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320 - 02.05.07


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Ségolène vs Sarkozy: si
apre la caccia al centro

Luca Sebastiani


Da terzo incomodo a convitato di pietra. Nonostante la sua strategia sia fallita, nonostante non sia riuscito ad accedere al ballottaggio che solo poteva realizzare il sogno della nascita di un polo centrale in grado di ricomporre il paesaggio politico francese e di farlo esistere, François Bayrou rimane l’uomo del giorno in queste ore che seguono il primo turno delle elezioni presidenziali. E lo rimane perché i settemilioni di voti che ha raccolto, oltre il 18 per cento, sono l’ago della bilancia che determinerà, il sei maggio, la vittoria di Ségolène Royal o di Nicolas Sarkozy al ballottaggio.

I due vincenti del primo turno non hanno perso tempo e sono già partiti a caccia dei voti centristi e hanno intrapreso un’opera di seduzione degli elettori bayrousti, Sarkò mettendo in soffitta gli accenti autoritari che gli hanno consentito di svuotare l’elettorato del Fronte Nazionale e Ségolène abbandonando il discorso gauchista per aprire sulla destra.

Immediatamente dopo la lettura dei dati del primo scrutinio Sarkozy è uscito in pubblico per leggere un discorso quantomeno dissonante con quelli a cui aveva avvezzo il pubblico del primo turno. Conciliante, umano, quasi martinluterkinghiano, il candidato che ha sottratto il voto a Le Pen ha parlato di un “sogno” di speranza per tutti i francesi che soffrono e promesso protezione, ha cioè mostrato quel volto umano la mancanza del quale gli era costata un bel po’ di voti al centro.

Più in linea col suo personaggio Ségolène, che però ha rivendicato la propria libertà di andarsi a cercare al centro i voti che le mancano.

Nonostante un sondaggio condotto subito dopo il primo turno riveli che l’elettorato del centro sceglierebbe al 45 per cento la candidata socialista contro il 39 per l’ex ministro dell’Interno, in realtà la partita è molto più complessa e sembrerebbe dare qualche chance a Sarkozy, visto che a Ségolène una tale percentuale non basterebbe comunque.

Innanzitutto a vantaggio del candidato dell’Ump gioca la storia. Durante la Quinta Repubblica il partito centrista francese, prima che Bayrou si avviasse sulla strada dell’autonomia, è sempre stato organico alla destra gollista. Nel 1974 fu addirittura il candidato del partito del Generale, Jacques Chaban Delmas, piazzatosi terzo alle elezioni, a dare indicazione di voto per Valéry Giscard d’Estaing, che venne eletto e governò con Jacques Chirac come primo ministro. Poi la sconfitta di Giscard contro di François Mitterrand nel 1981 e le manovre di Chirac svuotarono il partito centrista che rimase però fedele alla destra. Nel 1988 l’ex Primo ministro e candidato del centro Raymond Barre, arrivato terzo con uno score del 16,5, poco meno del suo erede di oggi, diede consegna di votare per Chirac. Fu il suggello di un’alleanza organica, mai messa in discussione fino a quando Bayrou ha voluto cambiare rotta per recuperare uno spazio di manovra.

Ciò non toglie che l’elettorato storico dell’Udf sia ben radicato a destra, nel campo conservatore, e che soprattutto lo siano i dirigenti del partito. E qui sta l’altro punto a vantaggio di Sarkozy che giocando al bastone e alla carota potrà riportare nel proprio campo l’apparato e recuperare l’elettorato in campagna. In fondo quello del partito è sempre stato il problema di Bayrou. Quando nel 2002 dopo la sua vittoria Chirac decise di fondare l’Ump, il nuovo partito che doveva raccogliere tutte le anime della destra, quella liberale, quella gollista e quella di centro, il presidente dell’Udf rispose picche e scelse di salvaguardare quel minimo di autonomia che il sistema maggioritario gli permetteva. In quell’occasione molti baroni del partito lo abbandonarono per raggiungere le sponte più sicure, in termini elettorali, dell’Ump. Insieme ai fedelissimi rimasti Bayrou dovette fare un accordo alle legislative con la destra per farsi lasciare qualche collegio e insediare un gruppo parlamentare all’Assemblea.

Dei 29 deputati attuali più della metà deve la propria elezione al partito di Sarkozy. Già durante la campagna oltre alle personalità storiche del centrismo, Simone Veil e Giscard, sono molti quelli che sono passati con l’ex ministro dell’Interno, come ad esempio Gilles de Robien, l’unico ministro Udf rimasto al governo fino alla fine. È proprio quest’ultimo che in questi giorni sta contattando uno a uno i 29 deputati bayrouisti per proporgli un patto: sostenere Sarkozy in cambio di una non concorrenza dell’Ump nei loro collegi. Finora sono sette quelli che hanno già dato indicazione di voto per il candidato di destra.

Certo appropriarsi del partito centrista non darà la vittoria a Sarkozy, dato che l’esplosione di Bayrou non si spiega solo con un’adesione all’Udf. Certo è che Sarkò si impossesserà di un mezzo per far leva sull’elettorato storico del partito di Bayrou mentre gli altri, i nuovi centristi, se li contenderanno in due.

E Bayrou? Molto probabilmente non darà consegne di voto per non sconfessare se stesso, ma tra una trattativa e l’altra dovrà cercare una via d’uscita per conservare qualcosa di questo consenso inatteso che gli possa permettere di preparare, tra cinque anni, la prossima chance presidenziale. Se non le troverà, allora gli elettori torneranno da dove sono venuti, da destra, da sinistra e da un piccolo partito del centro che farà a meno di lui e tornerà al fianco dei gollisti di Sarkozy.


 

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