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249 - 20.03.04


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Schily: "Evitiamo i conflitti con l'arma del diritto"
Mauro Buonocore


Dobbiamo tenere i conflitti fuori dalle nostre case, dalle nostre strade, dalle nostre cittö, dall'Europa tutta. In queste parole, secondo il ministro dell'Interno tedesco Otto Schily, sta il pensiero principale che dobbiamo aver presente quando parliamo di immigrazione. Ed ² un pensiero che trova soluzione solo sulla strada dell'integrazione, una strada che sappia rendere i cittadini immigrati partecipi e consapevoli della cultura e della civiltö in cui vivono, lontano dalle loro origini.

"L'immigrazione musulmana in Europa. La politica di fronte al bivio tra integrazione e ghetto" ² il titolo dell'incontro che, organizzato dalla rivista Reset e dal Goethe-Institut di Roma, venerdÒ 5 marzo 2004 ha messo a confronto il ministro tedesco, il Vice Presidente del Consiglio italiano Gianfranco Fini (il cui intervento proproniamo in questo numero di Caff² Europa), Renzo Guolo (docente di Sociologia delle Religioni all'Universitö di Trieste), Magdi Allam (vicedirettore del Corriere della Sera) e Bassam Tibi (autore del libro Euro-Islam, I libri di Reset-Marsilio).

L'integrazione arriva col diritto di voto
Schily: "Evitiamo i conflitti con l'arma del diritto"
Caff³ Europa, speciale Euroislam
"Tema centrale - ha detto il direttore di "Reset" Giancarlo Bosetti introducendo l'incontro - ² l'itegrazione degli immigrati, inteso come un processo che pu÷ dare frutti molto positivi non solo in termini di civiltö, ma nanche per quanto riguarda la sicurezza delle nostre societö". Partendo dalla proposta contenuta nel libro di Bassam Tibi, che presenta "l'Unione Europea come il posto in cui il mondo musulmano pu÷ incontrare la democrazia attraverso l'immigrazione - ha spiegato Bosetti - proviamo a capire e a discutere quali strade e quali soluzioni possano condurci verso l'affermazione dei diritti sociali, civili e politici delle persone immigrate".

La storia delle nazioni, un ponte tra culture.
Il punto di partenza migliore per affrontare la questione, ha esordito Otto Schily, ² la nostra storia guardando a come l'immigrazione sia qualcosa che appartiene in modo attivo ai processi di costruzione delle nostre identitö nazionali. "Tanto la Germania quanto l'Italia - afferma Schily - sono state e continuano a essere dei ponti in grado di unire e metabolizzare tante civiltö diverse fino alla formazione di una cultura e di una identitö proprie. Ancora oggi possiamo constatare gli esiti posivi che i processi di immigrazione, che ha volte si sono sviluppati in situazioni di grande emergenza, hanno portato nelle nostre realtö quotidiane; penso ad esempio, riferendomi alla storia tedesca, agli ugonotti che non furono affatto accolti bene ma che hanno avuto grande importanza per lo sviluppo e la formazione della nostra nazione, e lo stesso possiamo dire dei polacchi. E ancora, per riferirmi a un esempio della nostra vita quotidiana, potrei citare la Francia che ha conquistato il titolo di campione del mondo di calcio grazie a molti giocatori integrati nella vita e nei valori della cultura francese".

L'Islam poi, ricorda Schily, non ² affatto estraneo alla storia europea, perch³ proprio dal contatto con l'Islam sono venuti al Vecchio Continente "momenti di crescita culturale essenziale alla vita che oggi ci scorre sotto gli occhi: al mondo arabo infatti dobbiamo la promozione delle scienze naturali, della numerazione e della matematica".

Evitare i conflitti, azzerare gli squilibri.
Stabilito il terreno sul quale ragionare, affermato lo spazio storico in cui molte culture agiscono insieme creando una identitö nazionale, Schily si chiede quale debba essere l'obiettivo dell'integrazione di tante diversitö all'interno di una societö. E la risposta ² secca e chiara: "Evitare i conflitti, non dare loro la possibilitö di generarsi e crescere, contrastarli in modo che la possibilitö di pericoli sia minima". Le minoranze autoctone sono il vero germe, all'interno di una nazione, degli odii, dei sensi di non appartenenza, sono, in parole pið chiare, "la via attraverso la quale importiamo conflitti all'interno dei nostri confini".

Ma aver stabilito gli obiettivi di un percorso politico non significa aver trovato la strada per raggiungerli; ² necessario, continua Schily, chiedersi con quali scelte possiamo essere in grado di raggiungerli e guardare attentamente il contesto che abbiamo di fronte agli occhi. Il primo modo per ottenere un'immigrazione che sia sinonimo di integrazione ² fare in modo che tra gli stranieri che nascono nel nostro paese e i nostri concittadini scompaiano gli squilibri sul piano giuridico. "In Germania lo abbiamo fatto riformando radicalmente le nostre leggi sulla cittadinanza - sottolinea Schily citando la legge da lui stesso promossa - in modo tale che chi nasce in Germania sia automaticamente cittadino tedesco: questa miscela tra ius loci e ius sanguinis contribuisce a potenziare l'integrazione. Faccio un esempio, pensiamo a un giovane turco che frequenta una scuola tedesca, vive con i suoi compagni di classe, partecipa a tutte le iniziative della scuola, quando poi sarö il momento di andare in gita a visitare qualche bel luogo, il piccolo turco, a differenza dei suoi compagni, dovrö esibire un certificato dell'ufficio stranieri; questo lo farö sentire un cittadino di seconda categoria, non integrato".

Il cammino illuminista dei diritti.
Ma, ancora una volta, stabilito il percorso non si aggirano le difficoltö. E giö, perch³ una volta che si ² chiarita la necessitö e l'utilitö di limitare le differenze e gli squilibri sul piano giuridico, le ricette per arrivare a questo risultato sono ancora lontane. In particolare, l'integrazione degli stranieri all'interno del tessuto sociale e civile di una nazione incontra la complessitö di una realtö che si compone di situazioni molto diverse, ciascuna con le proprie esigenze difficili da conciliare. Complessitö cosÒ intricate che a volte non ² affatto semplice capire dove si pone la divisione tra stato e religione, fino a che punto possiamo parlare di libertö di culto e dove invece inizia il contrasto con le nostre norme giuridiche.

"Il commerciante ebreo - si domanda il ministro tedesco - pu÷ aprire il negozio di domenica, visto che la sua religione gli impedisce di lavorare il sabato? Oppure, un'allieva islamica ha diritto a non fare ginnastica a scuola? E poi i Sikh, con il loro turbante, come faranno ad indossare il casco quando guidano una motocicletta? E se al fianco di un monastero facessimo nascere una moschea, che accadrebbe? Probabilmente al suono delle campane si aggiungerebbe la voce dei muezzin e allora il caos sarebbe completo".

Eppure in questa complessitö dobbiamo districarci se vogliamo che i conflitti, i fondemantalismi e gli integralismi rimangano estranei alle realtö delle democrazie europee, una strada, per quanto tortuosa e faticosa, dobbiamo sceglierla e percorrerla se vogliamo vedere la luce della soluzione. Il passaggio che suggerisce Schily ² quello di "un cammino illuminista in cui una comunitö religiosa si inoltri nelle diversitö e nelle complessitö che compongono le nostre vite creando un processo di acculturazione in cui tutti, allo stesso tempo, portino un cambiamento e subiscano una modifica".

Tradizioni diverse che si incontrano e convivono in una continua osmosi di idee, di abitudini, di culture. Sembra essere questa la strada illuministica che Otto Schily vuole tracciare e percorrere a partire dalla Germania. Ma attenzione. Sono parole queste che potrebbero sembrare marcate da accenti utopistici, e invece contengono una chiara idea di cosa, in questo continuo e auspicabile scambio, non si possa cedere n³ abbandonare perch³ ² parte dell'irrinunciabile dna delle democrazie europee. "Si pu÷ permettere che l'integrazione diventi assimilazione?" - si chiede infatti il ministro tedesco concudendo il suo intervento. "La mia risposta ² che esiste un tipo si assimilzione obbligatorio, irrinunciabile, ed ² l'accettazione di alcune leggi fondamentali nella vita e nella cultura europea, di alcuni capisaldi del diritto europeo e internazionale come sono i diritti umani. In altre parole, non sono disposto a relativizzare queste regole universali raggiunte con tanta fatica".

 

 

 

 

 

 

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