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La visita romana del presidente Katsav



Bibi David




E' stata blindatissima la visita a Roma del Presidente dello Stato di Israele Moshe Katsav, nella capitale dallo scorso 10 fino al 12 dicembre. E cercare di ottenere riferimenti sul soggiorno del leader di Israele è stato arduo. La prima inequivocabile sensazione, contattando fonti diplomatiche, era quella di venire considerati alla stregua di possibili terroristi.

La mattina del 9 dicembre telefono ad Ofer Bavly, il portavoce dell'ambasciata di Israele in Italia. Mi conosce bene, spero mi dia informazioni chiare. "Non posso dire nulla- risponde, invece -Daremo un comunicato, nel pomeriggio, alle agenzie". E' inutile fare altre domande o sperare di saperne di piu'.

In generale, parlando con i rappresentanti dell'ambasciata d'Israele, ci si sente subito inadeguati: la'impressione è che usino tecniche da servizi segreti con l'intenzione di metterti a disagio. Certamente sembra di trovarsi davanti a un Tribunale, accusati kafkianamente di qualcosa di incomprensibile. Del resto, sono certa che lo facciano 'per ragioni di sicurezza'…

Fra le agenzie, dopo lunghe ricerche, trovo un comunicato diramato all'Ap. Biscom con tutte le tappe della visita del Presidente. Penso: possibile che Bavly non ne sapesse nulla? Scopro dunque che Katsav arriverà a Roma martedi' pomeriggio, mercoledi' alle 11 incontrerà Berlusconi a Palazzo Chigi, poi, in Senato, Pera. Nel pomeriggio, alle 15, sarà accompagnato dal sindaco Veltroni sotto l'Arco di Tito, simbolo della schiavitu' e poi del riscatto ebraico. Infine alle 21 incontrerà in Sinagoga la comunità ebraica di Roma.

Scopro, casualmente, che il Presidente israeliano risiede all'Hotel Excelsior, in via Veneto. La strada è circondata da camionette della polizia e i turisti vengono controllati a vista. Ufficialmente invece seguo la visita di Katsav a Palazzo Chigi: arriva scortato da una decina di macchine, moto e persino un elicottero, intorno alle 11,30.

Avvicino un poliziotto israeliano, al seguito del Presidente. Sostiene che non sono ammesse televisioni e non ci sarà una conferenza stampa. Se non avessi visto, un attimo prima, le televisioni israeliane con i miei occhi, gli crederei ciecamente. Parla con una convinzione categorica. Inutile contraddirlo!

La conferenza stampa, effettivamente, non c'è, ma il poliziotto mi 'rassicura' che Katsav non parlerà mai in pubblico durante tutta la visita. Più tardi scoprirò invece che la sera, al Tempio maggiore di Roma, il Presidente farà un discorso di oltre venti minuti.

Arrivo nei pressi della Sinagoga alle 19,30. La zona è deserta, pare vi sia il coprifuoco. C'è un aria plumbea, si respira la tensione e l'attesa. Superate transenne e carabinieri finalmente entro nel Tempio. A ciascuno viene regalata una bandiera israeliana, per accogliere il Presidente.

In Sinagoga tutto cambia: ci sono luci, colori, bellissime musiche ebraiche. Si attende con trepidazione. Fra applausi e canti entra il Presidente. Il discorso introduttivo è di Leone Paserman, Presidente della Comunità ebraica di Roma, poi due bambini leggono il benvenuto a Katsav, in ebraico. Subito dopo il Rabbino capo Riccardo Di Segni ricorda le origini persiane di Katsav e le difficoltà incontrate nei secoli dagli ebrei, in Persia come a Roma. Anche l'ambasciatore a Roma Ehud Gol si unisce ai saluti.

"Siamo tutti fratelli e figli di uno stesso padre", esordisce infine il Presidente di Israele. Ed è davvero emozionante assistere alla sua relazione. Katsav parla dell'importanza di Roma per gli ebrei da 1930 anni, dopo la distruzione del Secondo Tempio, e ribadisce che la forza di Israele sta nel seguire con gioia la propria tradizione religiosa e nel restare fedele alla propria storia.

Ringrazia le autorità italiane, da Ciampi a Berlusconi; parla della sua visita in Germania,prima di venire a Roma, della Shoa. Si sofferma sulla causa palestinese. "Noi siamo i primi a volere uno Stato palestinese -dice- ma il mondo libero deve riconoscere che i kamikaze palestinesi fanno parte di un'altra galassia, diversa, assurda."

A conclusione del discorso dona al Rabbino Capo Di Segni un candelabro ebraico per la festa di Chanukkà,conclusasi da pochi giorni, mentre questi gli fa un regalo simbolico, una ketubà scritta a mano: un contratto di matrimonio redatto secondo la normativa rituale ebraica. La cerimonia si conclude con l'inno di Israele ,cantato da tutti, solennemente,in piedi, e Roma sembra davvero unita, come in matrimonio, a Gerusalemme.

La Roma ebraica lo è da sempre, ricorda Katsav. Oggi, ma solo per oggi, vedendo sventolare la bandiera israeliana da Palazzo Chigi, nel momento dell'incontro di Katsav con Berlusconi, è parso, per un momento, che lo fosse anche la Roma politica e quella della gente, al di là dei pregiudizi e delle intolleranze.

 


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