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La responsabilità delle mani



Carlo Violo




Sarei tentato di parlare dell'uso delle mani da parte dei raccontastorie di professione, i quali hanno ben recepito il fatto che un bel ghirigoro tracciato nell'aria, o nel fumo, convince meglio di tante parole dotte le platee ignare e suggestionabili. Ma lo spazio stringe e il cuore incalza.

Le mani, allora, come emanazione del cuore, come artefici di miracoli, come fonte di benedizione. Il che non vuol dire che usarle specialmente per ruotarsi i pollici o pulirsi il naso costituisca di per se fonte di condanna. E' solo una perdita di tempo o, meglio, uno spreco.


Parlare delle mani del direttore d'orchestra o del chirurgo dei trapianti appartiene troppo all'esperienza e al dibattito generale per costituire avviso di pensiero. Anche le mani di Paganini sono già famose come le mani di Dio e di Adamo da Michelangelo.

Quella che mi piace è la dimensione manuale quotidiana che riguarda tutti noi, perché è quella che conduce e traduce attraverso il mondo i capolavori d'arte e il gesto miracoloso del profeta, nutrendoci la vita. Certo è che la divisione in classi economiche ha reso la parola derivata 'manovale' qualcosa di poco decoroso come, per successive assonanze, tutto ciò che di mano odora.


E' anche vero che c'è il detto "scherzo di mano scherzo da villano". Ma i detti, come si sa, servono proprio ad indicare l'uso volgare degli attributi umani, dato che la saggezza popolare sa bene che si impara soprattutto riflettendo sugli opposti. Quando intimate, per esempio, al ladro di turno "giù le mani dalle buste paga" non state solo difendendo i vostri interessi ma lo state educando ad un uso più acconcio alla dignità delle mani che è quello di infilarle nelle proprie saccocce anziché in quelle altrui.

La mano callosa d'operaio parla spesso di lavoro meglio di qualsiasi intellettuale prezzolato dalle lobby. Le mani di mio padre appartenevano alla categoria delle callose. Quando prendeva le mie piccole tra le sue enormi provavo una sensazione di dolcezza e fiducia che ho saputo interpretare solo molto tempo dopo, quando ho cominciato ad avere a che fare anch'io col mondo e le sue ipocrisie: era il calore metafisico dell'onestà più profonda.


E' un calore talmente d'altro mondo che quando gliele strinsi, per l'ultima volta, nella bara, ormai fredde al tatto intellettuale, riuscirono a far sentire al mio cuore la stessa sensazione di calore operoso, trepido, sincero, che avvertivo nell'infanzia. La sensazione intraducibile di calore di chi si congeda dopo averti accompagnato e donato tutto.

Le mani quotidiane sono, per esempio, quelle che agitandosi nell'aria vogliono dire 'ciao'. In quel saluto c'è tutto un mondo che vuole unirsi con gioia o si divide con tristezza, come quello dell'amante che, intravisto inaspettato l'oggetto del proprio amore sull'altro lato della strada, inalbera come una bandiera la sua mano in cima al braccio alzato, in segno di giubilo per la speranza di quel nuovo incontro. O quello del bambino che salutando il papà alla guerra, ne ferma col suo minuscolo gesto l'immenso ricordo, fino all'ultimo respiro.

La carezza, per esempio, riguarda tutti noi. Non si tratta semplicemente di tocco leggero. Per questo basterebbero le piume d'oca, o le penne del pavone per gli esagerati. No. La carezza implica coscienza, percezione, ascolto e spirito di servizio, pazienza e fiducia nella possibilità di rallentare il tempo, curvandolo relativisticamante al ritmo del piacere. Non necessariamente sessuale.


La carezza, infatti, o il contatto sottile, permette di accedere ad altre dimensioni del piacere, una dimensione più vasta che include l'erotismo, la solidarietà, la complicità, il conforto, il sostegno, il sapore di una umanità condivisa. Una dimensione arcaica di specie che può donare, scambiare, con la semplicità che precedeva l'avvento del linguaggio, connettendosi alla fondamentale unicità del cosmo.

Il contatto leggero delle mani è poesia, percepita nella forma più diretta dei ritmi circadiani dei luoghi più reconditi del corpo. Il corpo, infatti, non è un supporto o un appendice del cervello, ma è il cervello che, attraverso la dimensione tattile, possiamo educare alla semplicità dell'unione umana più di qualsiasi discorso. Se l'intelligenza è esercizio, allora non può essere completa nel suo sviluppo se si ignora la sua parte più raggiungibile e diretta che dimora negli innumerevoli interstizi nervosi della pelle.

Le mani perciò, non sono solo organo prensile, ma veri e propri strumenti di magia. E la magia si attiva solo se ce ne ricordiamo.

 


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