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My favourite things



Antonia Anania



Suoni metallici.
Suoni legnosi.
Suoni pastosi.
Caldi, freddi.

Bassi e violoncelli,
chitarre e pentole,
sax e viole,
trombe e tamburi.

Il campanello di casa (che non suono io)
I piatti e i bicchieri (che a volte rompo anch’io)
Il rumore della chiave
Le voci dei venditori al mercato vicino casa mia e quelle dei romanisti che festeggiano lo scudetto.

Musica sperimentale, musica classica, colonne sonore dei film di Kieslowsky, de L’odio di Mathieu Kassovitz, di Carlito’s way di Brian De Palma (You are so beautiful è la mia preferita, ma non nella versione di Billy Preston).

La voce graffiante e sporca di Jeff Buckley, le canzoni di un tempo di Mina (“è inutile parlarne ancora, cerca un altro argomento di conversazione…”) e dei Beatles (collezionai tutti gli album e adesso non posso più sentirli perché si è rotta la puntina!)

le malinconie dei Sophia o di Cesaria Evora o di Dulces Pontes
le atmosfere sofisticate e ovattate un po’ noir, un po’ anni cinquanta dei Portishead
la femminilità e l’intelligenza di Aimee Mann e Cristina Donà
Fossati e Battiato

My favorite things di John Coltrane
le “canzonette” o il rock da ballare di fronte allo specchio,
il rifacimento un po’ reggae di Mi sono innamorato di te che ancora oggi non so di chi è
qualche nuovo cantautore italiano come Pino Marino,
l’esplosione musicale e le intuizioni dei Subsonica.


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