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Il pizzicotto e i buoni maestri



Guido Martinotti




La sequenza dei fatti e' precisa e impressionante: una sera l'economista Carlo Pelanda, a conclusione di un dibattito su una televisione locale di Verona, prende a ceffoni il suo contraddittore musulmano, Adel Smith, presidente degli islamici italiani. Questi risponde in natura e il dibattito degenera in rissa. Il giorno dopo, Carlo Pelanda scrive su Il Giornale, in buona sostanza, che si pente, ma lo rifarebbe, cioe' che la sua azione e' riprovevole, ma moralmente giustificata. Per inciso, sarebbe interessante sapere cosa ne pensano i suoi colleghi dell'universita' americana in cui insegna.

Il Foglio, sempre spiritoso, scrive che lo Smith non deve essere picchiato, ma si merita un "pizzicotto", come dicevano una volta le suore. Mughini, anche lui sempre spiritoso, dall'alto ("Buongiorno Italia", "Conversare con l'Italia") e dal sicuro del suo microfono aperto a Radio 3 ("Prima Pagina"), ribadisce che un pizzicotto, via, glielo avrebbe dato anche lui. Il tutto condito con frasi pesantissime di esecrazione dello Smith.

Passa un giorno e 23 naziskin di Verona decidono che il pizzicotto va dato per davvero: fanno irruzione in uno studio televisivo e massacrano di botte lo Smith e un suo collaboratore. E sei finiscono in galera, come in tutte le storie italiane che si convengono da Pinocchio in poi. Esecrazione generale, escluso Borghezio (secondo GR1 delle 7 del 12 gennaio) che va a visitare i sei in cella, naturalmente con una corrispondente di Libero. Complimenti ai maestri del pizzicotto.

PS La Pravda del giornale radio delle ore 7 del 12 Gennaio riferisce l'evento, ma non dice che quella e' la seconda aggressione subita dal signor Smith in pochi giorni. Dice invece testualmente "che proprio due giorni fa fu protagonista di una rissa in diretta con l'economista Carlo Pelanda". Cosi' l'impressione dell'ascoltatore comune non e' che il signor Smith sia stato aggredito per la seconda volta, ma che sia stato lui ad aggredire ("protagonista" ha un significato preciso nella lingua italiana). O quanto meno che se lo meriti.

Senza rendersi minimamente conto che si tratta del medesimo argomento con cui esecrabilmente milioni e forse miliardi di persone hanno giudicato l'aggressione contro le Twin Towers, il tema del "se lo merita" e' ripreso da tutti i commentatori di destra, nella versione "brutta faccenda si, ma". Per esempio Belpietro, direttore de Il Giornale, nell'approfondimento al Giornale 3 delle 8.45 del 12 Gennaio, dice che nessuno deve essere picchiato per le propri opinioni (anche se si e' trattato solo di "un buffetto", sic. A noi sembravano dei ceffoni e Pelanda non e' proprio uno smilzo) ma che persone come Smith non dovrebbero essere utilizzate per fare audience.

Ma scusi, signor Belpietro, Lei crede che alla Pravda pensassero di fare censura? No, dicevano proprio cosi', non si deve dar voce a chi da scandalo. Ma se Smith fa audience, vuol dire che qualcuno vuole sentirlo parlare, altrimenti si puo' sempre cambiare canale, o no? E poi chi decide se a una persona si deve dare voce solo se non fa audience? Ah, questi intellettuali soidisant liberali! Sono assolutamente fantastici: quando si lasciano andare fanno vedere quanto profondi siano i loro principi pluralistici e quanto stringente la loro logica.

Anche Giampiero Mughini, alle 7.15, riprende la storia e, con il massimo disgusto nella voce, descrive gli aggressori come "Fascistelli di terzordine" (e che, se fossero stati fascisti veri e propri era meglio?) e "imbecillotti". Uno dei quali (racconta sempre Mughini) chiede a Mario Borghezio di avvertire il proprio datore di lavoro. Speriamo per il ragazzo che sia leghista anche lui - o almeno di AN.

Mughini non e' neppure sfiorato dal sospetto (quantomeno non lo da a vedere) che quando un giornalista ha la responsabilita' di un canale radiofonico, tra gli ascoltatori ci possono anche essere degli "imbecillotti" che pensano che il "pizzicotto" abbia un significato metaforico. E intanto giu' ulteriori esecrazioni e disprezzo indicibile, contro lo Smith. Il pizzicotto e' dimenticato: rimangono solo un musulmano "come i leghisti vorrebbero", deprecabile al punto da non meritare neppure il nome, ma solo un soffio di disgusto. E poi degli "imbecillotti" che non capiscono che "pizzicotto" vuol dire "pizzicotto" e che nei salotti frequentati da Ferrara e Mughini queste cose si dicono per procurare un fremito alle signore e che il comportamento beneducato sarebbe invece di presentarsi in trenta dal signor Smith, chiedere permesso e dire: "Scusi signor Smith le cose che lei afferma meritano un pizzicotto. Ecco, pardon".

E' vero che Verona e' un citta' violenta, da quel di'. Basta ricordare che un professore socialista venne picchiato da una banda di rossi e Toni Negri ebbe a dire che quel professore era uno scemo. In seguito Toni Negri venne arrestato per essere stato "cattivo maestro" di questi picchiatori. Ognuno e' libero di stabilire le connessioni che vuole: come si diceva nei vecchi film, ogni riferimento e' puramente casuale. Una differenza oggettiva va pero' fatta rilevare, Toni Negri non apparteneva a un partito al governo della Repubblica, non dirigeva un giornale di proprieta' della famiglia del premier e non parlava da una delle trasmissioni di maggior prestigio della radio pubblica. E forse anche per questo ha passato un bel po' di tempo in carcere. Oggi, con l'eccezione di Carlo Pelanda, nessuno si sporca piu' le mani. Abbiamo solo Mani Pulite e Buoni Maestri.

 


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