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Fast Food Nation



Pietro Farro




Eric Schlosser, Fast Food Nation, Marco Tropea, pp. 382, Europa 16.60

"L'uomo mangia; solo l'uomo intelligente sa mangiare" scriveva Brillat-Savarin ne La fisiologia del gusto e, in fondo, forse è questa la ragione del successo incontrato dall'industria del fast food. Ma McDonald's e i suoi simili non hanno rappresentato soltanto una rivoluzione - meglio: una involuzione - nel campo della gastronomia, arrivando a renderci familiare l'ossimoro del ristorante senza cucina.

In realtà, l'avvento del fast food e la sua diffusione su scala planetaria ha prodotto profonde modificazioni nel campo dell'agricoltura e dell'allevamento, con pesanti ricadute sul mercato del lavoro e sulle condizioni di salute della popolazione. Di tutto questo parla l'interessante libro inchiesta di Eric Schlosser Fast Food Nation (Marco Tropea), frutto di due anni di lavoro nei quali l'autore ha visitato allevamenti di bestiame, macelli e campi di patate, e intervistato dirigenti e lavoratori dell'industria dell'hamburger.

La filosofia del fast food è apparentemente semplice: offrire prodotti uniformi, a basso costo e di sapore gradevole. Ma, avverte Schlosser, "il prezzo vero non compare mai sul menu". Per scoprirlo bisogna andare a vedere cosa che c'è dietro quelle insegne colorate e luminose.

Cominciamo dalla carne. L'industria del fast food è il maggiore compratore di carne di manzo a livello mondiale e questo ha "favorito trasformazioni fondamentali nell'allevamnento del bestiame, nella macellazione e nella lavorazione della carne". Oggi la produzione della carne è in mano a poche grandi multinazionali che cercano in ogni modo di ridurre i costi dell'allevamento abbreviandone i tempi.

Così gli animali, tenuti in apposite aree d'ingrasso, non si nutrono d'erba ma di enormi quantità di cereali e nelle loro orecchie vengono iniettati steroidi anabolizzanti. Tutto questo ha un prezzo, visibile nel fatto che circa un quarto degli americani (gran consumatori di di "cibo veloce") è ogni anno vittima di intossicazioni alimentari.

"Mentre la ricerca medica - scrive Schlosser - ha raggiunto importanti conoscenze sui legami tra la moderna trasformazione alimentare e la diffusione di pericolose intossicazioni, le maggiori aziende dell'agribusiness nazionale hanno opposto un fermo rifiuto a ogni ulteriore regolamentazione delle misure di sicurezza nel trattamento degli animali". Altra conseguenza di tipo sanitario è quella relativa al diffondersi dell'obesità, ormai vera e propria malattia sociale, sia tra gli adulti che tra i bambini.

Notevoli anche i cambiamenti che la crescente diffusione del fast food ha prodotto sul mercato del lavoro. Cambiamenti che vanno tutti nella direzione della precarietà e dello sfruttamento. Negli Stati Uniti l'industria del fast food è oggi il maggiore datore di lavoro privato ed è anche quello che paga i compensi più bassi. La politica è infatti quella di puntare su "lavoratori part time e alle prime armi, lavoratori disponibili ad accettare un salario basso", facili da tenere sotto controllo e con un alto tasso di turnover.

Va da sé che in questa situazione sia impossibile parlare di rappresentanze sindacali. McDonald's, in particolare, ha escogitato svariati metodi pur di impedire la sindacalizzazione dei propri dipendenti: dal ricorso al test della verità sino alla chiusura dei ristoranti con dipendenti iscritti al sindacato. Ancora peggio se la passano coloro che lavorano nel settore della macellazione e del confezionamento delle carni, divenuto "uno dei mestieri più pericolosi degli Stati Uniti, praticato da un esercito di immigrati poveri e provvisori i cui incidenti spesso non vengono segnalati e risarciti". Schlosser ci racconta dell'America, ma temiamo che anche da noi ci sia chi vorrebbe un mercato del lavoro strutturato così.

Per finire, un cenno su uno dei capitoli più sorprendenti del libro: l'industria dei sapori. Quando addentate il vostro hamburger o divorate le patatine, ricordatevi che i sapori e gli odori che sentite sono stati prodotti in appositi laboratori - che Schlosser ha visitato - e non derivano dalla qualità del cibo. Anche questo è bene saperlo.

 


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