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316 - 02.03.07


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I turchi con la
Germania nei sogni

Daniele Castellani Perelli


Ma quanto sono tedeschi, i turchi di Germania? Nella terra di Goethe se lo chiedono da anni, sempre più insistentemente, e ogni programma televisivo, ogni partita di calcio, ogni libro che tocchi il tema viene sistematicamente scandagliato in cerca di una risposta. Fatto sta, però, che dal 2000 le richieste di cittadinanza tedesca avanzate dai turchi sono diminuite addirittura di un terzo. Secondo l’etnologo di Francoforte Werner Schiffauer, considerato uno dei maggiori esperti di Islam nel paese, la colpa sarebbe dei tedeschi, la cui attitudine negativa impedirebbe l’integrazione degli immigrati di seconda generazione. “Questa seconda generazione ha oggi tra i 30 e i 35 anni, ed è composta da cittadini istruiti che hanno frequentato scuole e università tedesche”, ha dichiarato in un’intervista alla Berliner Zeitung, dal titolo “I musulmani hanno paura dei tedeschi”.

Per lo studioso questi giovani, che ricoprono ruoli di leadership all’interno della comunità, rappresentano un’opportunità unica per la Germania: sono moderni, aperti, europei, e si battono per la riforma delle proprie comunità. Il problema è che lo scetticismo e la chiusura dei tedeschi non permette loro di emergere completamente: “Le posizioni riformiste sono viste dalla maggioranza della popolazione come delle operazioni di facciata, costruite sulla doppiezza e sulla manipolazione. Tutto ciò conferma la posizione di quanti credono che la società tedesca non accetterà mai in alcun modo l’Islam, e che un musulmano può vivere solo in una società islamica”.

Sarà anche così, ma intanto i media tedeschi sembrano studiarle tutte per far sentire i turchi a casa propria. Era già successo, per esempio, che delle fiction o dei telefilm includessero personaggi turchi in contesti tedeschi, anche in ruoli di primo piano. Ma stavolta gli “Özdags” sono un’altra cosa. A questa simpatica e caciarona famiglia di immigrati di prima, seconda e terza generazione è dedicata un’intera docu-fiction (una specie di reality, una puntata alla settimana). Gli Özdags gestiscono un forno nella città multiculturale di Colonia. Padre e madre sono immigrati turchi, e i loro figli (4 maschi e 3 femmine) si confrontano ogni giorno con la sfida dell’integrazione senza rinnegare i valori tradizionali dei genitori. “Lo abbiamo fatto per i tedeschi – ha spiegato il regista Ute Diehl – perché volevamo che dessero un’occhiata a come vivono i loro vicini turchi”.

A testimonianza del fatto che la tv tedesca si è fatta nel tempo sempre più sensibile al tema, in questi ultimi due anni sono state ben tre le serie dedicate ai turchi di Germania. Ha cominciato Ard, il principale canale pubblico, con “Turco per principianti”, una fiction che mostrava la convivenza tra un uomo turco e una donna tedesca. “Gli Özdags possono fornire nuovo materiale al dibattito - ha dichiarato all’International Herald Tribune Michael Mangold, esperto di media e integrazione al Centro Arte e Media di Karlsruhe – Dimostreranno anche che si devono prendere sul serio gli immigrati, perché da loro dipenderà l’economia tedesca nei prossimi anni”.

Ma il lato tedesco-tedesco non è l’unico ad avere l’esclusiva dell’apertura culturale. A fine gennaio il settimanale Die Zeit ha pubblicato una lettera dei uno dei più noti turchi-tedeschi, il giornalista televisivo Birand Bingül. Trentadue anni, Bingül conduce sul canale Wdr l’unico programma della tv tedesca dedicato alle politiche dell’integrazione, “Cosmo TV”. “Turchi-tedeschi, lottate per la vostra integrazione! – si appella Bingül – Il sogno di mio padre (e della sua generazione, che fossero medici o operai, che venissero da Istanbul o dall’Anatolia, che fossero istruiti o no) era rappresentato da un unico desiderio: voleva una vita migliore, in Germania, grazie alla Germania”.
“Non è una questione d’onore – conclude Bingül, il cui testo è stato pubblicato anche in turco – per la seconda e la terza generazione, portare il più avanti possibile il proprio sogno tedesco di una vita migliore in libertà, benessere e felicità? C’è bisogno di un po’ di coraggio per cambiare. Ma sarà un vantaggio per tutti”.

 


 



 

 

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