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Gli occhi della guerra da Baghdad a Mergellina



Tina Cosmai




Luca Musella,La rabbia e l'orologio, Nonsoloparole.com Edizioni, pp. 23, euro 2,50
www.nonsoloparole.com

Quante parole sono state pronunciate e urlate sulla guerra in Iraq. Quante opinioni, giudizi, valutazioni ci sono stati nelle ferventi settimane precedenti la guerra e quando questa è accaduta, si è discusso di strategie militari, di manovre politiche, di lacerazioni religiose ma, di cosa sia accaduto nei nostri animi e nei pensieri di coloro che popolano la quotidianità dell'esistenza, nessuno se ne è preoccupato o almeno interessato.

Il fatto che una guerra, così politicamente vicina, irrompa nelle nostre giornate, spesso così uguali, genera un sisma in quel pensiero che scorre lento e abulico sulla realtà. Un pensiero disattento che d'improvviso comincia a destarsi, a riflettere. Luca Musella è un fotogiornalista napoletano che osserva la realtà in modo speciale, cogliendola nei suoi aspetti più veri, nelle sue rughe profonde, nella vivacità della contraddizione, in quella malinconia che mai abbandona il suo sguardo. Quando scoppia la guerra, lui è sulla funicolare a Napoli, sta scendendo verso i Quartieri Spagnoli, dove ha lo studio ed è appena stato dal dentista per farsi estrarre un molare. L'associazione tra i due eventi traumatici, apre questa breve narrazione, che è la riflessione di un uomo travolto da un dramma insolubile. La rabbia e l'orologio è un piccolissimo libro scritto di getto nella settimana tra il 20 e il 26 marzo 2003, ed è uno sguardo attento e fortemente emotivo sugli eventi quotidiani di una Napoli melanconica, rassegnata di fronte alla guerra, ma forte nell'accettazione profonda della sua identità. Napoli e Baghdad sono narrate in un parallelismo di voci, di eventi, di sensazioni, di rabbia e a tratti si sovrappongono:

"Il Napoli ha pareggiato con il Livorno. Sprofonda impotente nell'ultimo girone dell'inferno calcistico. Incidenti e tafferugli all'ingresso di stadi e città irachene. Un marines lancia granate contro i suoi commilitoni. Sarà un caso ma è un mussulmano".

Musella ritrae una serie di personaggi: extracomunitari, prostitute, ex soldati e, nelle loro vite abbandonate, perdute, trova il riflesso di una battaglia, quella personale, quella vissuta da un uomo, il cui urlo di disperazione e di orrore, non viene ascoltato. Il dramma denunciato è quello di cui nessuno o pochi parlano: la guerra porta in sè la morte per persone che con le ragioni del conflitto, non hanno nulla a che vedere. Dall'Iraq ci giungono immagini d'esplosioni che ci appaiono semplici bagliori e tutta la tragicità che c'è dietro di essi, scivola nei meandri delle nostre menti che faticano a comprendere ciò che davvero accade. La vera guerra è quella che sconvolge le vite delle persone comuni,quando anche andare al mercato per la spesa quotidiana, significa poter incontrare la morte; la difficoltà è che non si riesce a pensare con pienezza ad un dramma di tali dimensioni.

Luca Musella tenta, con dolore e con rabbia, quest'immaginazione; vive con estrema sensibilità questo dramma e ne parla, seguendo le sue sensazioni e osservando esistenze dimenticate, sfruttate che popolano la Napoli dei Quartieri Spagnoli, dei vicoli di Mergellina, dei cunicoli nella zona dei Tribunali. Jacob è un clandestino sfuuggito a tante guerre, fa l'accalappiacani e "salva da morte certa molti cani da combattimento nell'hinterland napoletano". Abù è un algerino, abita in un basso maleodorante, ha diciannove anni e lavora la terra sotto un sole bruciante. Eva è una donna ebrea "una vecchia pazza e un'ottima artigiana. Ha avuto uomini e figli. Amici, una parvenza di normalità. Ha perduto tutto".

Ecco, la guerra è qui, si diffonde nelle esistenze povere e rassegnate, le colpisce con indifferenza e tra l'indifferenza di un mondo assopito di fronte a questa realtà efferata. Vale la pena di leggere questo libricino coraggiosamente pubblicato da un piccolo editore napoletano. Vale la pena perchè ci aiuta a comprendere l'aspetto fenomenologico della guerra, ci aiuta a guardare in noi e fuori di noi; non a caso l'occhio di Musella è quello di un bravo fotoreporter.

 


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