblicità".

Nessun dubbio sull'efficacia del codice. "Servirà certamente da deterrente - è convinto il presidente della commissione per l'assetto del sistema radiotelevisivo - così come è stato per le vendite in tv. Da quando è stato emanato il codice di autoregolamentazione in materia di televendite, sono stati solo due i casi di infrazione. Allora è probabile - si augura Baldoni - che nessuno sceglierà più un'emittente incriminata per reclamizzare i suoi prodotti, così come i telespettatori prima o poi perderanno fiducia e cambieranno canale".

 


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