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321 - 17.05.07


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“Se il Psf avesse
sostenuto Ségolène”

Dan Sperber con
Elisabetta Ambrosi


È stato tra i firmatari di un appello su Libération a favore della candidata socialista cui hanno preso parte studiosi, scrittori, psicoanalisti, attori e registi, tra cui Jeanne Balibar, Constantin Costa-Gavras, Julia Kristeva, François Ozon, Joël Roman, Patrick Weil. Appello che invitava il popolo francese a votare il simbolo di una “sinistra rinnovata, finalmente in movimento, in grado di rimettere al centro la questione sociale contro le oligarchie. Una Francia femminista ed ecologica, meticcia e insieme universalista, contro una destra indurita e portatrice di radicalismo, capace di mettere in campo solo virulenza e opportunismo”. È per questo che Dan Sperber, filosofo, direttore di ricerca al Cnrs di Parigi, studioso di scienze sociali e cognitive si definisce “tristissimo” per la vittoria di Sarkozy. “Intendiamoci”, aggiunge Sperber, “anche se non mi sento per niente in sintonia con Sarkozy, penso che sia intelligente e capace di un pensiero e una visione politica complessa. Su certe cose sarà certamente più modernista della destra classica e anche della stessa sinistra. Ma globalmente avrà una politica spostata a destra, su questo non c’è dubbio”.

Nonostante la mobilitazione di molti intellettuali, Sarkozy ha avuto la meglio. Questa vittoria, a suo parere, è nel segno della continuità o del cambiamento?

Sono vere entrambe le cose, nel senso che da un lato la destra rimane al potere per almeno altri cinque anni, un tratto di continuità. Dall’altro, tuttavia, Sarkozy farà una politica di destra diversa, più di destra, più nuova. Laddove Chirac è stato abile a prendere il potere ma non ha fatto granché una volta divenuto presidente, Sarkozy probabilmente sarà più efficace nello sviluppare il tipo di politica che difende.

Quanto hanno pesato, nella sconfitta della Royal, l’arretratezza del Partito socialista francese, criticata anche dallo stesso Strauss-Kahn?

Molti sono i fattori che hanno inciso. In generale, Ségolène non è stata sostenuta abbastanza dal partito socialista, incluso Strauss-Kahn, oltre che Fabius e altre persone importanti del partito, veri e propri “elefanti” che, delusi dal fatto che era stata scelta la Royal come candidata, non hanno fatto quasi nulla per aiutarla. Anche se è vero che anche la stessa Royal ha preso una posizione di indipendenza personale, senza chiedere al partito di far di più e questo è stato uno dei fattori della sconfitta.

Quindi si può dire che c’è una certa contrapposizione tra la modernità della Royal e l’arretratezza del Ps francese.

Certo. Il Ps da più di vent’anni sembra tragicamente incapace di rinnovare, in modo serio, la politica definita da Mitterand, una politica ipocrita, dove al discorso fatto per attrarre l’elettore più a sinistra seguono poi politiche di centro quando si arriva al potere, con poca corrispondenza tra il discorso e l’azione. E questo è una cosa che delude molto gli elettori. Il partito difende sempre una politica che non è in grado né ha la convinzione e il desiderio di attuare praticamente. Con la Royal c’era un discorso più sincero, più nuovo, anche se criticabile da certi punti di vista: almeno però si era usciti da questo scollamento tra il discorso e la pratica. Ma purtroppo, ripeto, il fatto che il Ps è rimasto sulle sue posizioni ha giocato molto contro la sua candidatura, rendendola meno credibile.

Lei si occupa molto di temi antropologici e di analisi dei simboli. Il filosofo Bernard-Henri Lévy sul Corriere della Sera ha parlato di una chiara vittoria della misoginia.

Non c’è dubbio. Ségolène e la sinistra in generale hanno pagato un certo prezzo difficile da valutare esattamente il fatto che fosse donna, e anzi una delle cose più preoccupanti è che le donne abbiano votato in maggioranza per Sarkozy. Altro fatto molto grave è che si è visto un certo grado di misoginia anche nel Partito socialista, ad esempio quando c’è stato l’elezione del candidato interno del partito si sono sentiti chiaramente circolare argomenti misogini. Tuttavia, si può sperare che al prossimo turno, dopo la candidatura e la performance di Segolène Royal, le persone saranno più preparate a questa possibilità.

Vede possibile (e positiva) un’alleanza tra il partito di Bayrou e quello socialista?

Non ci sono ancora i presupposti, bisogna vedere quali saranno le sue posizioni. Ha sempre fatto parte della destra, anche se il recente relativo spostamento a sinistra può essere chiaramente un fattore pertinente per il futuro della sinistra francese. Tuttavia, il problema elettorale dell’alleanza tra Bayrou e il Ps francese è un problema tecnico, riguarda le singole alleanze locali.

Quanto alla politica estera, le scelte del nuovo presidente sembrano andare in direzioni diverse. Da un lato, no alla Turchia, dall’altro sì all’idea di un Trattato costituzionale più snello da far approvare rapidamente.

Beh, era chiaro che bisognava andare avanti sull’Europa e Sarkozy ha una politica abbastanza realista in questo senso. Quanto alla Turchia, però, io trovo che sia davvero un peccato enorme contrastare la sua entrata, quando è già in atto un processo di negoziazione che ha giocato e gioca un ruolo importante nella modernizzazione democratica della Turchia, e quando un’integrazione della Turchia in Europa sarebbe un fattore di pace nel mondo. Sono realmente triste per questo. L’argomento geografico, secondo cui essa non farebbe parte dell’Europa, è stupido, Istanbul è assolutamente una città europea.

Veniamo a un altro tema, legato a quello della Turchia: le politiche dell’immigrazione. Cosa dovremo aspettarci?

Una Francia più nazionalista, anche se Sarkozy è figlio di immigrati (ma a maggior ragione deve dimostrare la sua “francesità”). Su questo aspetto si avvicina pericolosamente all’estrema destra di Le Pen: questa idea di proporre un Ministero “dell’immigrazione e dell’identità nazionale” è terribile. In breve, credo che il trattamento degli immigrati sarà pessimo.



 

 

 

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