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257 - 10.07.04


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Barroso, figlio dei veti incrociati
Daniele Castellani Perelli

Poteva andare peggio, ma poteva anche andare meglio. E' questo, semplificando, il giudizio con cui i principali quotidiani europei hanno accolto la nomina di Josè Manuel Durao Barroso a Presidente della Commissione europea. Senza molto entusiasmo, consapevoli che nell'Europa di oggi, divisa a tutti i livelli, è già un miracolo che si possa arrivare ad un accordo all'unanimità su qualcosa.

Soddisfatti gli spagnoli: un volto portoghese

Buona accoglienza la nomina di Barroso ha ricevuto in Spagna, dove probabilmente è stata vista positivamente la scelta di un "vicino" di Lisbona, proveniente dal paese che è entrato nell'Unione nello stesso anno della Spagna, ma dove si è apprezzato anche che il nuovo presidente provenga da un paese piccolo, come era implicito nel finale dell'editoriale di El Paìs , "un volto dell'amico Portogallo": "Che il presidente della Commissione sia portoghese è positivo per l'Europa e per la Spagna" scrive il quotidiano progressista spagnolo. "In una Unione in cui è cresciuto il numero dei paesi piccoli, questi ultimi si sentiranno ora tanquillizzati e la nomina fomenterà la fiducia nelle istituzioni". Per El Paìs Barroso, che in un altro commento è definito "senza carisma, ma con una brillante carriera diplomatica", viene considerato "un buon candidato per presiedere la Commissione in questi tempi di cambiamento", un uomo che possiede l'abilità politica del saper incassare le sconfitte, che "non ha l'aspetto del leader, ma può sorprendere".

Delusi i franco-tedeschi: Barroso figlio dei veti incrociati

Le Monde, che come avevamo segnalato aveva tirato la volata (franco-tedesca) al belga Verhofstadt, ostenta diplomazia nel giudizio sul conservatore portoghese, a cui augura "buon lavoro", ma poi sfoga la delusione criticando aspramente il clima in cui è venuta fuori la sua candidatura, "triste illustrazione della disunione e dell'impotenza dei responsabili europei nell'intendersi". "La presidenza irlandese ha proposto Barroso perché sollevava il minor numero d'opposizioni", spiega il quotidiano francese, ma "questo metodo non è degno dell'ambizione che dovrebbe essere dell'Europa e dell'importanza della funzione". "Troppi paesi, tra cui la Francia e la Germania, hanno indebolito negli ultimi anni il potere della Commissione di Bruxelles", commenta Le Monde, ma riuscirà Barroso a rimettere questa istituzione al centro dei giochi? Per il giornale parigino Barroso è "il minimo comun denominatore" emerso dalle divisioni tra Francia e Germania da un lato, e Gran Bretagna e Italia dall'altro. "La caratteristica che colpisce di più in Barroso è che né Londra né Parigi né Berlino avessero obiezioni nei suoi confronti", ha scritto invece la Sueddeutsche Zeitung, che dando voce chiara al malcontento strisciante dei franco-tedeschi, scrive quello che Le Monde non ha il coraggio di scrivere: "I capi di governo potrebbero pentirsi di aver mandato una seconda scelta a Bruxelles". Simile l'interpretazione di Die Welt, secondo cui Barroso non è "né un forte e egocentrico candidato né un grande visionario". Tuttavia, aggiunge il quotidiano conservatore tedesco, "potrebbe essere un buon moderatore a Bruxelles".

L'Economist sospende il giudizio su Mr. Compromise

L'Economist, sempre sospettoso verso l'asse Parigi-Berlino, si domanda il perché della loro ritirata, del loro assenso a un candidato che è filoamericano e non è un "federalista". Per il settimanale inglese la risposta è nella speranza del duo franco-tedesco di piazzare propri uomini nei posti chiave della Commissione, come il supercommissariato all'Economia per i tedeschi e la Concorrenza (l'attuale incarico dell'italiano Mario Monti) per i francesi, che mantengono anche Pierre de Boissieu come Segretario generale aggiunto del Consiglio dell'Ue. Nella stessa direzione andrebbe il consenso del socialista Zapatero, che ha assicurato alla Spagna, con Javier Solana, il ministero degli Esteri. Barroso parte da una posizione molto debole, perché non era certo una prima scelta e, come Jacques Santer, è una figura di compromesso. La buona notizia, per l'Economist, è che l'Ue ha un nome nuovo nel suo braccio esecutivo, e che può contare su una Costituzione. "Ma il difficile deve ancora venire", conclude il settimanale inglese, riferendosi ai referendum nazionali.




 

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