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I Mozart della Lega



Guido Martinotti




Il non dimenticato Fortebraccio scrisse una volta un trafiletto intitolato "Mozart". Il giovane genio preso di mira dalla sua penna mordace era Giorgio La Malfa, allora agli esordi della sua carriera politica e presentato come un precoce uomo di stato e brillante economista. Non mi ricordo piu' che alzata di testa Mario Melloni rimproverasse al giovane esordiente, ma si puo' immaginare. Oggi ho l'impressione che negli ambienti del Polo, ma soprattutto in quelli della Lega, i (e le) Mozart si siano moltiplicati a dismisura, come e' provato dalla proposta normativa sulla prostituzione. Seguitemi bene perche' il ragionamento dell'acuto legislatore e' ardito e non si puo' liquidare in due parole.

Premessa. Una delle ragioni del successo elettorale del Polo, non travolgente, ma sufficiente, e' stato il tema della sicurezza. Molti cittadini, soprattutto quelli delle aree urbane, da tempo si lamentavano del crescente senso di insicurezza. Questa sensazione e' legittima ed e' dovuta in ultima analisi ai grandi cambiamenti che stanno investendo tutto il mondo. Ma si sa che alle persone comuni interessa ben poco conoscere le cause dei propri malanni, riscuote molto piu' successo chi indica loro i colpevoli, veri o presunti. E qui non e' difficile trovarne molti a portata i mano: gli immigrati che invadono le nostre strade, i ladruncoli o ladroni che entrano nelle nostre case o nei nostri conti in banca, gli zingari, le prostitute che esercitano i preliminari della loro professione in bella visibilita', disturbando gli abitanti delle zone interessate e cosi' via.

Ma c'e' anche una predisposizione culturale che si ritrova nel sedimento profondo della destra italiana, e cioe' l'odio per la Senatrice Lina Merlin che il 16 Ottobre 1958 fece chiudere i bordelli di stato promulgando una legislazione civile di protezione delle donne impegnate nella prostituzione. Sono abbastanza vecchio da aver frequentato i famosi casini e posso testimoniare che si trattava di luoghi di indescrivibile squallore. Ma ancora piu' squallida era la mitologia (o meglio la mitomania) che la borghesia italiana era riuscita a costruire attorno a queste istituzioni della vergogna.

Le fole della puttana buona o meglio ancora di quella che si innamorava (ho conosciuto decine di maschi italiani, al di lą di Richard Gere, che si vantavano di aver fatto innamorare una puttana) o di quelli che riuscivano a frequentare i bordelli fuori orario e via dicendo. Come in tutte le storie del nostro paese l'immaginario la vinceva sulla realta' di parecchie lunghezze. La realta' era inimmaginabilmente triste e vergognosamente arretrata sul piano civile.

Una volta che ho cercato di spiegare cosa fossero e come funzionassero i casini italiani a una mia amica inglese, ho scatenato un diluvio di sghignazzate, perche' la cosa non appariva credibile. Ma tant'e', in qualche modo la mitomania dei casini e' rimasta come una risciacquatura sul fondo della botte, piu' volte riproposta come ritorno ai buoni tempi antichi. Non importa nulla che attualmente l'unico paese in cui si discute l'apertura dei bordelli all'italiana sia l'Iran. Tanto chi li propone qui ora, a malapena sa dove sia 'sto Iran.

Secondo passo. Il fastidio sociale della prostituzione per strada e' sopratutto dovuto alla volgarita' del contesto in cui i preliminari vengono consumati. Spesso i clienti sono chiassosi, gruppi di ragazzotti della periferia, bulli del contado, talvolta alterati, sempre gasati, nonche' l'immancabile codazzo di guardoni, piccoli criminali e qualche pervertito. E' comprensibile che il comune cittadino costretto ad attraversare questa folla vociante rientrando in casa, non veda l'ora di mettersi in salvo oltre la soglia del portone chiudendo fuori questo variopinto e non sempre allegro circo. Esattamente come il Walter Chiari dell'indimenticabile sketch "A' morto de sonno!".

Conclusione. Cosa fanno i Mozart della Lega? Per evitare che il comune cittadino si trovi questa sgradevole folla sul marciapiede davanti a casa che ti inventano? Zacchete! Te li portano dentro casa. Cosi' sul marciapiedi davanti a casa tua non ci sara' nessuno (e questo e' da vedersi, perche' i ragazzotti che vanno in banda a farsi una scopatina un po' di casino davanti al portone lo faranno sempre) ma tutte queste persone te le troverai in ascensore e magari sul pianerottolo. "Buongiorno, buonasera, scusi il disturbo, come sta il bimbo. Sa noi andiamo su al quinto. Mi spiace di aver suonato al campanello sbagliato, cercavamo la Zulueta. Antonio, se ti becco un'altra volta a correre giu' al quarto ti faccio nero. Mamma, cosa fa quella signora del terzo che ha sempre quel buon profumo? Non preoccuparti caro, quelli stanno qui per non farti fare brutti incontri sul marciapiede." Mozart, appunto.

PS A proposito di Mozart, quello originale, cioe' Giorgio La Malfa: si sente poco, ma mi e' capitato di ascoltarlo qualche giorno fa mentre si discuteva in Parlamento di evasione fiscale. Con il tono serioso con il quale di solito afferma le verita' fondamentali dell'economia, spiegava all'intervistatore che il problema non era tanto la remissione delle sanzioni penali, robetta, quanto l'evasione fiscale. Non si era accorto che probabilmente, in quel medesimo istante o giu' di li', il Presidente della Repubblica stava sculacciando il governo obbligandolo a un penoso dietro-front, perche' si era accorto che qualcuno stava liberando i malfattori. Chissa' cosa ne avrebbe scritto Fortebraccio.

 


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