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Napoli, città di video-arte



Simona Ambrosio




L'arte e il cinema oggi sono due maniere di comunicare con la gente che si inseguono a vicenda. Molti artisti contemporanei hanno scelto l'immagine in movimento, il montaggio come successione di eventi, per comunicare il disagio di questi ultimi anni o per sostituirsi ai pittori di paesaggio.

Le manifestazioni artistiche più recenti (dalla Biennale di Venezia ai Dokumenta di Kassel) hanno testimoniato l'incremento di installazioni, di film e di video. E Napoli, che aspira a diventare città d'arte tutto l'anno - come affermano il presidente della regione Antonio Bassolino e il soprintendente del nuovo polo museale Nicola Spinosa -, sembra essersi adeguata al ritmo delle capitali europee.


Il mese di ottobre ha confermato la vitalità, creativa e internazionale, che anima questa città. Il museo archeologico ha aperto per la prima volta le sue porte all'arte contemporanea, dedicando quattro sale a Francesco Clemente, napoletano espatriato a New York, tra i massimi esponenti della "transavanguardia" che non aveva mai esposto nella sua città di origine.

Ogni luogo storico della città ospita personali di artisti di tutto il mondo mentre il castel Sant'Elmo, dall'alto della collina del Vomero, vedrà fino al 17 novembre uno degli eventi artistici più rilevanti degli ultimi anni: Meditazioni Mediterraneo. Gli artisti visionari di Studio Azzurro, in collaborazione con Hermés, hanno allestito i suggestivi corridoi di tufo del castello con varie postazioni video che evocano cinque paesaggi instabili del mediterraneo.

Il progetto dello studio milanese è un omaggio a questo mare e a Napoli, crocevia di culture. Vale la pena di venire a dare un'occhiata, per sperimentare sulla propria pelle un'esperienza forte e audace dove tecnologia e spazio si fondono grazie alle azioni dei visitatori.


I tappeti interattivi di Studio Azzurro sono tra i protagonisti di un'altra iniziativa importante della città, Artecinema, festival internazionale di film sull'Arte contemporanea. La passione di una giovane gallerista, Laura Trisorio, fa sì che Napoli viva da sette anni un festival unico in Europa diviso in tre sezioni: arte e dintorni, architettura e fotografia.

Dal 24 al 27 ottobre nel teatro Mercadante sono stati proiettati 31 documentari d'arte che hanno cercato di mostrare il panorama delle arti visive del nostro tempo. Molti autori, presenti in sala, si sono confrontati con il pubblico. L'arte contemporanea non è sempre di facile lettura: un documentario che racconta il lavoro di un artista avvicina lo spettatore alle sue emozioni, al suo messaggio. Laura Trisorio è riuscita, con un programma calibrato e costruito con intelligenza, a mostrare le logiche di mercato che gestiscono i fenomeni artistici.

Eccezionale infatti è stato Chacun sa merde (Peret, Bazile, Francia , 2001) dedicato all'artista francese Bernard Bazile che apre nel 1993 in una mostra al centro Pompidou una delle novanta scatolette di Merda d'artista realizzate da Piero Manzoni nel 1961. Il film è un viaggio alla ricerca di altri proprietari delle famose scatolette, indagando sul loro valore e significato.

I documentari sull'arte sono come le sale di un museo che ospitano la personale di un artista. La difficoltà dell'autore/regista sta proprio nel raccontare l'artista in maniera oggettiva. Laura Trisorio ha scelto 31 film i cui registi hanno svelato la propria personalità con delicatezza, facendo emergere soprattutto l'identità della creazione artistica. Jannis Kounellis ha spiegato il valore di sacchi e scarpe vecchie, in occasione della retrospettiva al Museo Pecci di Prato. Shrin Neshat, fotografa iraniana esiliata, è stata seguita in Marocco dove ha realizzato tre film con Philip Glass, ancora una volta commento severo dell'attuale conflitto in Palestina.


Artecinema è stata anche quest'anno un'occasione per conoscere le storie emozionanti di artisti poco noti al pubblico italiano: Leigh Bowery, vita scandalosa e travestimento che hanno caratterizzato il fervore artistico di Londra negli anni '80; Jimmy Boyle, il detenuto più pericoloso delle carceri scozzesi, che grazie alla scultura ha ottenuto la libertà condizionata scoprendo una vocazione nascosta; Evgueni Khaldei, fotografo della liberazione di Berlino, autore di foto-simbolo del '900, coinvolto in Russia nelle ondate antisemite volute da Stalin; Yves Klein, conosciuto come Yves le Monochrome, che nella sua ricerca di un colore unico per rappresentare l'assoluto ha trovato nel 1956 il blu, oltremare e intenso, cui ha dato il suo nome.

Di rilievo anche la sezione dedicata all'architettura; per gli appassionati di Frank Lloyd Wright un documentario francese sulla costruzione dell'edificio Johnson & son che, nel 1936, con i suoi pilastri a fungo ha segnato nuove linee per l'architettura del '900. Queste sono solo alcune delle storie che hanno emozionato il pubblico di Artecinema, rassegna che presto sarà esportata a Milano. Napoli, intanto, aspetta l'allestimento di Rebecca Horn, per il natale di piazza del Plebiscito: teschi e luci ispirati da una forte tradizione napoletana che vede negli scheletri un portafortuna.

 


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