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Caffe' Europa
264 - 30.10.04


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I lettori ci scrivono
 

DA: Milvia Urbinati
A: redazione@caffeeuropa.it
Data: mercoledì 13 ottobre 2004 9.28
Oggetto: E la classe politica si fa sovrana

Concordo pienamente: l'illegittimità del potere che questi parlamentari
esercitano nei confronti di cambiamenti che riguardano la nostra vita
democratica, la nostra Costituzione, appare in tutta la sua interezza e in
modo spudorato.
Stanno cercando, fin dalla cuola elementare, di educarci alla filosofia
dell'inutilità, alla non criticità nei confronti di ciò che leggiamo, di
ciò che guardiamo e di ciò che viviamo. E, grazie al consenso del
cosiddetto centro-sinistra, si sta sempre più insinuando la tirannia
mediatica, ben più sottile e difficile da contestare, da vedere, perchè
non si ha l'altro di fronte a sè, ma network, strumenti e proprietà dietro
a cui non appare il nome e cognome del proprietario, ma solo sigle. E in
nome di queste sigle cambiano la nostra Costituzione.
Milvia Urbinati

 

 

DA: Giovanni Polise
A: redazione@caffeeuropa.it
Data: domenica 3 ottobre 2004 22.46
Oggetto: L’arte occidentale della guerra

Sto leggendo in questi giorni il testo di Victor Davis Hanson L’arte occidentale della guerra, pubblicato alla fine degli anni ’80. L’ambiente descritto è quello delle battaglie tra le città-stato dell’antica Grecia. Secondo quest’autore i greci del V secolo “inventarono non soltanto l’idea centrale della politica occidentale - il potere in uno stato è nelle mani della maggioranza, attraverso il voto - ma anche l’elemento centrale della guerra occidentale, la “battaglia decisiva” che sostituiva le imboscate, scontri rituali, duelli tra singoli eroi. Secondo l’opinione di Hanson vittime di questo modello di quest’eredità classica sono gli americani e gli eserciti delle democrazie occidentali. A tal proposito scrive:
“la fanteria pesante, la tattica dell’assalto diretto, la stessa potenza di fuoco degli eserciti americani ed europei, che un tempo catturavano l’immaginazione del pubblico in quanto apparivano eroiche, si sono rivelate penosamente inefficienti nei conflitti post-coloniali e nelle sommosse terroristiche successive alla seconda guerra mondiale, quando gli occidentali si sono impantanati nelle giungle e nei terreni montuosi dell’ Africa, dell’ America Latina e dell’ Asia sudorientale.
Gli eserciti continentali tradizionali delle democrazie occidentali non avrebbero dovuto essere spediti laggiù per ragioni sia politiche sia strategiche (la guerra sbagliata nel posto sbagliato al momento sbagliato). Invece, i guerriglieri e le forze irregolari male organizzate, i neoterroristi che sono stati per secoli disprezzati dai governi occidentali identificati con i poveri male equipaggiati e senza terra, oggi attirano la nostra attenzione, suscitano paura, non tanto per motivi politici e neppure per il loro valore in battaglia, quanto grazie al loro inspiegabile successo nel tendere imboscate e nel sottrarsi all’attacco diretto: non cercano di ingaggiare battaglia, bensì di evitare lo scontro di fanteria. Proprio l’incapacità di imporre all’esercito nord-vietnamita un conflitto di tipo occidentale finì per paralizzare l’enorme esercito degli Stati Uniti, costringendolo a ritirarsi dal teatro della guerra”.
Credo che quello sta avvenendo in Iraq prova in modo lampante la tesi di Hanson.
Il responsabile di questo conflitto che ha provocato migliaia di morti e feriti e il freno dei principali titoli quotati nelle principali borse mondiali, deve tornarsene a casa.
Ci vogliono nuovi politici che conoscono bene la giusta misura, la via di mezzo e la moderazione, maestri di accortezza e sottigliezza diplomatica e dovranno battersi non solo per le vie dritte, ma talvolta anche per quelle traverse.

 


DA:
Chicchi Canovai
A: redazione@caffeeuropa.it
Data: giovedì 30 settembre 2004 5.42
Oggetto: Turchia o non Turchia?

Apparentemente: niente di meglio che un pezzetto d'Islam in Europa per
meglio dialogare con coloro che si sentono in guerra con noi! Tuttavia: come
possiamo accettare gente che lascia morire affogate quattro ragazze
piuttosto che toccarle, come è accaduto questa estate? o che uccide con le
proprie mani una ragazzina sedicenne perché incinta, come è accaduto pochi
giorni fa? L'Europa è casa nostra. Chi vuole entrarci deve condividere i
nostri valori e le nostre regole. E questo vale anche per chi vuole andare
in giro in burka: se lo mettessero a casa loro, da noi si va col volto
scoperto.

 

DA: Nicoletta Perfetti
A: redazione@caffeeuropa.it
Data: mercoledì 29 settembre 2004 10.53
Oggetto: Le due Simone

Indignata. E’ solo questo l’aggettivo che trovo per manifestare la reazione di un esponente di un circolo Arci di Ancona di fronte alla liberazione delle due Simone. ( circolo arci cacciatori ed operai)
Entro baldanzosa e chiedo da bere, aggiungo che sarebbe il caso di aprire una bottiglia per festeggiare:l’interlocutore mi guarda perplesso. Spiego allora che hanno liberato le due volontarie italiane in Iraq insieme agli altri due ostaggi.
Mi sento rispondere: “Peccato, io sto con gli iracheni, gli americani sono i padroni del mondo”. Capisco che l’ignoranza e l’ottusità possa non avere limiti, ma questa frase non ha limiti . Avevo già sentito lo stridio della mia coscienza quando , accendendo la tv nello stesso luogo, di passaggio, sentissi esultare per la decapitazione di un ostaggio americano dallo stesso interlocutore, lo stesso interlocutore che appartiene ad un circolo Arci. Dagli altri presenti, eccetto uno,arrivano solo le sgangherate discussioni su una briscola.Poi. sempre più allibita di fronte a tanta insensibilità, provo a parlarne con un altro degli avventori:”bisognerebbe abolire la polizia perché sona una spa”. Capisco che è un linguaggio tra sordi. Ben poco si può fare contro l’ignoranza radicata. Mi chiedo cosa ci faccio lì , ma capisco che è il mio mestiere. Incuriosita dalla classe operaia ne capto gli umori, e non è un bel captare. Bestemmie, turpiloqui e qualunquismo ed antiamericanismo. Delll’Europa unita poi, neanche a parlarne. Il calcio, sì. Questo è importante. Ci vorrà ancora molto tempo,anche quando le coalizioni sono unite per lo stesso intento, per avere un pensiero umanitario comune per la pace. Ho fatto un’ analisi di quel circolo:mediamente hanno una scolarizzazione della terza media. Ma quel che si vede in TV o a volte si legge sui giornali, non a niente a vedere con quel microcosmo fatto di bestemmie e superficialità rispetto, fortunatamente alla solidarietà espressa in tanti frangenti ed in tanti luoghi. L’unica cosa vera è, che mentre a livelli istituzionali esiste la manipolazione, esplorando i terreni “più bassi” si riverbera la manipolazione, e, purtroppo un’asssoluta mancanza di sensibilità. E’ solo un esempio. OVVIO.




DA: Raffaele Calvanese
A: redazione@caffeeuropa.it
Data: martedì 28 settembre 2004 20.49
Oggetto: Turchia o non Turchia?

Io penso che la questione turca vada di pari passo con l'annoso problema della difesa comune europea e delle voce unica in politica estera per l'Unione.Con l’entrata della Turchia nell'Unione si entrerebbe a pieno titolo nello scenario politico mediorientale, che com'è noto è uno dei più instabili del quadro geopolitico mondiale, dunque a mio parere, se i negoziati per l'ingresso di questo pur importante paese per la storia europea cominceranno, porteranno con loro un importante corredo di politiche concernenti il rafforzamento del ruolo del supercommissario alla politica estera ed anche allo sviluppo di forze europee di polizia per il controllo dei confini e nella tanto dibattuta questione della PESC; altrimenti l'ingresso di questo nuovo e "scomodo" membro non gioverà alla crescita dell'integrazione europea.

 

 

DA: Claudio Tancini
A: redazione@caffeeuropa.it
Data: lunedì 27 settembre 2004 22.27
Oggetto: Turchia o non Turchia?

Io penso alla Turchia come ad un grande ponte tra Europa e Asia, vedo grandi problemi di integrazione sia per gli aspetti legati all'economia (l'allargamento a 25 deve essere ancora assimilato) che per quelli culturali (la Turchia laica & musulmana richiederebbe uno sforzo di interscambio culturale molto piu' alto di quello finora richiesto per le altre nazioni, con il rischio di dividere il resto dell'Europa).
Tra l'altro penso che nessuno puo' prevedere l'atteggiamento del governo e della opinione pubblica turca quando il risultato della accettazione nella UE sara' raggiunto. Visti i molti precedenti, e gli atteggiamenti molto "forti" presi verso chi aveva opinioni contrarie alle loro, non mi stupirei se in futuro tutta la positivita' espressa in questo periodo non si rivelasse un "cavallo di troia".
In sintesi penso che sarebbe piu' opportuno aprire un canale privilegiato con la Turchia che accettarla nella UE.
Dal vostro messaggio non ho comunque capito quando e se ci sara' un discussione dal vivo sul tema.
Grazie e ciao.
Claudio.

 

 

DA: Vito Stigliani
A: redazione@caffeeuropa.it
Data: lunedì 27 settembre 2004 21.29
Oggetto: Turchia o non Turchia?

La logica attuale della costruzione europea è piuttosto mercantile e
affaristica quindi perchè la turchia non puo' fare dell'ampio supermercato
europeo?
Se la logica fosse più culturale allora il discorso è più complicato ma
strategicamente sarebbe meglio integrata che fuori.
Vito Stigliani

 

 

DA: Francesco Galeota
A: redazione@caffeeuropa.it
Data: lunedì 27 settembre 2004 17.44
Oggetto: Turchia o non Turchia?

Sono stato per un mese in Turchia l'anno scorso.
E' un esperienza che consiglio a tutti coloro che si dichiarano contrari all'entrata di quel paese nella UE...forse cambierebbero idea!!
La mia conclusione nasce da 3 considerazioni principali:
1) La Turchia ha raggiunto un tenore e modi di vita assolutamente paragonabili alle nostre, in alcuni casi anche migliori se andiamo a vedere le condizioni del nostro Sud.
2) La stragrande maggioranza della popolazione è assolutamente ansiosa di entrare in Europa, per legare il paese allo sviluppo, alla democrazia ed alla pace.
3) Per l'Europa rappresenta un'opportunità forse unica per:
- dimostrare la possibilità, al di là di ogni strumentalizzazione, della convivenza e della coesione tra mondo cristiano e musulmano per tantissimi valori condivisi che possono unirci al di là del credo religioso.
- rafforzare la democrazia e "l'occidentalizzazione" in Turchia,
- rafforzare il peso politico e militare della UE nelle questioni mediorientali, cardine della sicurezza europea.
E' una sfida che però parla di apertura, di democrazia e di convivenza e che quindi vale sicuramente la pena di affrontare.
Francesco Galeota

 

 

DA: Antonello Sciacchitano
A: redazione@caffeeuropa.it
Data: lunedì 27 settembre 2004 17.39
Oggetto: Turchia o non Turchia?

Brevemente, il problema Turchia/Non Turchia non si pone in termini
binari di un sì netto contro un no netto. Il punto da ritenere è che
l'Europa, in gran parte suo malgrado, è impegnata in un compito di
civiltà assai arduo: l'esportazione della democrazia con metodi non
violenti. In ciò l'Europa - ripeto, in gran parte suo malgrado - si
differenzia dagli Stati Uniti d'America. Certo, l'operazione è incerta
e come sempre succede, dai giochi d'azzardo ai giochi più seri
dell'economia, l'operazione di transizione dall'incertezza alla
certezza ha un prezzo. Siamo pronti a pagarlo? Questo è il problema. Se
non lo paghiamo, dobbiamo sapere che ci ritiriamo dalla lotta politica
e lasciamo il posto alle superpotenze vecchie (Usa) e nuove (Cina,
India). Se lo paghiamo, dobbiamo sapere che possiamo fallire.
L'importante, allora, è "fallire bene", cioè in modo da lasciare aperto
il discorso alle future generazioni.
Nel caso particolare dell'ingresso della Turchia in Europa c'è
l'aggravante di una forte differenza culturale che non promette di
riassorbirsi in breve tempo. Anche perché si tratta di una differenza
culturale di origine religiosa e sappiamo che le religioni, in
particolare le religioni monoteiste, sono contro l'uomo, soprattutto
contro le donne.
Più in breve non riesco a dire.
Antonello Sciacchitano

 

 

DA: Yassine
A: redazione@caffeeuropa.it
Data: domenica 26 settembre 2004 12.54
Oggetto: Un parere

Ho letto alcuni commenti riguardo il pluralismo. Si capisce che c'e un po' di confusione almeno concettuale riguardo la religione e la politica e la posizione dell'islam come religione.
La religione come concetto iniziale sia monoteista che idolatra o politeista parla e mira ad elevare la persona sia spiritualmente che fisicamente (socialmente ) e questo e' chiaro nella storia dell'uomo da piu' di quattro mila anni: basta vedere i concetti religiosi egizi o altri...
Questa confusione nel negare la validita' della religione nasce da due motivi:
1)Il fanatismo dei religiosi e di quelli che la rifiutano e 2)il laicismo che colora la cultura del mondo occidentale in questo momento che vuole affermare la sua vaidita' con lo stesso modo negato (fanatico). Cito la facenda del velo in Francia. Che trovata geniale! Sempre la "Suora" velata e' stata ed e' tuttora simbolo di fratellanza, aiuto e sacrificio, quando mai il suo velo era fanatismo e eparazione?! Simbolicamnte almeno non lo e'!
L'uomo ha bisogno della religione come qualsiasi altra necessita' e questo e' evidente, soltanto un occhio malato non lo vede.
Si, non tutti dobbiamo essere religiosi ma bisogna sapere che deve esistere e puo' dare risoluzioni a tanti problemi.
Anche il laico segue una sua religione, morale a modo suo, ma religione e'. Perche' lui puo' dire che e' civile ed il suo modo di vivere serve alla societa' ed il religiosi monoteista o altro no?
Comunque i prblemi in queste societa' laiche sono altrettanto grandi e pericolosi come sono state nelle societa' che vivevano il fanatismo religioso monoteista o pagano. Basta vedre l'immoralita' nelle strade e nei rapporti intersociali e nella vita politica nella classe dirigente o nei servizi che lavorano al buio...
Allora l'alternativa e quella di seguire concetti validi che ci incontriamo attorno tutti (al plurale ). Certo e da descrivere quali sono.
Possiamo farlo? Sì. Ci sono religiosi validi, politici validi, pensatori e uomini di cultura validi... Allora incontriamoci su una istituzione internazionale e cominciamo a descrivere.
Se possiamo seguire una globalizzazione economico-politico perche' non possiamo seguire uno civile?
L'Islam come il cristianesimo e l'ebraismo attualmente si mostrano colpevoli per tanti fatti gravi: Il primo ed il terzo per il fanatismo ed il secondo per l'assenza totale dai fatti e la mancanza di risposte concrete per affrontarle.
Ma la religione e' un modo di vivere non e' una imposizione, chi fa vedere la religione che e' incapace di dare risposte valide per i problemi quotidiani e' lui il responsabile, non e' il contrario. Basta vedere le sette religiose di una sola religione si capisce come la religione come credo e concetto non c'entra.
Yassine Maarouf

 

 

 

 

 

 

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