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325 - 20.07.07


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“Dateci il tempo di far
pace con la nostra storia”

Rafal Trzaskowski con
Daniele Castelli Perelli


Gli argomenti ipernazionalisti usati dai gemelli Lech e Jaroslav Kaczynski, presidente e premier della Polonia, sono condivisi solo da una minoranza dell’elettorato del loro partito, assicura Rafal Trzaskowski, che però aggiunge: “Dovete capire che nel periodo comunista noi abbiamo vissuto in una specie di limbo, tagliati fuori dall’Occidente e senza nessun contatto con i nostri vicini tedeschi. La nostra indipendenza dal regime sovietico è arrivata solo pochi anni fa, e non abbiamo avuto il tempo di metabolizzare questo passaggio, di fare i conti con noi stessi e con la nostra storia”. Per Rafal Trzaskowski, esperto d’Europa del Natolin European Center di Varsavia, recentemente citato anche dall’International Herald Tribune, tutti i paesi europei stanno facendo ancora i conti con la seconda guerra mondiale e col loro passato, come dimostrano i casi di Spagna e Germania: “Tanto più questo può valere per una giovane democrazia come la nostra. Per questo appoggio anche la lustracja, la legge che impone ai cittadini di autodenunciarsi in caso di passata collaborazione con il regime comunista”.

Come ha reagito l’opinione pubblica polacca quando il premier Jaroslav Kaczynski, all’ultimo vertice dell’Ue, ha sostenuto che la Polonia avrebbe dovuto essere trattata come un paese molto più popoloso perché, se non avesse subìto gli orrori della seconda guerra mondiale, conterebbe oggi 66 milioni di abitanti?

La maggior parte dei cittadini polacchi pensa che sia legittimo battersi per una distribuzione dei voti che sia favorevole ai nostri interessi, perché è quello che fanno tutti i paesi. Ma crede altresì che non fosse necessario usare quell’argomento in quel contesto. Magari qualcuno in Polonia crede che l’Europa abbia dimenticato la nostra storia, e che si debbano usare anche mezzi drastici per ricordarglielo, ma stiamo parlando comunque di una minoranza, io direi addirittura una minoranza all’interno della stessa destra polacca, e del partito dei fratelli Kaczynski, che rappresenta solo il 25% della popolazione di un paese in cui l’astensionismo ha raggiunto dei livelli impressionanti (solo il 40-50% va a votare). Perché un conto è essere duri e nazionalisti, e un conto è usare certi argomenti, soprattutto al livello dell’Unione Europea.

Come spiega però che un elettore su quattro abbia scelto questa destra così nazionalista?

Deve capire che nel periodo comunista noi abbiamo vissuto in una specie di limbo, tagliati fuori dall’Occidente e senza nessun contatto con i nostri vicini tedeschi. La nostra indipendenza dal regime sovietico è arrivata solo pochi anni fa, e non abbiamo avuto il tempo di metabolizzare questo passaggio, di fare i conti con noi stessi. Prendiamo la questione della seconda guerra mondiale. Noi non abbiamo mai avuto il tempo e il modo di riflettere seriamente su quel periodo, solo oggi ci è data questa possibilità. Sembrerà assurdo, ma non lo è se pensiamo come tutte le nazioni europee, che eppure hanno avuto 50 anni più di noi per farlo, ancora si dividano su quel passato. Pensiamo non solo alla Spagna, ma anche alla stessa Germania.

Come è cambiato il rapporto con la Germania negli ultimi anni?

La Germania ha cominciato a pensare alla propria politica estera in termini di interessi nazionali solo con il governo di Gerhard Schroeder, alla fine degli anni Novanta. La Polonia è entrata in Europa proprio in quegli anni, e non si attendeva questa Germania, pensava che Berlino l’avrebbe difesa di più e così non è stato.

Cosa pensa il cittadino polacco medio della Germania e della Russia?

Nonostante le schermaglie a livello politico, i cittadini polacchi hanno migliorato enormemente la propria opinione sia della Germania sia della Russia, anche se, se alla televisione c’è una partita di calcio tra Italia e Germania, i polacchi fanno il tifo per gli italiani. Anche in questo caso c’è una minoranza che non vuole scrollarsi di dosso il tempo della guerra, ma è solo una minoranza. Anche in questo caso bisogna ricordare che la Polonia è totalmente indipendente solo da 15 anni, e non da 60 come la Germania.
Per quanto riguarda i russi, anche verso di loro l’atteggiamento del polacco-medio è decisamente positivo. Il problema è rappresentato dalla politica del presidente Putin, che ha fatto crollare negli ultimi 5 anni le relazioni tra Varsavia e Mosca.

E’ vero che i fratelli Kaczynski vorrebbero ancora ridiscutere l’accordo dell’ultimo vertice dell’Ue?

Credo che ci sia stato un problema di interpretazione sul cosiddetto compromesso di Ioannina, che permette il prolungamento delle discussioni su cui non si riesce ad arrivare a un consenso sufficiente. I fratelli Kaczynski pensavano probabilmente che quel prolungamento potesse durare anche due anni, mentre in realtà l’accordo parla di un “tempo ragionevole” stimabile in 3 mesi.

Cosa pensa della lustracja voluta dai fratelli Kaczynski, della legge che impone ai cittadini di autodenunciarsi in caso di passata collaborazione con il regime comunista?

E’ una questione complicata. Credo che la Polonia ne avesse bisogno, ed è importante che non siano previste sanzioni: le sanzioni sono solo per chi mente. Il principio è giusto, ed è un peccato che non sia stata fatta 15 anni fa (quando venne bloccata da molti di quelli che oggi dicono che andava fatta proprio allora). Se non facciamo la lustracja adesso, non ce ne libereremo mai. Qualunque politico o giornalista potrà infangare o ricattare chiunque per il suo passato. E’ un capitolo che va chiuso presto. L’unico errore di questa legge, a mio parere, è che colpisce anche le figure secondarie. Si devono punire i politici, gli accademici, un rettore di Università, ma non si può punire un maestro delle elementari.

Dov’è la sinistra? Sta riguadagnando popolarità in questo momento?

Solo in parte, e molto lentamente, perché sta ancora cercando di riprendersi dagli scandali e dalla corruzione che hanno minato la sua immagine. Il vero partito di opposizione, in questo momento, è il partito liberale, che è un partito di centrodestra e fa parte del Partito popolare europeo.

 

 

 

 

 

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