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Le menzogne dell'Impero



Bibi David




Gore Vidal, Le menzogne dell'impero e altre tristi verità, Perché la junta Cheney-Bush vuola la guerra con l'Iraq e altri saggi, pp. 146, Euro 13,00

E' stato Valentino Parlato, fondatore de Il Manifesto a presentare alla Casa delle letterature a Roma la nuova, provocatoria opera di Gore Vidal, Le menzogne dell'Impero, una raccolta di saggi pubblicata dall'editore Fazi. La tesi di Vidal è impressionante: Bush, sostiene il narratore americano, sapeva degli attacchi dell'11 settembre e ha lasciato che questi accadessero unicamente per muovere guerra ai paesi arabi e ritrovare un potere politico-economico che gli stava svanendo sotto il naso. L'ipotesi è agghiacciante. La richiesta di Vidal agli Usa è altrettanto sconcertante: lo scrittore vuole l'impeachment del Presidente americano.

Parlato ha descritto cosi' i saggi di Vidal: "Si tratta di narrazioni politiche dell'Impero studiate e viste dal di dentro. Gore Vidal, personaggio attendibile perché nato nel'25, come Luigi Pintor -aggiunge ironizzando- si pone una serie di interrogativi che nascono unicamente da documenti chiari e dettagliati". Parlato sottolinea il legame che tiene uniti Vidal e l'America: "Così come Tacito non sarebbe esistito senza l'Impero, Vidal non esisterebbe senza gli Stati Uniti". E procede a spiegare come " quando Vidal parla di una incompetenza manovrata da parte degli americani, non si riferisce solo agli attacchi alle Twin Towers, ma pure ad episodi come Hiroshima, Pearl Harbor, alla Dottrina Truman, a Jalta, al ruolo ambiguo della Corte Suprema nel 2000…"

"Leggendo attentamente i saggi di Vidal si scopre il passato dell'America e si ha modo di leggere un possibile futuro. Vidal non è un marxista - continua Parlato - ma come i marxisti crede nella necessità di porre domande. Come queste: la guerra all'Iraq non è forse una ricerca del petrolio piu' che una vendetta per le vittime dell'11 settembre? Oppure, i talebani avevano aiutato gli Usa, in un primo tempo, a creare un oleodotto in Eurasia. Poi non piu', e sono arrivati i bombardamenti in Afghanistan. Non è una strana coincidenza?"

Il relatore cerca di difendere le tesi obbiettivamente azzardate di Vidal. "Gore Vidal non aggredisce l'amministrazione Usa, mette solo in evidenza numerose incongruenze ed esprime dei timori. Si chiede quanto, per esempio, l'Europa sarà una antagonista dialettica dell'America e quanto invece solo la sua domestica badante. Condanna l'informazione monolitica dei media Usa che, come diceva Abramo Lincoln, 'sono liberi, ma perché dicano la verità senza alterazioni è necessario comprarli. E noi non abbiamo i soldi'". Vidal - continua Parlato- non denigra l'America ma piuttosto spiega le ragioni di un declino. Dice: 'le cose non vanno dal 1950, da quando gli Usa sono un impero globale. L'America deve guardare ai suoi problemi interni, non colonizzare il mondo. Altrimenti vivrà una guerra perpetua per una pace perpetua".

Infine Parlato domanda a Vidal cosa succederebbe qualora gli Stati Uniti iniziassero un'ennesima guerra: quella all'Iraq. "Rispondo con una frase di John Adams, del 1824 -dice lo scrittore- coniata per impedire agli Usa di battersi contro i turchi per liberare la Grecia, che giudico validissima anche oggi: 'Se facessimo un'altra guerra saremmo si' i padroni del mondo, ma avremmo ancora una volta perduto la nostra anima'".

 


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