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234 - 23.08.03


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Luci e ombre della Costituzione

Mauro Buonocore

E═ tempo di verifiche, di analisi. E═ tempo di tirare alcune somme. La Convenzione sul futuro dell═Europa ha terminato i lavori ultimando il Trattato che istituisce la Costituzione per l═Europa; da questo testo, rivisto dalla Conferenza Intergovernativa (Cig), nascer÷ la Costituzione dell═Unione europea. La Fondazione Lelio e Lisli Basso ha riunito alcuni tra i maggiori studiosi italiani per cercare di capire dove porta la strada iniziata dalla Convenzione, quali traguardi restano ancora da raggiungere, quali sono stati toccati.

˝Costituzione europea: luci e ombreţ, recitava il titolo del convegno che si ▓ svolto lo scorso 8 luglio presso la Biblioteca della Camera dei Deputati a Roma. Chiari e scuri sono gli argomenti che sono emersi dalle parole degli intervenuti. Luci e ombre inevitabili, se si tiene presente che oggetto della discussione era un progetto ancora in via di definizione - la bozza di un testo costituzionale - in sostanza un passo in un cammino che deve ancora finire di compiersi. Inevitabilmente quindi sono emersi luminosi gli aspetti positivi e buie le note che non hanno incontrato il favore degli intervenuti.

Tra le luci - ha sostenuto nell═intervento di apertura Elena Paciotti, presidente della Fondazione Basso Ă va sottolineato il fatto che la Costituzione rappresenta un passo che si pu¸ definire ˝storico per l═avvenuta semplificazione e fusione dei trattati, la definizione delle competenze giuridiche dell'Unione e di un suo sistema delle fonti giuridiche, la definizione delle sue competenze, l═attribuzione di una personalit÷ giuridica unica, la semplificazione degli strumenti di azione e della loro stessa terminologia, la creazione di un vero e proprio spazio di libert÷, sicurezza e giustiziaţ.

L’intero arco di tempo che ha visto la Convenzione impegnata nella stesura del testo ha avuto poi una sua importanza nel mettere in evidenza dinamiche e ruoli dei diversi protagonisti delle politiche europee. “La vera spinta ad una maggiore integrazione europea”, ha continuato Elena Paciotti, “è venuta dall’insieme dei parlamentari, nazionali ed europei – soprattutto quando, pur tardivamente, hanno cercato di concordare posizioni comuni – mentre le resistenze maggiori, se non addirittura tentativi di rinazionalizzazione, sono venuti dai governi. Perciò è fondato il timore che, rimesso il progetto nelle mani dei governi e alle trattative segrete delle cancellerie, si riapra il gioco degli interessi particolaristici e dei veti reciproci, che eroda i risultati raggiunti”.

Ecco allora emergere delle spinte diverse, una verso l’integrazione europea promossa dai rappresentanti parlamentari, una che invece sembra porre maggiori resistenze, impersonata dai governi, i quali avranno il compito, nell’ambito della Cig, di rivedere il testo e correggerlo. Dalle luci alle ombre, dalle novità di cui la Convenzione si è fatta portatrice, alle dinamiche diverse che potranno emergere dalla nuova fase cui sarà sottoposto il progetto di costituzione.

Ancora qualche lato oscuro affiora dalle parole del presidente della Fondazione Basso quando sottolinea una carenza dell’Unione nell’assenza “di una classe dirigente europea motivata e determinata a costruire quel prezioso bene comune, auspicato dalla grande maggioranza dei cittadini europei, costituito da un nuovo potere pubblico, un’Europa politica capace di affrontare le sfide della globalizzazione e del mutato scenario geopolitico seguito alla caduta del muro di Berlino. Non c’è una classe dirigente così fatta, né una forte leadership europea capace di formarla e di interpretarla”.

La mancanza di una tale classe dirigente, capace di farsi interprete e garante delle esigenze di cittadini europei, è però affiancata da un bene prezioso rivelatoci da questi ultimi mesi, e cioè dal “metodo convenzione”, sono ancora parole di Elena Paciotti, “che potrà continuare in futuro a produrre buoni risultati se sarà inteso per ciò che deve essere: un confronto strutturato ma aperto e leale fra le diverse voci dei rappresentanti dei cittadini e degli Stati europei, dal quale desumere con saggezza e imparzialità un consenso compiuto sulle soluzioni migliori per far progredire l’indispensabile unione politica dell’Europa”.

Di luci e di ombre si è dunque parlato l’8 luglio, importanti voci di studiosi italiani hanno proposto le loro analisi, le loro osservazioni, le loro speranze. Caffè Europa, oltre alle parole di Elena Paciotti qui sinteticamente proposte, vi invita a leggere due degli interventi di quella lunga giornata di studi e di riflessioni. Maurizio Fioravanti, dell’Università di Firenze, ha spiegato che cosa distingue, nella tradizione giuridica, un Trattato da una Costituzione e quale dei due sia più adatto a definire il testo prodotto dalla Convenzione; Massimo Luciani, Dell’Università di Roma La Sapienza, ha invece analizzato la forma di governo e la divisione dei poteri tra le istituzioni della futura Unione.

 

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