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318 - 30.03.07


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Effetto Bayrou, l’eroe
del “centrismo estremo”

Luca Sebastiani


A poco più di un mese dalle elezioni presidenziali il Centro si è installato al mezzo del sistema politico francese sconvolgendone, per ora, la tradizionale dialettica. E tutto a causa del fatto nuovo, dell’emersione del terzo incomodo, di François Bayrou, l’uomo del “centrismo estremo”, l’incarnazione singolare di una strana rivoluzione dal centro che, a quest’altezza, sembra avere come unico obiettivo quello di ribaltare le regole di funzionamento e lo schema della vita politica per trarne un profitto non si capisce ancora bene destinato a cosa.

I sondaggi accreditano gli ormai tre sfidanti per l’Eliseo entro uno scarto minimo, con Nicolas Sarkozy in testa con uno score che si aggira intorno al 28 per cento, seguito da Ségolène Royal, 25, tallonata a sua volta dal fenomeno Bayrou che la minaccia dall’alto del suo inatteso 23. Le cifre, che cambiano a seconda del giorno, sono molto approssimative e il fatto che un francese su due non abbia ancora deciso per chi votare lascia aperto qualsiasi esito e ogni scenario. Una cosa è certa però: con la sua contestazione demagogica della classe politica e la sua carica antisistema, il candidato dell’Udf è riuscito nel suo intentato e ora Sarkò e Ségò sono costretti a rivedere le rispettive strategie per piegarle alle nuove esigenze imposte da centro.

Per capire l’inopinato successo di Bayrou in un paese come la Francia in cui l’elezione presidenziale a suffragio universale e il maggioritario avevano creato un solido quadro bipolare, bisogna comprendere il contesto. Sono almeno dieci anni, infatti, che i francesi non fanno altro che usare le urne come mezzo di protesta e di contestazione della classe politica tutta intera. Alle elezioni politiche del 2002 avevano regalato il secondo turno a Jean Marie Le Pen e in generale un grande score ai partiti che si collocano all’estremità del tradizionale asse gollisto-socialista. Tre anni dopo, al referendum europeo sul Trattato costituzionale del 2005, avevano usato il no per contestare un arco parlamentare che per l’ottanta per cento si era espresso per il sì. Chirac in testa.

Grazie al malcontento generalizzato sono potute emergere figure del rinnovamento come Sarkozy e Ségolène, entrambe atipici rispetto alle proprie famiglie politiche d’appartenenza, entrambe incarnazione di un nuovo modo di fare politica. In questa fase della campagna però, la loro immagine comincia ad appannarsi e circondati da “elefanti” e pezzi da novanta della storia recente, cominciano a perdere lo smalto della novità.

Un recente studio del Centro di ricerche politiche di Scienze politiche (Cevipof) di Parigi ha rivelato che il 61% dei francesi non ha alcuna fiducia né nella destra né nella sinistra. Uomo del né-né, per Bayrou non poteva esserci niente di più facile che presentare agli elettori l’alternativa al centro, allo stesso tempo opzione antisistema perché rompe il monopolio bipolare, e scelta rassicurante con la sventolata prospettiva di un “governo d’unione” in cui lavoreranno fianco a fianco tutte le migliori teste di destra e di sinistra. Da trent’anni nella vita politica e da sempre organico alla destra, Bayrou, con un lifting sorprendentemente riuscito, rappresenta oggi per tanti francesi il Nuovo.

In realtà che cosa sia questo centro nessuno l’ha ben compreso, forse neanche lo stesso Bayrou a cui, per ora, basta rimanere sul vago per cercare di superare il primo turno. Poi al secondo si vedrà: se dovrà affrontare Sarkozy chiederà l’aiuto di Ségolène e al centro con un trattino verrà aggiunta la sinistra, in caso contrario, si rivolgerà dall’altra parte e dopo il trattino figurerà la destra. Una scelta d’opportunismo che rivela come il centro in Francia non sia nient’altro che un non luogo, uno spazio immaginario che Bayrou vuole far esistere a tutti i costi. Infatti, qualora veramente il candidato dell’Udf riesca ad entrare all’Eliseo, invece che ad una rivoluzione, i francesi assisteranno all’immobilismo, giacché il presidente centrista non avrà i mezzi politici con cui governare e cambiare il paese.

Un mese dopo l’elezione del Presidente, in giugno, si eleggeranno infatti i deputati che andranno a sedere all’Assemblea nazionale e che per cinque anni voteranno, o meno, la politica proposta dal governo formato dal presidente Bayrou. Da chi farsi sostenere? Di fronte a questo problema il centrista ha inventato un’altra ipotesi immaginaria, quella di costituire, nel mese che separa la sua dall’elezione dell’Assemblea, un nuovo partito che garantirà la maggioranza presidenziale. Molto verosimilmente, visto che la storia di due partiti come quello socialista e quello gollista non si dissolve per incantamento nel giro di un mese, accadrà invece che il presidente centrista sia costretto a coabitare con un governo di destra o di sinistra.

E pensare che la riforma costituzionale del 2001, che riduceva da sette a cinque anni il mandato presidenziale in modo da eleggere la massima carica in concomitanza del parlamento era stata approvata proprio per rendere più efficiente il potere esecutivo di un eventuale Bayrou presidente.

 

 

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