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Il Natale dell'Alchimista



Carlo Violo




"Quando vedrai la materia annerirsi rallegrati, perché è l'inizio della Grande Opera"
(G. Aurach - Prezioso dono di Dio)

"La seconda parola dei filosofi dice che l'Acqua diviene Terra con una lieve cottura, che deve durare finché il colore nero non appaia in superficie"
(Nicolas Flamel - Il desiderio Illuminato)

Il Bambino Sacro nasce a mezzanotte, la notte più oscura e lunga dell'anno, durante il solstizio d'inverno. La nascita rituale che ogni anno si rinnova presuppone di attraversare la mezzanotte, l'opera oscura, la Nigredo degli antichi filosofi, quella del corpo in decomposizione, della dissoluzione degli elementi preesistenti che ne permette la ricomposizione in un modo superiore, sacro.

Non c'è rinascita senza questo stadio, come il viaggio dantesco che inizia nel buio infernale. Non si può procedere senza la guida di un Illustre Maestro come Virgilio, come non c'è raggiungimento finale di stelle senza la guida della profonda, ancestrale saggezza amorosa di Beatrice. La mezzanotte solstizia custodisce la porta magica che permette all'Iniziato di entrare nel mondo delle conoscenze nuove.

Giano era il Dio dei Solstizi, il Dio delle soglie e dei passaggi. La sua fattezza bifronte simboleggia l'attimo e l'azione del varcare la porta del passato e del futuro, il volto delle forze impetuose del giovane e quello della pacata saggezza del vecchio. Il geroglifico dell'Alfa e dell'Omega.

Nel nostro pensiero lineare crediamo che l'inizio preceda la fine. No. Il Sole prima di percorrere la sua traiettoria ascendente verso la pienezza della luce deve prima toccare il punto più basso, la notte deve prima prevalere sul giorno. Per noi è l'evangelista Giovanni a presiedere il solstizio d'inverno, la Rivelazione che si manifesta a chi ha intrapreso un duro cammino, l'Evangelista che non racconta solo fatti e aneddoti su Gesù, ma scrive attingendo a una profonda ispirazione iniziatica.

E' Giovanni il Battista, invece, a presiedere il Solstizio d'Estate, la discesa della scintilla divina e l'avvento della luce. La Pietra Filosofale, l'Azoth, è l'elemento nascosto tanto potente da poter trasformare qualsiasi cosa con cui venga in contatto. E' l'essenza dell'uomo che è partecipe del divino. E' la luce del sole, appunto, capace di elevare l'umanità a uno stato evolutivo superiore.

L'alchimia, così come conosciuta in occidente dall'ottavo secolo, porta il marchio di Jabir Ibn el-Hayyan, latinizzato come Geber, e contiene la dottrina dei tre elementi, sale, zolfo e mercurio che combinati correttamente, producono l'Oro Filosofale. Lo zolfo simboleggia la grandezza e la nobiltà. Il sale la bontà e la conoscenza. La radice araba del mercurio, zibaq, ha il doppio significato di aprire una porta o spezzare. La similitudine in arabo tra 'nero' e 'saggio' ha generato il termine di Arte Nera, che richiama peraltro la lunga notte della Rinascita.

Alla vigilia di quella notte i bambini, che di magia si intendono perché la ricordano ancora, ripensano ai loro desideri, e nell'assopirsi in attesa guidano a noi gli spiriti degli antichi Maestri. Attraverso di Loro, specchiati nell'anima chiara, essi sanno che in quel giorno tutto può realizzarsi. Sanno che il babbo o la mamma, gli zii e gli amici, sono alleati delle favole e dei sogni da dove provengono tutte le magie. Essi possiedono già la Pietra di ogni ricchezza.

Guardate un bimbo che prepara la sua richiesta, riconoscete nei suoi occhi la vostra dimenticanza. Gioite con lui perché i suoi desideri si sono materializzati al mattino, dopo quella notte profonda e misteriosa. E' un tipo di gioia che si conosce strumento per entrare insieme, mano nella mano, nel mondo degli archetipi oniri. Per varcare la porta delle generazioni che, dall'infante all'adulto, come dalla nascita alla morte, si susseguono nel mistero del tempo.

Il segreto dell'Alchimista è la solitudine silenziosa della notte, la preghiera che si fa opera più che richiesta, il coraggio di addentrarsi nel segreto della materia profonda, dove atomi e spirito pulsano insieme. Il segreto dell'Alchimista è la Volontà e la ferma Intenzione di raffinare il proprio mondo sottile che giace nella sua amorosa percezione e vive nella sua coscienza risvegliata.

Sapete, non è misterioso e difficile trascorrere un Natale da Alchimista. Basta spegnere i richiami al consumo fine a se stesso, smettere di correre su e giù per i supermercati, evitare clamori stordenti e luci abbaglianti. Basterebbe raccogliersi un poco accanto al più profondo, oscuro e nascosto desiderio del cuore, quello che anela alla sobrietà essenziale della semplice capanna meta di pastori.

Come il solve et coagula della Grande Opera, la paura iniziale del cambiamento si dissolverebbe appena varcata la soglia per coagulare altrove la vera magia di ciascuno. Sarebbe la conquista di una apparentemente scomoda responsabilità individuale, spogliata da rassicuranti maschere collettive, il gusto dolce e profondo di un gesto che provenga da noi.

Così ogni luogo planetario avrebbe il suo vero Natale, senza necessità di omologazioni consumistiche e vuote. Una araucaria si accenderebbe nel Cile, un abete in Finlandia, un castagno tra i lupi Appennini, una betulla nei territori intorno agli Urali, un Ginco nell'estremo oriente cinese e una Sequoia nel vasto Nord americano, una palma nell'oasi tunisina. E ciascuno di questi giganti avrebbe intorno la sua gente danzante, e l'unità di tutti starebbe nella festa del cuore.

Ecco, la bellezza imprevedibile del luogo comune frantumato, da cui affiora la verità del Sacro Bambino, è l'intimo segreto della magia di un Natale Alchimista.

 


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