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276 - 29.04.05


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DA: Andrea Borghesi
A: redazione@caffeeuropa.it
Data:mercoledì 14 aprile 2005 18.23
Oggetto: Elogio della vita eterna

Sono d'accordo con quanto esposto nell'articolo, eccetto che su un punto, pur fondamentale.
Brutalizzo: secondo Ambrosi, il papa, nonostante la Chiesa, questa Chiesa, una struttura cioè con accentuate connotazioni politiche e con un bagaglio morale inadeguato alla modernità, avrebbe raccolto intorno a sé una folla oceanica in quanto capace di parlare il verbo della salvezza in Cristo, mostrando la relatività del mondo e la visione di una vita nell'aldilà. Non sono d'accordo. Quello che è accaduto non è spiegabile con la sola forza del messaggio di Giovanni Paolo II. Né, d'altronde, vedo questo papa fuori dal solco dell'ortodossia ecclesiale, pur innovata; non nei comportamenti e neppure nella parola. Credo che non sia possibile scindere o contrapporre il papa, questo papa, dalla sua emanazione, la terrena e politica Sacra romana Chiesa. In questo Karol Wojtyla è stato un leader adeguato alle responsabilità che una tale struttura impone. Non intendo con ciò dire che il messaggio escatologico di Wojtyla non abbia pesato, ma spiegherei piuttosto la folla oceanica
che ha voluto salutare le sue spoglie in un'altra maniera. Mi sembra, infatti, di aver assistito più ad un evento di massa nel quale la dimensione della partecipazione, dell'"io c'ero", ha contato di più dell'effettiva volontà di tributare onore alla memoria di Karol Wojtila e alla sua parola densa di significato salvifico. (Si è riaffermata  in questa situazione una tendenza in atto da diversi anni ormai nel nostro paese, che vede le persone esprime una volontà di partecipazione  caratterizzata  da una grande intensità ma anche da estemporaneità; basti pensare a tutte le manifestazioni/eventi oceanici a cui abbiamo assistito ultimamente. Mi pare che questo possa essere un tema interessante di dibattito e di approfondimento: perché al tempo di internet, cioè della perenne connessione globale, del lavoro atomizzato, delle esistenze fortemente individualizzate, le persone scendono in piazza? che cosa/chi le muove? ). No, non penso a "truppe cammellate" organizzate dalla Chiesa, ma alla individuale, irrefrenabile, potentissima volontà di essere accomunati ad altri nella condivisione di un momento. A mio parere, ha prevalso la dimensione "storica" dell'evento su quella "spirituale"; rispetto a questo un ruolo non secondario l'ha giocato sicuramente anche la straordinaria e inedita copertura mediatica assicurata a livello planetari. La relatività della vita terrena, che secondo Ambrosi il papa avrebbe smascherato contrapponendole la dimensione primaria dell'assoluto, mi pare trovi, paradossalmente, nelle stesse masse accorse a Roma per i suoi funerali una riaffermazione senza precedenti.
È, insomma, nella stessa finitezza e secolarità della Chiesa - capace anch'essa di parlare il linguaggio della modernità e di utilizzare tutti gli strumenti che il processo tecnologico mette a disposizione - del suo stesso Papa, della sua stessa carne che muore che troviamo le ragioni di questo impressionante fenomeno.
Andrea Borghesi

DA: Claudio Mellia 
A: redazione@caffeeuropa.it
Data: martedì 12 aprile 2005 7.46
Oggetto: Il papa e la tv

A mio parere il Papa ha saputo abilmente usufruire dello strumento mediatico anche quando ha beatifico il fondatore dei cattolici integralisti potentissimi dell'Opus Dei. Leggete il libro dal titolo "Oltre la soglia" edito da Baldini e Castoldi per farvi un'idea di questa organizzazione potentissima.
Dell'operato del Papa rimangono moltissimi lati positivi ma alcuni anche discutibili come non essere intervenuto nell'azione di interferenza di Ruini nelle vicende della laicità dello stato italiano per quanto riguarda la vicenda delle cellule staminali e della fecondazione assistita.
Senza parlare della contrarietà all'aborto e al divorzio. Un papa modernissimo ma che in certe vicende arretra come modernità.
Claudio Mellia 

DA: Franco Masini
A: redazione@caffeeuropa.it
Data: lunedì 11 aprile 2005 18.17
Oggetto: Il papa e la tv

Questo Papa ha mostrato la Via che tutti noi dovremmo percorrere, solo che purtroppo, l'indifferenza, gli egoismi, la corruzione e la vera e propria cattiveria fanno sì che pochi, anzi pochissimi praticamente lo seguano  o anche solo lo approvano. Oggi, ad appena due giorni dal Suo funerale, qualcuno va già dicendo che il Papa ha sbagliato qui, che il Papa ha sbagliato là, criticando il fatto che secondo loro il Papa ha esaltato troppo la Sua figura invece di quella della Chiesa (solo ieri, in tempi cioè non troppo remoti, si diceva esattamente il contrario ossia che la Chiesa era chiusa al mondo!) eppure tutti hanno visto, o almeno avrebbero dovuto vedere, che cosa ha fatto questo Papa; ha esattamente fatto ciò che ci si aspettava facesse, ossia ha esaltato i giovani, speranza del futuro, ma anche e soprattutto i poveri del Terzo Mondo, che non hanno nessun altro paladino e non si é certo rivolto né ai ricchi né tanto meno ai benestanti; ecco perché costoro criticano o non colgono il messaggio papale! Quando invece sono proprio loro, gli ipocriti che, dragando tutte le ricchezze della Terra, costringono gli altri, i poveri, a vivere di miseria e riducono la Terra in una pattumiera! Scusate se sono stato franco ma...
Franco Masini, Lucca.  

DA: Ninni Radicini
A: redazione@caffeeuropa.it
Data: venerdì 8 aprile 2005 8.24
Oggetto: L’Italia al voto

Il risultato elettorale nelle 13 regioni ha segnato un altro punto a favore del centrosinistra, che da tre anni, dopo la sconfitta non inaspettata del 2001, ha inanellato una serie di vittorie a livello locale ed europeo, a cui ha corrisposto un progressivo decremento - in
termini percentuali e di consenso - del centrodestra, una parte del cui elettorato è passata significativamente dall'astensionismo al campo opposto.

uesti risultati non devono però illudere il centrosinistra. In politica il futuro si misura in giorni. Il lavoro dell'Unione oggi dovrebbe essere finalizzato alla stabilizzazione della propria immagine nella percezione dell'elettorato: una alleanza in cui riescono a muoversi insieme forze politiche differenti ma con denominatori comuni forti.
La eventualità di una sconfitta del centrodestra nelle Legislative del 2006 potrebbe produrre una sua riconfigurazione forse su un asse Udc-An, mentre la Lega, magari rafforzata (come indica il già buon risultato delle regionali) potrebbe ritornare a essere com'era
fino a metà degli anni '90, il periodo in cui raggiunse i migliori risultati elettori.
Ninni Radicini

DA: Claudio Mellia 
A: redazione@caffeeuropa.it
Data: giovedì 7 aprile 2005 18.55
Oggetto: L’Italia al voto

Ritengo che il declino del centrodestra è inarrestabile ma ciò non toglie che se il centrosinistra non sarà credibile aumenterà la percentuale degli astesionisti a sfavore di entrambi gli schieramenti con risultati non prevedibili.
Claudio Mellia 

DA: Virginia Martinelli
A: redazione@caffeeuropa.it
Data: giovedì 7 aprile 2005 18.45
Oggetto: L’Italia al voto

Io penso che, forse,incredibilmente, è successo quello che ci si è augurati spesso: gli Italiani sono stati capaci di cambiare orientamento di voto, come gli Inglesi.
Casalinghe, pensionati etc. che si erano lasciati sedurre dalle promesse televisive di Berlusconi di fronte alla constatazione del fallimento delle loro speranze abbandonano Forza Italia .
Ciò pone un problema al Centrosinistra...i cittadini che l'hanno votato si aspettano da questa coalizione la soluzione dei loro sogni , o problemi.
Al Centrosinistra aspetta un compito molto, molto difficile, tenuto conto delle condizioni dell'economia e dell'industria italiane.
Virginia Martinelli

DA: Ravaga
A: redazione@caffeeuropa.it
Data: giovedì 7 aprile 2005 16.08
Oggetto: L’Italia al voto

Le forze al governo in Italia sono oramai alle corde.
Dopo aver stremato svariati campi della vita sociale, tra i quali ad esempio la ricerca, sono stati puniti ufficialmente non tanto dagli elettori dell'opposizione quanto dai tradizionali serbatoi come la regione Lazio.
La presenza del premier in un confronto televisivo, da cui è uscito palesemente perdente e ridimensionato nel suo calibro politico, dimostra che oramai è diventato un "comune mortale" costretto a misurarsi con il giudizio popolare e con la censura palesata dal voto regionale.
Quest'ultimo ha creato la curiosa situazione politica per la quale il governo centrale perde consistenti
porzioni di controllo politico sugli enti decentrati e forse, se i partiti d'opposizione sapranno gestire con cautela e poca boria questi risultati, sul paese considerato nella sua interezza.

DA: Franco Masini
A: redazione@caffeeuropa.it
Data: giovedì 7 aprile 2005 11.59
Oggetto: L’Italia al voto

Ho letto il risultato elettorale come una punizione, però mi ha disgustato il comportamento maramaldesco dei nostri, cioè del centro sinistra (D’Alema, soprattutto mentre Rutelli ha mostrato stranamente una certa signorilità!). Gradirei che il centro sinistra stesse zitto! In più di una occasione ha parlato con strafottenza e queste sono soddisfazioni che nessuno, e ripeto nessuno, si può permettere.
Grazie,
Franco Masini, Lucca.

DA: Franco Carletti
A: redazione@caffeeuropa.it
Data: giovedì 7 aprile 2005 10.09
Oggetto: L’Italia al voto

Il mio pensiero sulla sconfitta di Berlusconi potrebbe essere espresso sinteticamente in questi termini: l'Azienda Italia dimissiona il proprio amministratore delegato.
Qualche parola di spiegazione.
1) Non mi pare che la sconfitta di Berlusconi sia dovuta ad un cambio culturale e politico; i valori diffusi e condivisi sono ancora quelli del liberismo, cioè quelli del profitto individuale e della competizione, dei quali Berlusconi è il campione indiscusso. Manca un soggetto politico organizzato (un partito?) capace di promuovere una cultura alternativa; su questo piano la sinistra ha perso non soltanto le sue fedi di un tempo, ma anche ogni fiducia in se stessa, e si limita in sostanza a proporre una versione più moderata del programma berlusconiano, con un sostanziale sfiducia in se stessa e nelle proprie tradizioni.
2) A livello strutturale, non mi pare profilarsi un blocco sociale alternativo, capace di perseguire in modo diverso diversi interessi. Vi è soprattutto una eclisse generalizzata della classe operaia, che è pervenuta quasi dovunque a livelli di reddito e di consumi molto vicini a quelli della piccola borghesia, che ha perso soprattutto l'orgoglio del proprio ruolo sociale e politico.
Atteso il fallimento degli esperimenti collettivistici dell'est, questo risultato era in larga misura inevitabile; per i partiti di sinistra è urgente tuttavia riflettere in modo approfondito sulle ragioni del proprio rinnovato, attuale radicamento, in modo da farne tesoro per il futuro.
3) Non è affatto chiaro, in questo contesto, il ruolo giocato dalle aperture internazionali dell'Italia (la costruzione europea, l'alleanza con l'America in Iraq e altrove; su un altro versante, la sostanziale apertura del paese all'immigrazione e le dinamiche sociali che essa avvia, non tutte di segno conflittuale).
A mio parere, l'impegno militare italiano all'estero è percepito dal paese in modo solo accessorio e non riesce ancora a scalfire anzi conforta l'immagine complessiva che abbiamo di noi stessi; gli italiani sono brava gente, pronti a morire per gli altri ed a far loro posto in casa propria. Non è ancora universalmente percepita la necessità di un limite politico a queste dinamiche e comunque non vi è una diffusa richiesta in tal senso, nonostante i tentativi di esclusione messi in atto da tutti i partiti della destra.
4) Nella sconfitta della destra hanno infine avuto un grande peso le clientele locali, insoddisfatte di mirabolanti promesse e tentate da un ritorno verso prospettive più sperimentate e controllabili.
Vedremo se il centro e la sinistra saranno capaci di intercettare le tendenze in atto.
Cordialmente
Franco Carletti
Magistrato

DA: Maria Grazia Meriggi
A: redazione@caffeeuropa.it
Data: giovedì 7 aprile 2005 0.01
Oggetto: L’Italia al voto

Quello che mi interessa - e che spero - è che non si tratti di
"identità vincente" nostra ma che ci si impegni a chiarire poche, semplici proposte. Innanzitutto l'abrogazione della legge 30, che avrebbe un significato non settoriale ma strategico e generale. Da  oggi, cerchiamo di comunicare la speranza di poter essere tutti più liberi ed eguali!
Maria Grazia Meriggi

 

 

 

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